l vertice di Mps avrà due settimane per la prima selezione dei candidati che potrebbero entrare nella lista del cda in vista del rinnovo programmato per il prossimo 15 aprile. La long list – una scrematura da 20-25 nominativi – sarà portata in cda attorno al 15 febbraio, mentre la short list – cioè la rosa quasi ufficiale – è attesa per fine mese.
Questa è la tabella di marcia definita giovedì 29 dal comitato nomine dell’istituto senese sotto la presidenza di Domenico Lombardi in un meeting che ha dato il calcio d’inizio alla procedura. L’organo endoconsiliare è tornato a riunirsi all’indomani del cda che mercoledì 28 ha fissato le regole per la stesura della lista, a partire dal ruolo che sarà giocato dal ceo Luigi Lovaglio.
Il banchiere, stabilisce il regolamento votato all’unanimità dagli amministratori anche grazie all’opera di mediazione del presidente Nicola Maione e dello stesso Lombardi, potrà partecipare alle votazioni ma non al dialogo con gli azionisti che nelle prossime settimane determinerà la stesura concreta della lista. Una scelta giustificata con la volontà di preservare il Montepaschi dai rischi connessi all’inchiesta della Procura di Milano per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.
Ai lavori del comitato nomine parteciperà l’head hunter appena nominato, Korn Ferry, mentre non è ancora stato deciso se coinvolgere un advisor di solicitation services. L’obiettivo è ultimare la lista all’inizio di marzo quando dovrebbe avvenire la condivisione finale con la Vigilanza Bce per le verifiche relative ai parametri fit & proper. La rosa dovrà essere pubblicata 40 giorni prima dell’assemblea, cioè entro il 5 marzo, mentre per le altre liste (quasi certamente ci sarà quella di Assogestioni) ci saranno dieci giorni in più di tempo.
Anche se il processo potrebbe non essere esente da tensioni, soprattutto nei rapporti tra il ceo e il board, il presidente Maione punta a coagulare un’ampia maggioranza attorno alle candidature, superiore ai 10 voti richiesti dal nuovo Tuf per la delibera. La scelta più delicata sarà quella sul ceo. Una parte del consiglio vedrebbe con favore una scelta di discontinuità alla luce delle frizioni registrate negli ultimi mesi. Ma Lovaglio ha già incassato gli endorsement del Mef (che esprime 7 amministratori nel board uscente) e di Delfin (che esprime Barbara Tadolini) e soprattutto individuare un candidato alternativo in poche settimane non sarà semplice. Anche perché la Bce insiste sulla presentazione del nuovo piano industriale entro la fine di marzo.
Proprio la stesura del documento dovrebbe essere al centro dell’incontro off site (informale) del cda previsto per oggi. Il lavoro sul piano è ancora alle battute iniziali anche perché sul tema si confrontano posizioni diverse all’interno del board. Lovaglio spinge per il rispetto degli impegni presi con il mercato e con la vigilanza in occasione dell’opas su Mediobanca. Il prospetto prevedeva il delisting della merchant milanese e l’eventuale fusione in Mps con il successivo scorporo delle attività a maggiore valore aggiunto sotto il marchio di Piazzetta Cuccia. Il progetto però solleva perplessità sia per l’imminente scadenza del consiglio che per l’onerosità di un’opa volontaria finalizzata al delisting con il titolo ai massimi storici (ieri ha chiuso a 8,7 euro).
Nella riunione di oggi potrebbe emergere un orientamento più chiaro su tutti questi temi, così come è prevista una decisione sul compenso del presidente di Mediobanca Vittorio Grilli. Dopo un’istruttoria condotta dal comitato remunerazione, l’intenzione sarebbe abbassare il range inizialmente fissato fino a due milioni portandolo lo stipendio verso il milione. (riproduzione riservata)