Per Mps-Mediobanca passa il piano di integrazione fortemente voluto dal ceo Luigi Lovaglio e presentato alla Bce e al mercato ai nastri di partenza dell’opas. E il 13,2% delle Generali resterà sotto la nuova Mediobanca spa, l’istituto che nascerà dallo scorporo delle attività di corporate & investment banking e di private banking dalla vecchia merchant a guida Alessandro Melzi d’Eril.
Questa è la decisione presa martedì 17 dal board di Rocca Salimbeni, allineato con il vertice di Piazzetta Cuccia. Si tratta di un piano che, preservando lo storico nome dell’istituto, mette d’accordo le diverse visioni in campo, ossia quella del top manager e quelle dei grandi soci.
Il consiglio ha dato luce verde alla «piena integrazione con Mediobanca attraverso la fusione per incorporazione ed il conseguente delisting», spiega una nota diffusa in serata. La merchant fondata da Enrico Cuccia lascerà quindi Piazza Affari dopo 70 anni, ritirando l’ultimo 13,7% rimasto quotato dopo la conclusione dell’offerta e valutato oggi circa 2,2 miliardi.
«Contestualmente - continua il comunicato di Montepaschi - le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da Mps che manterrà la denominazione di Mediobanca, un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati».
La nuova Montepaschi avrà una forte presenza nel retail & commercial banking, nel consumer finance e nell’asset & wealth management grazie all’apporto degli asset di Piazzetta Cuccia. In particolare Mediobanca Premier (la ex Che Banca) si fonderà con Widiba, la banca digitale di Siena, mentre la società di credito al consumo Compass verrà unita a Mps Consumer Finance.
«La nuova struttura del gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore», puntualizza la nota diffusa ieri. «Tale configurazione è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato».
L’integrazione deliberata ieri con il futuro delisting consentirà anche il pieno raggiungimento dei 700 milioni di sinergie sui ricavi e sui costi promesse da Lovaglio al mercato. Ulteriori dettagli sulla strategia emergeranno inoltre dal piano industriale che il banchiere presenterà alla comunità finanziaria venerdì 27. Un passaggio chiave anche in vista del rinnovo del cda che si terrà con l’assemblea del 15 aprile.
Stilate le linee guida sui profili dei futuri consiglieri che devono entrare nella lista del board, il presidente Nicola Maione, il numero uno del comitato nomine Domenico Lombardi e l’head hunter Korn Ferry hanno incontrato i due grandi soci Caltagirone e Delfin e completeranno il giro delle consultazioni entro domani quando a Siena è in programma un board. La rosa andrà depositata 40 giorni prima dell’assise, cioè entro venerdì 6 marzo. (riproduzione riservata)