Mps-Banco Bpm, la fusione all’esame dei soci. Aperture da Delfin e fondi. Caltagirone alla finestra
Mps-Banco Bpm, la fusione all’esame dei soci. Aperture da Delfin e fondi. Caltagirone alla finestra
Sul tavolo un merger in azioni e cash per contrastare l’opas di Intesa Sanpaolo. Le contropartite per l’Agricole

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 28/07/2026 21:50

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Il mercato e i grandi azionisti hanno iniziato a fare i primi conti sulla possibile contromossa di Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna nel braccio di ferro con Intesa Sanpaolo per il controllo di Montepaschi. Sul tavolo dei due ceo prende corpo un'ipotesi che consentirebbe di rafforzare la credibilità di un'alternativa all'offerta di Ca’ de Sass e, al tempo stesso, di riequilibrare i rapporti di forza tra Siena e Banco Bpm.

Oggi Mps vale in borsa circa 35,3 miliardi di euro, oltre 11 miliardi più di Banco Bpm. Un divario destinato a pesare sul concambio. La distribuzione di una parte del capitale in eccesso consentirebbe di ridurre la capitalizzazione di Siena e avvicinare i valori delle due banche prima della fusione.

La stima dell'excess capital e il concambio teorico

Per stimare l'excess capital si assume un Cet1 target del 13%, livello comunemente utilizzato dal mercato. Con questa ipotesi Mps potrebbe distribuire 2,6 miliardi di euro, riducendo la propria capitalizzazione teorica a 32,7 miliardi. Il concambio teorico salirebbe così da 1,33 a circa 1,44 azioni Mps per ogni titolo Bpm. Nella banca risultante gli attuali soci di Siena scenderebbero dal 60,4% al 58,7% del capitale, mentre quelli di Piazza Meda salirebbero dal 39,6% al 41,3%.

In questo scenario Crédit Agricole resterebbe il primo azionista della combined con circa il 12,1% del capitale, davanti a Delfin (10,3%), Caltagirone (poco meno dell'8%), BlackRock (5%) e Mef (2,8%). Il vero salto di qualità arriverebbe però con la distribuzione non solo dell'excess capital, ma anche dell'intero ricavato della cessione del 13,3% di Generali, il «nice to have» detenuto attraverso Mediobanca. L'ipotesi non trova conferme, ma è considerata plausibile da diversi banchieri d'affari. Ai valori di mercato attuali l'incasso sarebbe di circa 8,8 miliardi che, sommati ai 2,6 miliardi di excess capital, porterebbero i dividendi straordinari a oltre 11,4 miliardi di euro, ammontare a cui difficilmente i soci di Siena potrebbero dire di no.

Uno scenario da merger of equals e il ruolo dell'Agricole

In questo scenario la capitalizzazione teorica di Mps scenderebbe a circa 24,8 miliardi, ormai vicina ai 23,7 miliardi di Banco Bpm. Il concambio salirebbe a circa 1,95 azioni Mps per ogni azione Bpm e la fusione assumerebbe di fatto i contorni di un «merger of equals»: gli attuali soci di Siena avrebbero il 51,1% della combined, quelli di Piazza Meda il 48,9%. Cambierebbero anche gli equilibri azionari.


Crédit Agricole diventerebbe il primo socio con circa il 14,3%, davanti a Delfin (8,9%), Caltagirone (6,9%), BlackRock (5%) e Mef (2,5%). I numeri potrebbero tuttavia variare. La cessione della quota in Generali tramite abb comporterebbe probabilmente uno sconto di circa il 5%, riducendo l'incasso a 8,3-8,4 miliardi. Al contrario, maggiore redditività e sinergie potrebbero consentire a Mps di distribuire più dei 2,6 miliardi di excess capital ipotizzati. I tempi, tuttavia, sarebbero più lunghi rispetto a quanto circolato nei giorni scorsi. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti finanziarie, il via libera all'operazione di fusione da parte dei cda delle due banche non arriverebbe prima delle riunioni già in calendario il 5 e il 6 agosto per l'approvazione delle rispettive semestrali: quella di Bpm il 5 agosto e quella di Mps il giorno successivo.

Il motivo? Definire l'assetto finale dell'operazione, scegliendo tra le diverse opzioni allo studio degli advisor e verificandone preventivamente il consenso dei principali azionisti, così da blindare l’ok nelle assemblee dei due istituti, dove sarà necessario raggiungere il quorum rafforzato dei due terzi del capitale presente.

L'attenzione è rivolta soprattutto a Agricole (29,3%) in Bpm e a Delfin (17,5%) e a Caltagirone (13,5%) in Mps, mentre i grandi fondi internazionali potrebbero svolgere un ruolo decisivo in entrambi gli azionariati. Convocare le assemblee entro la fine di agosto consentirebbe comunque a Siena e Bpm di completare la fusione prima dello sbarco a Piazza Affari dell'offerta di Intesa, attesa per novembre.

I nodi da sciogliere e le alleanze con i soci

Restano però ancora diversi nodi da sciogliere. Oltre a definire l'entità del premio da riconoscere agli azionisti di Mps, anche attraverso un dividendo straordinario in contanti, per convincerli a sostenere la fusione con il gruppo guidato da Castagna, l'ad Lovaglio dovrà fare i conti anche con il rischio di un rilancio in extremis da parte di Intesa Sanpaolo. Un'ipotesi che il gruppo ha finora sempre smentito, ma che sul mercato viene considerata pressoché inevitabile. Appare invece più semplice convincere i francesi dell’Agricole.

Parigi potrebbe accendere disco verde di fronte a una contropartita rappresentata più che da filiali in eccesso (sovrapposizioni solo in Veneto) da un’estensione all'intera rete dell’istituto nato dalla fusione della distribuzione dei prodotti Agos Ducato e Amundi, oltre al subentro ad Axa come partner assicurativo del non Vita alla scadenza dell'attuale accordo, prevista nel 2027. Un altro incentivo per portare a bordo la banque verte potrebbe poi essere il peso azionario rilevante nella super-banca con una fusione non ancora alla pari ma che comunque tramite il dividendo straordinario avvicinerebbe le due market cap. I grandi soci privati come Delfin e i fondi guardano con interesse a offerte alternative in grado di creare maggiore valore da girare poi ai propri azionisti, mentre Caltagirone sta alla finestra. (riproduzione riservata)