Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che di Mps è la prima azionista con il 17,53%, ha votato contro su tutto. Non solo, come da impregni presi con Intesa Sanpaolo, alle due ops su Banco Bpm e Banca Generali, ma anche alla fusione con Mediobanca. E, sembra, pure su alcuni punti in sede ordinaria sulla normale operatività della banca, come l’acquisto di azioni proprie per i programmi di assegnazione di azioni al personale e i nuovi sistemi di incentivazione del management.
Uno dei principali azionisti - supporter ad aprile di Luigi Lovaglio, come la holding presieduta da Francesco Milleri - ha definito «inelegante» quest’ultima condotta. A una domanda ad hoc sul comportamento di Delfin il banchiere lucano non si è mostrato sorpreso.
Ma a molti la linea di Delfin è sembrata incomprensibile. A differenza delle due ops, Ca’ de Sass non aveva condizionato il proseguimento della sua offerta su Rocca Salimbeni all’ok alla fusione di Mediobanca in Mps, oltretutto già bollinata dalla Bce.
E la holding, che in assemblea è stata rappresentata da Roberto Sacchi, docente di Diritto Commerciale all’università Statale di Milano, è stata decisiva ad agosto 2025 nello sbloccare le adesioni all’offerta del Monte su Piazzetta Cuccia consegnando pre-ritocco cash il corposo 29,4% della merchant.
Ad aprile poi l’appoggio di Delfin alla lista Tortora, che ripresentava Lovaglio, ha cambiato a sorpresa le sorti del rinnovo delle cariche. Infine, secondo quanto riferiscono alcune fonti a MF-Milano Finanza, ad agosto Milleri avrebbe espresso giudizio favorevole alle due ops di Lovaglio. (riproduzione riservata)