Monnalisa, il cda avvia il delisting senza diritto di recesso, ma paga il flottante fino a 900.000 euro
Monnalisa, il cda avvia il delisting senza diritto di recesso, ma paga il flottante fino a 900.000 euro
La società aretina di abiti per bambini di fascia alta ha avviato il delisting del titolo dopo 8 anni di quotazione e il crollo del titolo, passato da 72 a 3,8 milioni di euro. Il pagamento delle quote ai soci di minoranza solo dopo la revoca

di Elena Dal Maso 08/09/2026 08:50

Ftse Mib
52.068,42 11.55.57

-0,31%

Dax 30
25.935,48 11.55.58

-0,27%

Dow Jones
53.414,25 11.18.29

-0,51%

Nasdaq
26.506,99 7.25.15

-0,29%

Euro/Dollaro
1,1615 11.40.47

-0,12%

Spread
83,79 12.10.39

-0,62

Monnalisa prepara l’uscita da Piazza Affari. Il cda della società aretina di abiti per bambini di fascia alta ha avviato il procedimento per la revoca delle azioni da Euronext Growth Milan e sottoporrà la proposta all’assemblea del 24 settembre, in prima convocazione, e del 25 settembre in seconda. La società ha già presentato a Borsa Italiana la richiesta formale di revoca, indicando nel 6 ottobre la data preferita per l’efficacia del delisting.

Il crollo della capitalizzazione

La decisione arriva dopo un drastico ridimensionamento del valore di borsa della società. Monnalisa si era quotata sul listino milanese nel luglio 2018 a 13,75 euro per azione, per una capitalizzazione iniziale di circa 72 milioni di euro. Ieri, alla chiusura, l’azione valeva 0,63 euro, con una market cap scesa a circa 3,8 milioni. In poco più di otto anni, dunque, il valore di mercato si è ridotto a una frazione di quello dell’esordio.

Tra le motivazioni indicate dal cda ci sono proprio la scarsa liquidità del titolo, che secondo la società non consente una corretta valorizzazione sul mercato, oltre ai costi amministrativi, organizzativi e di compliance legati alla quotazione, ritenuti non più proporzionati ai benefici. Fuori dal listino, Monnalisa punta inoltre ad avere maggiore flessibilità nella gestione e a concentrare le risorse sull’attuazione del piano industriale.

L’aumento di capitale

Il passo indietro dal mercato arriva pochi mesi dopo un tentativo di rafforzamento patrimoniale. A febbraio il cda aveva deliberato un aumento di capitale da 1 milione di euro, al prezzo di 1,15 euro per azione. L’operazione era stata riservata a Jafin Due, socio di maggioranza (fa capo alla famiglia Iacomoni, fondatrice della società) e alla famiglia dell’imprenditore aretino Massimo Anselmi (a capo di Modamet), titolare del marchio Vivetta. L’aumento si inseriva nel progetto di trasformare Monnalisa da brand premium del childrenswear a piattaforma integrata per design, sviluppo prodotto, operations e distribuzione omnicanale.

Il rilancio, tuttavia, si confronta con una situazione economica ancora difficile. Nel 2025 il gruppo ha realizzato ricavi per 33,8 milioni di euro, chiudendo con una perdita di circa 6,9 milioni.

La revoca senza diritto di recesso: impegno di acquisto fino a 900.000 euro

In questo delisting non è previsto alcun diritto di recesso. Tuttavia Jafin Due, che detiene il 70,99% di Monnalisa, e Modamet, titolare del 7,12%, hanno assunto un impegno volontario e solidale ad acquistare le azioni dei soci che ne faranno richiesta dopo l’efficacia della revoca. Il prezzo è fissato in 0,6735 euro per azione, pari alla media dei prezzi degli ultimi tre mesi di negoziazione fino al 4 settembre, maggiorata «di circa il 5%». L’esborso massimo è fissato in 900 mila euro e, in caso di richieste superiori, gli acquisti saranno effettuati pro rata. 

Se l’assemblea approverà il delisting con la maggioranza richiesta del 90% dei voti esprimibili dai partecipanti, le azioni non saranno più negoziate su Euronext Growth Milan. (riproduzione riservata)