Mps, Deutsche Bank si accorda con l’ex banker Schiraldi e chiude il contenzioso da 152 milioni sul caso Santorini
Mps, Deutsche Bank si accorda con l’ex banker Schiraldi e chiude il contenzioso da 152 milioni sul caso Santorini

di Luca Gualtieri 07/09/2026 14:19

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Deutsche Bank chiude un altro capitolo giudiziario legato al caso Montepaschi-Santorini. Lunedì 7 settembre l’istituto tedesco ha annunciato un accordo transattivo con Dario Schiraldi, ex top manager della banca, mettendo fine alla causa da 152 milioni di euro che avrebbe dovuto essere esaminata nei prossimi giorni dal tribunale di Francoforte. La corte ha confermato il ritiro dell’azione. I termini economici dell’intesa restano riservati, mentre Deutsche Bank ha precisato che l’accordo avrà «solo un impatto finanziario limitato» sui risultati del terzo trimestre.

L'origine della vicenda e le assoluzioni in Italia

«Le parti hanno ora risolto in via riservata tutte le rivendicazioni e le accuse che il signor Schiraldi aveva precedentemente mosso contro Deutsche Bank e il suo personale», ha fatto sapere  l’istituto. La transazione chiude così una delle cause promosse dagli ex banker coinvolti nella lunga vicenda giudiziaria di Santorini, l’operazione strutturata da Deutsche Bank e Mps nel 2008 e successivamente finita al centro dei procedimenti italiani sull’istituto senese.

Schiraldi era stato imputato a Milano insieme ad altri manager di Deutsche Bank, tra cui Michele Faissola, Ivor Scott Dunbar, Matteo Vaghi e Marco Veroni. Il procedimento riguardava anche la contabilizzazione dell’operazione Santorini. Dopo le condanne in primo grado, nel 2022 la Corte d’appello di Milano aveva assolto gli imputati perché «il fatto non sussiste»; le assoluzioni sono poi diventate definitive nel 2023. Una parte degli ex manager ha successivamente aperto un nuovo fronte civile contro Deutsche Bank, sostenendo di aver subito danni economici, professionali e reputazionali per il comportamento tenuto dall’istituto durante e dopo le indagini.

La causa a Francoforte e i contenziosi a Londra

Schiraldi aveva scelto la giustizia tedesca, chiedendo alla banca 152 milioni di euro. La sua posizione era inoltre diversa da quella di alcuni degli altri ex dipendenti coinvolti nelle cause: non era stato licenziato da Deutsche Bank e non era stato destinatario di provvedimenti disciplinari al momento della sua uscita dall’istituto.

Il suo procedimento rappresentava però soltanto una parte di un contenzioso molto più ampio. Michele Faissola, Ivor Scott Dunbar, Matteo Vaghi e Marco Veroni hanno promosso azioni davanti alla High Court di Londra chiedendo risarcimenti per diverse centinaia di milioni di sterline. Considerando anche la richiesta avanzata da Schiraldi, le pretese complessivamente avanzate dagli ex banker nei confronti di Deutsche Bank hanno superato i 900 milioni di euro. Nel bilancio 2025 la banca aveva indicato espressamente la richiesta da 152 milioni presentata dall’ex manager. Nello stesso documento Deutsche Bank aveva definito «without merit», cioè prive di fondamento, le azioni promosse dagli ex banker.

Le accuse degli ex manager e la posizione della banca

Il punto centrale delle cause civili riguarda il comportamento di Deutsche Bank dopo l’emersione del caso Santorini. Gli ex manager sostengono, in sintesi, che l’istituto avrebbe inizialmente difeso la correttezza delle operazioni per poi modificare la propria posizione, facendo ricadere sui singoli banker responsabilità che essi contestano. Nelle loro accuse assume un ruolo importante anche l’audit interno avviato nel 2013, quando Christian Sewing, oggi amministratore delegato della banca, era responsabile delle attività di revisione interna.

La documentazione emersa nel contenzioso ha alimentato ulteriori contestazioni. Secondo gli ex manager, alcuni documenti e informazioni rilevanti sull’operazione Santorini non sarebbero stati trasmessi alle autorità oppure sarebbero stati rappresentati in maniera incompleta. Deutsche Bank respinge queste accuse e sostiene di aver agito correttamente nei rapporti con magistratura e autorità di vigilanza, contestando anche il collegamento tra il proprio comportamento e i danni economici e reputazionali rivendicati dagli ex dipendenti. Il confronto fra le due ricostruzioni è uno dei punti centrali delle cause ancora aperte.

Gli altri accordi e i fronti legali ancora aperti

Quello con Schiraldi non è peraltro il primo accordo raggiunto da Deutsche Bank sul fronte Santorini. A febbraio l’istituto aveva già definito in via transattiva la controversia con Michele Foresti, un altro ex banker coinvolto nel procedimento italiano e successivamente assolto. Anche in quel caso la banca non aveva comunicato né l’importo versato né le altre condizioni dell’intesa.

Con la transazione annunciata lunedì 7 Deutsche Bank evita ora l’apertura del processo a Francoforte e riduce ulteriormente il perimetro del rischio legale legato alla vicenda. L’impatto economico immediato, secondo la banca, resterà contenuto. Il dossier Santorini è tuttavia lontano dall’essere completamente archiviato: dopo gli accordi con Foresti e Schiraldi rimangono infatti aperte le cause londinesi degli altri ex manager, sulle quali si concentra ormai la parte più consistente delle richieste di risarcimento contro il gruppo tedesco. (riproduzione riservata)