David Rossi, cosa succede ora dopo la svolta nell’inchiesta sulla morte dell’ex manager di Mps e cosa farà la procura
David Rossi, cosa succede ora dopo la svolta nell’inchiesta sulla morte dell’ex manager di Mps e cosa farà la procura
A oltre 13 anni dalla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps, la Commissione parlamentare apre nuovi interrogativi ma la strada verso una possibile riapertura delle indagini resta in salita

di Camilla Conti 19/10/2026 15:51

Ftse Mib
49.086,27 17.40.00

-1,55%

Dax 30
25.303,68 17.30.14

-1,24%

Dow Jones
52.098,79 17.46.49

+0,19%

Nasdaq
26.601,08 17.41.39

+1,76%

Euro/Dollaro
1,1221 17.26.52

-0,10%

Spread
112,51 17.30.18

+6,83

Dopo oltre tredici anni dalla morte del responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi, David Rossi, la Commissione parlamentare d’inchiesta ha indicato per la prima volta due nomi come presunti protagonisti della vicenda. Il presidente Gianluca Vinci ha riferito che, in base agli elementi raccolti dai consulenti in colloqui con alcuni detenuti, Giuseppe Mussari sarebbe il mandante di un’azione intimidatoria che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di Rossi. Gabriele Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino, avrebbe invece organizzato la fase esecutiva e scelto persone ancora non identificate, restando all’esterno di Palazzo Salimbeni.

Tra accuse e querele

Si tratta di una ricostruzione maturata nei lavori della Commissione, non di una responsabilità accertata in sede giudiziaria: i due non sono indagati da alcuna procura. La morte di Rossi è stata archiviata due volte come suicidio. Ceccherelli nega ogni coinvolgimento, dicendo di non conoscere nessuno e di essere stato a Siena una sola volta, per comprare un paio di scarpe. Mussari ha querelato il giornalista Massimo Giletti per averlo indicato come mandante, definendo l’accusa una calunnia.

I passi successivi e i possibili effetti dell’inchiesta

Quali saranno i possibili esiti? La trasmissione degli atti alle procure è lo sbocco più probabile: la Commissione trasmette il materiale all’autorità giudiziaria, che dovrebbe valutare se i nuovi elementi bastano a chiedere la riapertura delle indagini (dopo un’archiviazione serve l’autorizzazione del giudice). Gli elementi derivano da colloqui con detenuti e le persone coinvolte nella fase esecutiva non sono identificate, quindi la riapertura non è scontata. Se il caso si riapre, serviranno riscontri su testimonianze, video e perizie, con tempi lunghi. Qualcuno potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati, il che non equivale a una condanna. In assenza di riscontri, il caso resterebbe una verità “politica” della Commissione, che chiuderebbe con una relazione finale senza processi. (riproduzione riservata)