È morto a 89 anni il fotografo Umberto Pizzi, che, con i suoi scatti, ha immortalato la Dolce Vita e le serate mondane di Roma.
Nato a Zagarolo, in provincia di Roma, nel 1937, Pizzi aveva iniziato la carriera come fotoreporter di guerra per la Fao. Poi, negli anni Settanta, la svolta come paparazzo: le sue fotografie sono state pubblicate sulle principali testate nazionali e internazionali. Negli anni Duemila ha collaborato con Dagospia, pubblicando due libri, Cafonal e Ultracafonal.
A differenza del suo storico collega e amico Rino Barillari, celebre per le sue 170 serate finite al pronto soccorso, Pizzi non è mai stato un paparazzo da rissa fisica. Solo una volta ha raccontato di avere mollato un pugno all’attore francese Gerard Depardieu che aveva cercato di colpirlo.
Pizzi era soprannominato il «paparazzo gentiluomo» proprio per la sua strategia: non cercava mai lo scontro fisico o la provocazione violenta con gli attori per strappare una foto. Al contrario, preferiva usare l'ironia, l'invisibilità o una fitta rete di pubbliche relazioni.
Pizzi ha attraversato tutte le stagioni politiche della Repubblica, immortalando con ironia e satira i potenti d'Italia. Più volte ha dichiarato che la sua fotografia preferita restava quella scattata a Enrico Berlinguer a Piazza Augusto Imperatore, circondato dagli operai in pausa pranzo. (riproduzione riservata)