Unicredit-Mps, tornano gli scenari di fusione. Per Deutsche Bank avrebbe senso. Ma uno dei nodi è chi comanda nell’azionariato
Unicredit-Mps, tornano gli scenari di fusione. Per Deutsche Bank avrebbe senso. Ma uno dei nodi è chi comanda nell’azionariato
Il rendimento totale di Mps oggi è all’11% e può salire ancora. L’analisi di Giovanni Razzoli, analista di Deutsche Bank, che conferma il Buy sul titolo. Ecco a quanto può arrivare

di Francesca Gerosa e Luca Gualtieri 12/01/2026 13:15

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Per il momento rimane una suggestione su cui il mercato ha iniziato a speculare, ma che nessuno ha formalmente confermato o smentito. In ogni caso un ritorno di Unicredit sul dossier Montepaschi non dispiace agli investitori e ieri l’analista di Deutsche Bank Giovanni Razzoli ha riservato giudizi positivi all'ipotesi. In base alle indiscrezioni circolate sinora, la banca guidata da Andrea Orcel avrebbe messo nel mirino la quota del 17,5% detenuto a Siena da Delfin, la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio.

La mossa potrebbe essere coerente con la volontà di alcuni eredi del fondatore di Luxottica di passare all’incasso sul fronte delle partecipazioni finanziarie. Senza contare la storica vicinanza che c’era sempre stata tra la famiglia e lo stesso Orcel. Ma soprattutto, secondo Deutsche Bank, l’ingresso in Mps «potrebbe rappresentare un’opzione valida per Unicredit per raggiungere i propri obiettivi di crescita in Italia». L’operazione avrebbe senso anche per Siena, con benefici come la «valorizzazione delle fabbriche prodotto nel wealth management e il rafforzamento della distribuzione nel segmento affluent, attraverso una rete relativamente ampia di oltre 1.000 consulenti finanziari, e potrebbe risultare accrescitiva in termini di Cet1 per Unicredit».

Poche alternative in Italia per Orcel

D’altra parte, dopo il ritiro dell’ops su Banco Bpm, per Piazza Gae Aulenti le operazioni di m&a di grandi dimensioni in Italia sono diventate più difficili da realizzare. Da un lato il capitale di Piazza Meda è blindato dal Crédit Agricole che, dall’attuale 20%, è pronto a proiettarsi verso il 29,9% mentre i solidi legami industriali tra Bper e Unipol - che detiene il 19,9% della banca emiliana - allontanano qualsiasi rischio di takeover ostile.

Al contrario la struttura azionaria più frammentata di Mps - dove pure il gruppo Caltagirone detiene oltre il 10%, il Banco il 3,71% e il Tesoro il 4,8% - potrebbero rendere più agevole per Unicredit valutare un’acquisizione, qualora decidesse di percorrere questa strada, rispetto alle alternative rappresentate da Bper e Banco Bpm, «soprattutto perché non possiamo escludere che alcuni azionisti di Rocca Salimbeni, inclusi Delfin e Banco, possano essere venditori delle loro quote, qualora fosse presentata un’offerta interessante», chiarisce l’analista.

Inoltre, con un coefficiente Cet1 superiore al 16% - a fronte di circa il 14% di Unicredit - un’eventuale operazione con Rocca Salimbeni potrebbe risultare accrescitiva per il capitale per Piazza Gae Aulenti (Cet1 al 16% nel 2028) già prima dell’applicazione del Danish Compromise sul 13% in Generali, e potrebbe incrementare del 4% l’utile per azione di Unicredit nel 2028 anche pagando un premio a doppia cifra. Oltre al m&a il report di Deutsche (che conferma la raccomandazione d’acquisto sul titolo Mps, ma rivede al ribasso le stime di utile per azione) prende in esame anche le strategie di remunerazione di Siena.

Il buyback un catalizzatore per Mps

Un riacquisto di azioni potrebbe rappresentare un ulteriore catalizzatore per il Monte, rafforzando il già interessante rendimento del 10% circa e, più in generale, quella che Razzoli ritiene un’equity story interessante.

Due scenari, uno ordinario (1,4 miliardi di euro) e uno straordinario (2,4 miliardi di euro), potrebbero portare il ritorno del capitale al 15%, distribuendo oltre il 50% della capitalizzazione di mercato (27,3 miliardi di euro) nell’arco di quattro anni.

Politica di remunerazione

In termini di politica di remunerazione, sebbene esistano altri strumenti per aumentare i ritorni di capitale, inclusa l’introduzione di un dividendo interim, un acquisto di azioni proprie migliorerebbe ulteriormente una già generosa politica di remunerazione degli azionisti, accelererebbe la crescita dell’eps e potrebbe contribuire a rimodellare favorevolmente la struttura di governance della banca senese, un chiaro «win-win» per tutti gli azionisti, secondo l’esperto.

In effetti sia Azimut (500 milioni di euro, l’11% della capitalizzazione di mercato) sia Bper (1,84 miliardi di euro, il 9% della capitalizzazione di mercato) hanno recentemente annunciato programmi di buyback, seguendo un percorso già intrapreso da altri. «Prevediamo che anche Banco Bpm possa riprendere il proprio piano di buyback (1 miliardo di euro), interrotto poiché non ha ancora ricevuto il via libera all’adozione del Danish Compromise sull’acquisizione di Anima», indica Razzoli.

Insieme a Credem, Mps è attualmente l’unica banca italiana coperta da Deutsche Bank che non ha ancora integrato un buyback nel proprio framework di distribuzione del capitale. «Considerando il turnaround di successo della banca e la robusta generazione di capitale, riteniamo che l’introduzione di un programma di riacquisto di azioni proprie non sia una questione di se ma di quando», continua l’analista. «Oltre a colmare un gap rispetto ai principali competitor domestici in termini di strategia di ritorno del capitale – che, nel caso di Rocca Salimbeni, risulta già molto interessante con un dividendo cash del 9% previsto per il 2025 – l’introduzione di un buyback può rappresentare anche un risultato «win-win» per gli azionisti».

I benefici strategici

Due i benefici strategici di un buyback. In primo luogo servirebbe come strumento per controbilanciare la diluizione delle partecipazioni dei principali azionisti, come Delfin e Caltagirone, soprattutto in caso di fusione per incorporazione finalizzata all’acquisto delle quote di minoranza di Mediobanca (oggi detenuta all’86%). Questo permetterebbe agli azionisti di riferimento di mantenere il controllo sulla banca, assicurando un maggior allineamento tra management e investitori.

Il delisting di Mediobanca non è un’opzione al momento. Il management ha chiarito che, qualunque sia il collocamento di Piazzetta Cuccia nel nuovo gruppo, resterà un’entità legale separata con il proprio brand, preservando le caratteristiche distintive del business di banca commerciale. «A nostro avviso, questo scenario sarebbe coerente con un modello in cui Mediobanca rimane focalizzata su Cib/Private banking, mentre le altre attività, cioè retail, affluent banking, credito al consumo, wealth management e assicurazioni restano all’interno del perimetro di Rocca Salimbeni», stima Razzoli.

Semplificazione organizzativa 

In secondo luogo un buyback può favorire una semplificazione organizzativa. Facilitare l’acquisto delle quote di minoranza di Mediobanca tramite una fusione con Rocca Salimbeni rappresenterebbe probabilmente un passo significativo verso la semplificazione organizzativa. Una struttura aziendale più snella dovrebbe migliorare l’efficienza, l’agilità strategica e i tempi di commercializzazione delle varie iniziative.

Per preservare il valore del marchio Mediobanca, si potrebbe ipotizzare che, una volta acquisite le quote di minoranza tramite una fusione, Rocca Salimbeni possa riorganizzare le unità di business, unificando sotto un’entità legale separata e interamente controllata, Mediobanca, il private e il corporate banking, mentre il credito al consumo, il retail/affluent banking e la partecipazione del 13% in Generali resterebbero sotto il controllo diretto di Rocca Salimbeni.

Due scenari di buyback: ordinario e straordinario. L’impatto

In quest’ottica Razzoli ha simulato due scenari, entrambi migliorativi rispetto alla politica annunciata di payout del 100%. Il primo ipotizza che Rocca Salimbeni avvii un buyback ordinario da 1,4 miliardi di euro che potrebbe partire nella seconda metà del 2026 o nella prima metà del 2027. Si assume che questo buyback venga finanziato aumentando il payout sugli utili rettificati dall’80% al 100%. Questo incremento sarebbe reso possibile dalla capacità di distribuire il capitale generato dal rilascio annuale delle Dta, stimato in 500 milioni di euro all’anno.

Il secondo scenario, più impattante, ipotizza che la banca avvii un buyback straordinario da 2,4 miliardi di euro e si basa sull’ipotesi che ottenga l’autorizzazione ad applicare il Danish Compromise sulla sua partecipazione del 13% in Generali entro la fine del 2026. Questo sbloccherebbe un ammontare di capitale in eccesso significativo, stimato, appunto, in 2,4 miliardi, che verrebbe distribuito agli azionisti tramite un programma straordinario di riacquisto di azioni proprie da eseguire nell’arco di tre anni.

«Una combinazione di questi due scenari sarebbe trasformativa per i rendimenti degli azionisti. Il rendimento totale potrebbe salire dall’11% a un impressionante 15%, con una distribuzione cumulativa di capitale nei prossimi quattro anni equivalente a oltre il 50% della capitalizzazione di mercato di Rocca Salimbeni, rispetto al nostro scenario base attuale del 40% che assume nessun buyback», osserva l’esperto, calcolando che un buyback straordinario aumenterebbe la crescita dell’eps di circa 5 punti percentuali all’anno rispetto allo scenario senza buyback, con un cagr del 25,9% contro il 20,2%. Inoltre, un buyback straordinario genererebbe un incremento dell’eps del 15% nel 2028 e del 9% del capitale tangibile.

Meno preoccupazioni legate all’indagine della Procura di Milano

Inoltre, gli sviluppi recenti suggeriscono un allentamento delle preoccupazioni relative all’indagine della Procura di Milano sulla presunta manipolazione di mercato in merito all’offerta pubblica di acquisto su Mediobanca. La Consob non ha riscontrato evidenze di un’azione di concerto, il consiglio di amministrazione di Mps sostiene all’unanimità che l’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, e Caltagirone hanno fornito una smentita convincente delle accuse. La banca stessa non è oggetto di indagine e il prezzo del titolo è tornato sopra i livelli precedenti all’annuncio. (riproduzione riservata)