Mps-Banco Bpm: ecco le tre strade possibili per la fusione. Con e senza Generali
Mps-Banco Bpm: ecco le tre strade possibili per la fusione. Con e senza Generali
Un report di Deutsche Bank delinea i possibili scenari del matrimonio che creerebbe il terzo polo bancario. Dopo i rinnovi dei cda e il sostegno di Piazza Meda alla riconferma di Luigi Lovaglio, l’ipotesi delle nozze riprende quota. Ecco perché

di Luca Gualtieri  05/05/2026 16:19

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L’idea di un matrimonio tra Mps e Banco Bpm torna di attualità. Nella city milanese se ne discute da qualche giorno dopo il rinnovo dei cda dei due istituti e, soprattutto, dopo il sostegno espresso da Piazza Meda alla riconferma dell’ad di Siena Luigi Lovaglio.

Il tema è finito anche al centro di un report dell’analista di Deutsche Bank Giovanni Razzoli, che parte da un dato di contesto chiaro: il risiko bancario italiano resta in movimento ma il numero dei potenziali protagonisti si è ristretto.

Il focus di Unicredit su dossier esteri come Commerzbank riduce la competizione sul mercato italiano e apre spazio a iniziative alternative. In questo quadro, Mps si impone come un soggetto con capitale solido e diverse leve strategiche da sfruttare. «Il contesto attuale rimane favorevole per considerare una combinazione industriale con Banco Bpm», conclude il report. 

Gli scenari per una combinazione industriale

Il report individua tre potenziali scenari. Il primo è quello più lineare: una classica fusione tra Mps e Banco Bpm. Si tratterebbe di una combinazione fondata su basi relativamente semplici, con l’integrazione delle due reti e delle rispettive attività. In questo caso, il valore deriverebbe soprattutto dalle sinergie e da una migliore efficienza nel medio periodo. Per Banco Bpm, secondo l’analisi, l’operazione potrebbe risultare progressivamente accrescitiva, mentre Mps valorizzerebbe la propria posizione patrimoniale e la capacità di generare utili.

In aggiunta il Danish Compromise consentirebbe di ridurre l’assorbimento regolamentare legato alle partecipazioni assicurative e liberare così risorse aggiuntive. Questo meccanismo, secondo Deutsche Bank, potrebbe migliorare ulteriormente l’equilibrio finanziario della nuova entità e rendere l’operazione più efficiente.

La carta Generali

Il secondo scenario introduce un elemento dirompente: la possibile cessione del 13,2% detenuto da Mps (attraverso la controllata Mediobanca) in Generali per finanziare l’operazione. Questa ipotesi consentirebbe di liberare una quantità significativa di capitale e di strutturare il deal con una componente in contanti, rendendolo più efficace sul piano finanziario.

Secondo le stime del report però la dismissione potrebbe comportare controindicazioni evidenti. «La partecipazione in Generali rappresenta una quota significativa degli utili» di Mediobanca-Mps, evidenziano gli analisti, segnalando come la sua cessione ridurrebbe un contributo stabile alla redditività. Inoltre, il collocamento dell’intera quota sarebbe molto difficile da gestire in tempi rapidi: «Non riteniamo probabile una cessione tramite collocamento sul mercato», spiega il report.

Il colosso bancassicurativo

Il terzo scenario è più articolato. In questo caso, la fusione tra Mps e Banco Bpm verrebbe accompagnata da un rafforzamento dei rapporti industriali con Generali sia nelle attività assicurative che nel risparmio gestito. L’idea sarebbe insomma quella di trasformare un asset finanziario in una leva strategica, costruendo una partnership più integrata.

In questa nuova configurazione, Generali potrebbe diventare il partner di riferimento del nuovo gruppo nella bancassurance e nell’asset management, con possibili riassetti delle partecipazioni. Questo approccio consentirebbe di liberare capitale senza rinunciare completamente al contributo economico dell’area assicurativa, grazie una esposizione indiretta costruita con accordi industriali.

«Per opzionalità intendiamo che un’entità dispone di diverse alternative strategiche che possono essere attivate in un arco di tempo ragionevole. Nel caso di una banca, ciò implica avere un ampio portafoglio di attività e il capitale per agire». Ed è proprio questo che rende oggi più concreta l’ipotesi di un’operazione con Banco Bpm. Non perché sia inevitabile, ma perché esiste una combinazione di fattori — capitale, asset valorizzabili e minore concorrenza sul mercato — che rende l’operazione tecnicamente realizzabile. (riproduzione riservata)