Mps-Bpm, ecco perché i francesi del Credit Agricole hanno fatto saltare il banco
Mps-Bpm, ecco perché i francesi del Credit Agricole hanno fatto saltare il banco
Anche il Crédit Agricole stoppa la corsa in avanti di Castagna. La strada per una nuova maxi-banca francese in Italia ora appare in discesa tramite l’integrazione di tutte le attività con Banco-Bpm

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 31/07/2026 23:30

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I francesi del Crédit Agricole bocciano l’ipotesi di aggregazione fra la partecipata milanese e Mps, allo studio dei ceo Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio per contrastare l’opas di Intesa Sanpaolo. E in Piazza Meda prendono atto della contrarietà del principale azionista (29,3%) archiviando la proposta di fusione avanzata a Siena e stoppando i dialoghi in corso con Rocca Salimbeni.
 

Venerdì 31 luglio nella conference call con gli analisti finanziari sulla semestrale la banque verte ha rivendicato un ruolo centrale nel consolidamento bancario italiano, il board del Banco ha emesso una nota facendo sapere di «aver deliberato all'unanimità di interrompere le consultazioni in merito alla potenziale aggregazione con Mps, dandone contestuale comunicazione al gruppo senese».

Il motivo? «Ad oggi non si sono verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti», hanno aggiunto da Piazza Meda, specificando che il gruppo «rimane focalizzato sul piano strategico e sulla creazione di valore nel lungo termine per gli azionisti».

Lo stop alle trattative tra Banco Bpm e Mps

Dal gruppo hanno fatto filtrare che la decisione del board non è stata conseguente alla presa di posizione del principale azionista e che il cda era già stato convocato con l’idea di deliberare l’archiviazione delle nozze con Mps. Certo è che, vista l’inequivocabilità delle dichiarazioni del numero uno dell’Agricole, l’esito dell’assemblea straordinaria di Bpm da cui sarebbe dovuta passare l’integrazione tutta italiana Siena-Milano sarebbe stato scontato.
 

«In questa fase è difficile vedere in che modo una fusione tra Mps e Banco Bpm possa creare valore per i soci di Banco Bpm», aveva tagliato corto l’amministratore delegato del gruppo francese Gavalda.

«Ci sono molti scenari aperti, ma al momento non siamo a conoscenza di alcun progetto concreto riguardante Mps e Banco Bpm. Non siamo stati contattati da nessuna parte in merito a un potenziale coinvolgimento in un progetto del genere» che preveda la fusione tra i due gruppi, aveva aggiunto poi il banchiere, il cui gruppo esprime quattro consiglieri in Piazza Meda.

Secondo quanto raccolto, dietro la decisa posizione di Parigi ci sarebbe stato proprio il disappunto per la corsa in avanti del Banco che avrebbe proposto il merger prima di condividerlo a fondo con il primo socio. Allo stesso tempo però sempre poche ore prima il gruppo francese aveva preso le distanze dall’ipotesi di una presa definitiva della banca milanese.

«Non abbiamo chiesto alla Bce l’autorizzazione ad assumere il controllo», aveva dichiarato a Bloomberg Tv la deputy general manager Clotilde L’AngevinIl messaggio arrivato da Parigi è stato articolato su due piani e ora il boccino è in mano ai transalpini.

Le mire di Crédit Agricole sul mercato italiano

Da una parte la banque berte ha ribadito di considerare l’Italia il proprio secondo mercato domestico e ha confermato la volontà di continuare a crescere attraverso lo sviluppo organico delle attività bancarie e assicurative senza passare per il momento dal lancio di un’offerta pubblica di scambio in stile Unicredit su Commerzbank, coinvolgendo la controlla Crédit Agricole Italia.

Dall’altra ha ricordato, senza mai dirlo esplicitamente, che qualsiasi operazione destinata a ridisegnare gli equilibri del sistema bancario italiano dovrà inevitabilmente confrontarsi con il proprio peso azionario nell’ex popolare milanese.
 

Non è un mistero che invece di un matrimonio con Siena il Crédit Agricole preferisca una integrazione delle proprie attività italiane in Banco Bpm, progetto già studiato più volte negli ultimi anni, anche prima del blitz dell’aprile del 2022 con cui Parigi ha fatto il proprio ingresso nel libro soci di Piazza Meda con un iniziale 9,2%.

«Naturalmente uno degli scenari preferiti per noi sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Agricole Italia, che ci permetterebbe anche di rafforzare la presenza in Italia, dove vogliamo davvero crescere», aveva ricordato sempre L’Angevin venerdì 31. Partendo da Cariparma e Friuladria a cui è stato aggiunto poi il Creval, il Credit Agricole ha progressivamente costruito in Italia un gruppo da oltre sei milioni di clienti con una presenza in tutte le principali linee di business.

Dichiarazioni che ora diventano più attuali e una concreta strategia francese di conquista e integrazione. «Ciò che è importante per noi è considerare in generale l’impatto positivo che dovremo ottenere da qualsiasi scenario. La nostra posizione è quella di assicurarci che qualsiasi risultato crei valore per noi», aveva chiuso la numero due della banque verte.

I risultati finanziari del gruppo transalpino

Nel frattempo la seconda banca francese ha archiviato il primo semestre con 20,9 miliardi di ricavi, in crescita del 7,8% e utili in aumento del 6,8% a 4,9 miliardi. Le attività italiane hanno generato profitti per 1,1 miliardi, di cui 878 milioni di pertinenza del gruppo. Una buona semina, che può dare ora nuovi frutti, in casa Francia. (riproduzione riservata)