Per Montepaschi il primo cda dopo le nomine si è tenuto in un clima di tensione. Nonostante la solida maggioranza raggiunta in assemblea dalla rosa Tortora-Lovaglio (49,95% dei voti contro il 38,79% della lista del cda e il 6,94% di Assogestioni), ieri gli esponenti delle minoranze non hanno votato Cesare Bisoni alla presidenza.
L’ex numero uno di Unicredit ha incassato il sostegno dei rappresentanti della lista Tortora, compreso l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Il resto del board si è diviso tra contrari (cinque) e astenuti (due, tra i quali probabilmente il banchiere ex Unicredit Carlo Vivaldi).
Per le due vice presidenze invece sono stati scelti Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper, ex vice dg dell'Ivass ed ex amministratore di Saipem, Alerion e Garofalo, e Carlo Corradini, ex consigliere delegato di Banca Imi. Non c’è stato spazio insomma per la suddivisione dei ruoli tra le due liste auspicata da ambienti vicini all'ex cda che, in nome della concordia tra gli opposti schieramenti, avrebbero suggerito come candidati alternativi a Bisoni il banchiere Corrado Passera e il rettore della Luiss Paolo Boccardelli.
L’ipotesi non ha incontrato il consenso di Lovaglio, anche perché una lottizzazione del nuovo vertice Montepaschi avrebbe rischiato di rendere più farraginosa la governance e di rallentare così i processi decisionali. E all’orizzonte c’è un piano industriale ambizioso da mettere a terra con 16 miliardi di dividendi nei prossimi 5 anni che passano dalla fusione con Mediobanca.
Il consiglio ha scelto anche i componenti del nuovo comitato nomine presieduto da Patrizia Albano. Sono Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali e Flavia Mazzarella. Nella prossima seduta saranno nominati i comitati remunerazione, rischi - sostenibilità, parti correlate e It - digitalizzazione. Ancora da sciogliere sarebbe anche il nodo della direzione generale.
Dopo la riconferma, Lovaglio si è riprenso anche il ruolo di direttore generale (ricoperto per qualche settimana dal vice Maurizio Bai). Una delibera del cda ha superato quella relativa al precedente licenziamento del banchiere. Chiusa la partita della governance ora il ceo potrà concentrarsi sull’esecuzione del piano.
La prima tappa sarà la fusione di Mediobanca in Montepaschi che, nella strategia di Lovaglio, dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Dopo il delisting di Piazzetta Cuccia (già stabiliti i concambi) Rocca Salimbeni procederà all’integrazione tra il commercial e il corporate banking spostando sotto Siena la gestione del risparmio retail (l’attuale Mediobanca Premier da combinare con Widiba) e il credito al consumo di Compass. Le attività a maggiore valore aggiunto della merchant, come private e investment banking, verranno invece scorporate e conferite in una nuova società che si chiamerà Mediobanca spa.
Un altro tassello sarà quello della bancassurance. La storica alleanza con Axa arriverà a scadenza nel 2027 e Lovaglio potrebbe rimpiazzare la compagnia francese con Generali, di cui Siena detiene indirettamente il 13,2%. La quota è stata più volte definita dal banchiere «nice to have», cioè un asset da cui incassare ricchi dividendi ma anche un jolly da giocare nella partita del risiko finanziario.
Il motivo? La partecipazione potrebbe essere liquidata per sostenere nuove operazioni di m&a, provvista da affiancare al buffer di capitale in eccesso da 3 miliardi previsto dal piano. La suggestione che circola sul mercato è che l’appoggio di Banco Bpm (3,9%) alla lista Lovaglio nell’ultima assemblea possa preludere a un riavvicinamento tra Milano e Siena. L’ipotesi aveva già preso corpo a fine 2024, prima che l’ops di Unicredit su Piazza Meda interrompesse i piani del governo; oggi, tuttavia, potrebbero essersi ricreate le condizioni per riaprire il dossier. (riproduzione riservata)