Dopo una settimana di guerra Usa-Iran, i mercati non vedono una rapida conclusione del conflitto. Lunedì 9 marzo il Ftse Mib è molto volatile, perde attorno al 2% con le banche sotto pressione mentre il petrolio veleggia oltre i 100 dollari a 106 con il Brent e il gas europeo al Ttf di Amsterdam balza del 16% a 62 euro il megawatt ora.
Gli investitori stanno ora scontando uno shock dell’offerta energetica più profondo e duraturo, capace di frenare la crescita mentre riaccende le pressioni inflazionistiche. Dall’inizio della guerra con l’Iran sono andati bruciati 6.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nei mercati azionari globali. Anche i mercati obbligazionari sono stati colpiti con vendite diffuse, le attese sono ora di un doppio rialzo dei tassi Bce, uno a giugno, l’altro a dicembre.
Il sentiment è peggiorato dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che un petrolio a 100 dollari al barile rappresenta «un prezzo molto piccolo da pagare per la sicurezza e la pace», raffreddando la speranza che il conflitto possa restare contenuto.
Gli analisti della banca d’affari americana Morgan Stanley hanno scritto di aspettarsi ora una sottoperformance delle azioni europee rispetto a quelle statunitensi nel contesto dell’aumento delle tensioni in Medio Oriente a causa di una forte dipendente del Vecchio Continente dal greggio del Golfo. Gli analisti esprimono un atteggiamento tatticamente prudente sull’equity europeo rispetto a quello Usa.
Secondo Morgan Stanley, i titoli più a rischio sono quelli inversamente correlati ai prezzi del petrolio, ossia quelli che tendono a soffrire quando il greggio sale. Per quanto riguarda i settori: l’energia europea è promossa a overweight (sovrappeso), in previsione di un forte premio al rischio geopolitico nei diversi scenari legati all’Iran.
Quanto al settore delle Telecomunicazioni gli esperti alzano il giudizio a leggero sovrappeso da peso neutrale. Alimentare e bevande: alzati a peso neutrale da sottopeso. Al contrario, alcuni settori vengono declassati. A partire dal Software con un doppio downgrade a sottopeso da leggero sovrappeso; Media ridotto a sottopeso da peso neutrale, Finanziari diversificati: declassati a peso neutrale da sovrappeso. (riproduzione riservata)