Mooney, Intesa Sanpaolo e Enel rinunciano al lock up sulle azioni. E Ca’ de Sass svaluta la partecipazione
Mooney, Intesa Sanpaolo e Enel rinunciano al lock up sulle azioni. E Ca’ de Sass svaluta la partecipazione
La clausola era stata prevista fin dalla nascita della società e rinnovata lo scorso anno. Sulla carta sarà più semplice movimentare gli assetti. Intanto Ca’ de Sass svaluta la partecipazione di 29 milioni

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 19/08/2026 21:00

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Cambia forma la governance di Mooney e si ampliano i margini di manovra per i suoi due grandi azionisti. La novità riguarda Mooney Group, la holding controllata pariteticamente da Enel X e Isybank (Intesa Sanpaolo), che a sua volta possiede il 100% della fintech nata dall’integrazione tra SisalPay e Banca 5.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, con una modifica statutaria approvata a maggio, i soci hanno eliminato il lock-up che limitava il trasferimento delle partecipazioni. Il vincolo era presente fin dalla nascita di Mooney nel 2019 e, alla sua scadenza nel 2025, era stato rinnovato per altri tre anni. La durata prevista sarebbe quindi arrivata fino al 2028, ma già quest’anno i soci hanno deciso di rimuovere anticipatamente la clausola dallo statuto.

Il futuro delle quote

La mossa non significa però libertà assoluta di vendita. Restano una serie di tutele reciproche tra i due azionisti. Enel X o Isybank potranno cedere a terzi solo l’intera partecipazione, mentre l’altro socio conserva un diritto di prima offerta e un diritto di co-vendita. In alcuni casi il trasferimento resterà inoltre soggetto a gradimento ed è previsto anche che un eventuale nuovo acquirente non possa a sua volta trasferire le azioni per tre anni. Il quadro però è meno vincolante rispetto a qualche mese fa, tenendo anche conto che modifica analoga è stata apportata anche allo statuto della controllata operativa Mooney spa.

Operazioni straordinarie in vista? Al momento non c’è nulla in programma. Ma il dossier Mooney era già finito negli anni scorsi sul tavolo di alcuni fondi di investimento, senza però arrivare a un accordo. A frenare le interlocuzioni erano state sia l’indisponibilità dei due soci a dismettere la partecipazione sia la distanza in termini di valutazioni. Oggi la cancellazione del lock-up non implica automaticamente una vendita, ma elimina uno degli ostacoli formali che in passato limitavano la circolazione delle quote. Anche il quadro economico della società è cambiato.

La svalutazione di Intesa Sanpaolo

Nel bilancio 2025 Isybank ha svalutato in via prudenziale di circa 29 milioni di euro il valore della propria partecipazione. La rettifica – si legge nelle carte contabili – tiene conto dell’andamento economico storico e prospettico di Mooney e della dinamica dei tassi utilizzati a fini valutativi, segnando una revisione delle aspettative rispetto ai valori precedentemente iscritti. A pesare è stato il confronto con la vigilanza. Dopo un’ispezione condotta tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, Bankitalia ha imposto il blocco dell’emissione di nuove carte prepagate per criticità legate all’antiriciclaggio.

Nel marzo 2025 sono poi partiti due nuovi accertamenti: un follow-up sulle misure correttive e un’ispezione prudenziale e proprio in questa fase Mooney sta completando i piani di rimedio. In questo contesto s’inserisce il nuovo piano approvato a febbraio e costruito su due direttrici dal nuovo ceo Claudio Moro (le cui deleghe sono state ampliate sempre dall’assemblea). La prima è il turnaround, con l’obiettivo di riportare rapidamente la società su livelli più solidi di redditività. La seconda è una trasformazione digitale che punta a spostare il modello da una logica B2B verso un rapporto più diretto con il cliente finale, facendo leva su una piattaforma digitale integrata con una rete fisica di quasi 35 mila punti vendita.

I primi effetti della riorganizzazione sono già visibili nei numeri. Nel giro di pochi mesi i costi sono stati ridotti di oltre 20 milioni a fronte di ricavi sostanzialmente stabili. L’utile ante imposte è salito da circa 9 a 29 milioni, mentre il risultato netto è passato da 4 a 18 milioni. Anche gli indicatori di efficienza sono migliorati: il roe è risalito da livelli prossimi allo zero a circa il 3% e il cost/income si è ridotto di una decina di punti percentuali. (riproduzione riservata)