Nel climax delle tensioni Italia-Russia, tra offese pecorecce a Giorgia Meloni e più istituzionali richiami diplomatici dalla Farnesina, spunta un dossier legale e industriale che lega ancora Mosca ai destini della più grande raffineria italiana, l’Isab di Priolo, appartenuta per quasi dieci anni al gruppo energetico Lukoil. Per dare un ordine di grandezza, è negli impianti di Isab che viene trattato il 20% dei volumi nazionali di prodotti raffinati, con una capacità di 320 mila barili al giorno che l’hanno fatta dichiarare nel 2023 un asset di interesse strategico nazionale.
Dove entrava petrolio russo adesso arrivano solo forniture approvate dalle regole europee e dal Golden Power esercitato dal governo per recidere ogni rapporto, anche commerciale, con Mosca e autorizzare la cessione a Goi Energy, la società cipriota che tre anni fa, a maggio 2023, ha acquisito la raffineria: «Viene monitorata l’origine geografica del greggio con particolare attenzione ai Paesi considerati a rischio, anche alla luce delle restrizioni in materia di approvvigionamento, come il blocco relativo al petrolio russo», rivendica la società nel bilancio di sostenibilità 2024, il primo interamente sotto la gestione cipriota, nel quale Isab elenca ben venti Paesi dai quali si approvvigiona, dalle Americhe al Mare del Nord. Della Russia, nessuna traccia.
Ma a impedire di chiudere del tutto i conti col passato c’è una partita da 150 milioni di euro degenerata nel pignoramento delle quote di Isab da parte dell’ex azionista moscovita. Un pignoramento ancora in essere, secondo le carte depositate in camera di commercio, mentre è in corso la due diligence su Isab di un nuovo potenziale acquirente, la Ludoil guidata dall’imprenditore petrolifero ed editore Donato Ammaturo (ha rilevato da poco L’Espresso).
I 150 milioni sono i soldi chiesti a Goi Energy da Litasco sa, la controllata svizzera di Lukoil che nel 2020 ha preso in carico dalla capogruppo moscovita la raffineria di Priolo (Siracusa). Non è chiaro se si riferiscano a una partita commerciale o al saldo del prezzo di vendita: di sicuro c’è che la richiesta si è abbattuta su una proprietà dai conti messi alla prova proprio dall’embargo sul petrolio russo.
Per rispettarlo, Goi Energy ha dovuto adattare gli impianti di trattamento a nuovi tipi di greggio, diversi da quello di Mosca. E non è stato un intervento indolore: oltre ai nuovi investimenti ha comportato una difficoltà a rispettare i volumi di raffinazione imposti dal governo con il Golden Power, e per questo è stata anche richiesta all’esecutivo una deroga agli accordi, come riportato nel bilancio 2024 di Isab chiuso con una perdita di 333 milioni di euro.
A spiegarlo a MF-Milano Finanza, è l’avvocato Dario Greco, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, che la vicenda la conosce da vicino in veste di mediatore indicato dalla Camera di Commercio del Sud-Est per la composizione negoziale della crisi in cui versava Isab. «Sono stato nominato come esperto nella composizione negoziata e abbiamo lavorato per circa un anno sulla situazione della raffineria. In quella fase c’era una forte tensione commerciale e il tribunale ha concesso le misure protettive proprio per consentire la continuità delle forniture», premette Greco. «Isab era tarata per lavorare il greggio russo e si è trovata a dover acquistare petrolio diverso, con caratteristiche e costi differenti», continua il legale. «Sono stati necessari investimenti nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro».
Quello tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 «è stato un periodo difficile», riconosce Greco, superato grazie agli interventi industriali e agli accordi con i creditori, primo fra tutto il colosso del trading di commodity Trafigura. «Nel corso del 2025 abbiamo poi concluso gli accordi previsti dal codice della crisi con tutti i principali creditori, soprattutto con quelli più rilevanti che erano anche fornitori, come appunto Trafigura, e poi Edison, Versalis (Eni, ndr), e altri ancora: intese raggiunte con la buona disponibilità da parte di tutti gli interlocutori».
Il pegno Lukoil
La composizione negoziata è terminata a inizio 2026. Ma proprio mentre la nuova proprietà cipriota investiva negli impianti e si assicurava di sbarrare la via al greggio russo con l’effetto di una contrazione dei ricavi da 8,1 a 6,9 miliardi, Lukoil iniziava a preparare le carte bollate. MF-Milano Finanza ha ricostruito i passaggi del contenzioso sulla base degli atti giudiziari consultati, che consentono di delineare con precisione tempi, importi e perimetro dell’azione, fin da quando con il decreto ingiuntivo notificato a luglio 2024, il tribunale di Milano ha imposto a Goi Energy il pagamento della somma reclamata da Litasco.
La controllata del gruppo Lukoil si è affidata a un pool di avvocati dello studio internazionale Squire Patton Boggs, guidato da Paolo Zamberletti, e composto da Fabrizio Vismara, Edoardo Perini ed Enrico Calabria. Nonostante le richieste, non è stato possibile contattare l’avvocato Zamberletti. Non resta quindi che affidarsi al flusso di pec e documenti intercorso tra le parti.
L’opposizione avviata da Goi Energy non ha sospeso l’efficacia del provvedimento: con ordinanza del 23 agosto 2025 è stata concessa la provvisoria esecuzione e, dopo il mancato pagamento, è stato notificato l’atto di precetto per circa 150,2 milioni, cui è seguita l’azione esecutiva. L’atto di pignoramento, emesso dal tribunale milanese lo scorso 12 settembre dopo un iter oltre un anno, vincola l’intero capitale sociale di Isab, vietando a Goi qualsiasi atto che possa sottrarre le quote alla garanzia del credito. L’attuale proprietà è stata inoltre formalmente avvisata della possibilità di chiedere la conversione del pignoramento in denaro, depositando una quota dell’importo dovuto prima che venga disposta un’eventuale vendita delle partecipazioni.
Resta da capire come il procedimento innescato dai russi, seppure attraverso la controllata svizzera Litasco, si possa riflettere sulla nuova operazione in corso, ora che Goi Energy e l’italiana Ludoil hanno confermato giovedì 23 l’esistenza di un accordo vincolante in esclusiva per il trasferimento del controllo della raffineria, con firma dei contratti attesa a breve. Un’uscita allo scoperto dopo che MF-Milano Finanza ha reso nota l’esistenza di una lettera d’intenti inviata a Goi da un fondo americano che si propone di rilevare l’intero 100% di Isab.
Secondo fonti vicine al dossier, sarebbero in corso interlocuzioni per la possibile definizione stragiudiziale del contenzioso con Litasco, proprio a ridosso della firma dell’accordo tra Goi Energy e Ludoil. «C’è un filone, quello con i fornitori, che è stato gestito e risolto nell’ambito della composizione negoziata. E poi c’è il tema con Litasco, che è un’altra vicenda, distinta. Da quello che inizia a trapelare, si starebbe andando verso un accordo», commentano fonti confidenziali.
A fare da cornice all’imminente vendita della raffineria, la terza in tre anni, c’è comunque una situazione migliore dal punto di vista dei conti: a fine 2025 Isab sarebbe tornata a una marginalità positiva. «Oggi la società è in una condizione diversa rispetto alla fase di crisi», conclude l’avvocato Greco. «Il fatto stesso che si possano portare avanti operazioni come una eventuale vendita dimostra che la situazione è stata riportata sotto controllo». Isab, insomma, resta un asset ghiotto anche sotto la presa legale russa, tanto da aver suscitato l’interesse anche in quel grande fondo americano pronto ad acquisirne il 100%. E che resta alla finestra in attesa degli eventi. (riproduzione riservata)