Morgan Stanley riprende la copertura su Poste Italiane con giudizio Overweight e un target price di 29 euro. La tesi è che Tim sia il prossimo capitolo della storia di crescita del gruppo: dopo l’opa, Poste detiene l’86,95% dell’ex monopolista, e ora si tratta di capire quanto valore si potrà estrarre dall’operazione. Secondo gli analisti, più di quanto il mercato abbia già scontato.
Le sinergie sono alla portata. Il piano punta a 700 milioni di benefici annui prima delle imposte: 500 milioni di risparmi sui costi e oltre 200 milioni di maggiori ricavi. Sui costi il rischio è basso: i tagli valgono solo il 2,5% circa della base di spesa combinata e passano da leve già individuate, dall’IT agli acquisti, dal servizio clienti alla riorganizzazione del personale.
A pesare 50-100 milioni è il risparmio sul costo del debito: Poste ha un rating investment grade, Tim no, e il gruppo unito dovrebbe mantenere quello di Poste. Più sfidante la parte sui ricavi, ma per Morgan Stanley bastano circa 1,8 miliardi di vendite aggiuntive, il 6,6% dei ricavi combinati, da raggiungere tra il 2027 e il 2029. Poste, ricordano gli analisti, ha una storia di obiettivi promessi al ribasso e poi superati.
Tradotto in utile per azione, l’effetto è un accrescimento dell’8% nel 2028 e del 10% nel 2029. L’utile per azione 2028 è stimato a 2,33 euro, contro i 2,16 di Poste da sola. Le stime della banca sono circa l’8-9% sopra il consenso, che secondo Morgan Stanley non consolida ancora del tutto Tim. Il 2027 sarà invece un anno di transizione: costi di integrazione e nuove azioni faranno scendere l’utile per azione a 1,69 euro.
È il punto più rilevante per chi guarda a Poste come titolo da reddito. Dopo aver pagato i dividendi, il gruppo combinato ha ancora in cassa 1,1 miliardi nel 2028 e 1,2 miliardi nel 2029, contro 0,3-0,4 miliardi di Poste da sola. Quella liquidità può finanziare investimenti, ridurre il debito (la leva dovrebbe scendere da 1,4 a 0,8 volte il margine operativo lordo entro il 2029) o aumentare le cedole. Il dividendo per azione stimato passa da 1,31 euro nel 2026 a 1,84 nel 2029, un rendimento di circa il 7% sui prezzi attuali nel 2028.
Il rialzo dei rendimenti dei Btp sostiene il margine d’interesse di BancoPosta, che reinveste il portafoglio a rendimenti più alti, anche se con un certo ritardo perché il 58% è a tasso fisso. Sul fronte assicurativo c’è un prezzo da pagare: dal dato semestrale la solvibilità di Poste Vita ha perso circa 37 punti, ma partiva da oltre il 300%. Il rischio di riscatti, secondo gli analisti, appare più gestibile rispetto al 2022-24, quando i tassi salirono da livelli vicini allo zero.
Nelle stime non c’è tutto. Morgan Stanley non include il Financial Hub, che riunisce banca, pagamenti e assicurazioni. Non include il possibile consolidamento della telefonia italiana: l’Arpu mobile è di circa 10 euro al mese, contro i 24 dei mercati a tre operatori, e ogni euro in più vale circa il 3% di utile per azione. Non include nemmeno 1 miliardo di imposte differite attive di Tim, né i benefici dell’intelligenza artificiale, con l’incrocio tra l’infrastruttura di Tim e i dati dei clienti di Poste. (riproduzione riservata)