Il cda di Montepaschi accelera nella scelta dei candidati della sua lista per il nuovo board da eleggere il prossimo 15 aprile. Alla fine di una seduta del consiglio mercoledì 28 è arrivata una soluzione di compromesso sul processo di selezione: il ceo uscente, Luigi Lovaglio, potrà votare la lista elaborata dal comitato nomine ma il dialogo con i soci sulle candidature sarà affidato esclusivamente al presidente Nicola Maione. Una soluzione, questa, proposta dall’organo endoconsiliare per tutelare la banca nell’ambito dell’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza condotta dalla Procura di Milano.
La scelta è stata presa all’unanimità, anche per evitare spaccature in un momento delicato per la banca. Da Siena si sottolinea che la decisione ha una natura puramente prudenziale e non pregiudica la possibilità di ricandidare Lovaglio. La sua riconferma non è ancora data per scontata: diverse fonti segnalano presunte tensioni tra il board e il ceo anche a seguito di decisioni che sarebbero state assunte senza una completa condivisione con gli altri consiglieri.
Il nodo da sciogliere ora è se superare queste divergenze e confermare Lovaglio per un altro triennio oppure individuare un candidato alternativo in grado di soddisfare mercato e regolatori. Ma a complicare il processo c’è un calendario molto stretto. La lista del cda andrà depositata 40 giorni prima dell’assemblea di aprile, quindi entro il 5 marzo, e i nomi – in particolare quello di un eventuale nuovo amministratore delegato – andranno preventivamente condivisi con la Vigilanza Bce per le verifiche dei requisiti di «fit & proper».
Con tempi così stretti individuare un candidato alternativo sarà complesso. Anche perché, come riportato ieri da MF-Milano Finanza, nel frattempo la Vigilanza preme per il rispetto dei tempi per la presentazione del piano industriale che definisca il processo di integrazione di Mediobanca. La Bce si aspetta un documento definitivo entro sei mesi dalla fine dell’opas da 14 miliardi, terminata a fine settembre. Parte del board preme per un rinvio che tenga conto sia del rinnovo degli organi in corso che delle diverse visioni in campo sul futuro del nuovo gruppo.
Lovaglio intende proseguire lungo la linea tracciata nel prospetto e condivisa con Francoforte e il mercato: delistare Mediobanca ed eventualmente fonderla in Montepaschi, con le attività di private e investment banking che resterebbero sotto il marchio storico della merchant. Sotto Mps verrebbero concentrate Compass e la rete di consulenti Premier da unire a quelli di Widiba, con un'operazione che complessivamente permetterebbe di raggiungere sinergie per 700 milioni e di portare sotto il controllo diretto di Siena il 13,1% di Generali.
Ma una componente significativa del cda solleva dubbi su questo iter. A non convincere è soprattutto la prospettiva di lanciare un’offerta volontaria finalizzata al delisting che, agli attuali valori di borsa, costerebbe al Monte almeno 3,6 miliardi di euro rispetto a un eccesso di capitale che oggi arriva solo a 3,3 miliardi.
Perché insomma non risparmiare quella somma e perfino incrementarla vendendo azioni Mediobanca per portare il flottante al 20 o al 30% dall’attuale 14? Le nuove risorse così incamerate - anche se attualmente vendere azioni di Piazzetta Cuccia comporterebbe una perdita rispetto al prezzo di acquisto in opa, ed è per questo che Lovaglio non la contemplerebbe come ipotesi – potrebbero servire anche per operazioni di m&a che consoliderebbero il terzo polo del credito nato nell’ultimo anno intorno a Rocca Salimbeni.
La Bce però rimane contraria e in recenti confronti con il vertice di Siena avrebbe chiarito che gli impegni presi nella lettera di autorizzazione all’opas devono essere rispettati, a partire proprio dal delisting. Per tutte queste ragioni la conferma di Lovaglio e di buona parte dell’attuale cda (a parte forse i tre rappresentanti di Assogestioni) potrebbe rivelarsi la soluzione meno impegnativa, specie dopo i recenti endorsement per il ceo arrivati dal Tesoro e da Delfin, primo socio di Mps con una quota del 17,5%. Si vedrà se questo sarà l’orientamento finale del board. Intanto i grandi soci restano alla finestra a cominciare dal secondo socio, Francesco Gaetano Caltagirone. Che aspetta le conclusioni dei lavori per decidere. (riproduzione riservata)