Mondiali, Falcao: perché vedo favorite Francia o Norvegia. Troppa finanza nel calcio
Mondiali, Falcao: perché vedo favorite Francia o Norvegia. Troppa finanza nel calcio
Le previsioni del fuoriclasse alla vigilia dei Quarti di finale del Mondiale. Boom di ascolti giovani per Rai Sport

di di Roberto Sommella      09/07/2026 11:16

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Inutile perdersi in tanti giri di parole quando si incontra un fuoriclasse come Paulo Roberto Falcao. Meglio prendere il toro subito per le corna. Chi vincerà i Mondiali? «Secondo me la Francia o la Norvegia», risponde l’idolo dei tifosi romanisti a una domanda di Mf-Milano Finanza durante un briefing organizzato da Rai Sport.

Falcao, il divino, l’ottavo Re di Roma prima dell’era di Francesco Totti, appare in ottima forma, elegante nel suo vestito azzurro polvere, come quando correva a testa alta su tutti i campi del mondo, segnando goal e dettando assist anche di tacco, come quello celebre per la testa di Roberto Pruzzo in un Roma-Fiorentina degli anni ottanta dopo una cavalcata da un’area all’altra, oggi detta box to box in un terribile neologismo anglofono.

La delusione Brasile

«Il Brasile avrebbe anche potuto pareggiare nella partita con la Norvegia ma ha sbagliato troppo. Ecco, la Norvegia di Haaland mi ricorda l’Italia di Paolo Rossi contro di noi ai Mondiali dell’82 in Spagna, da quel match cominciò la marcia trionfale degli azzurri e di Bruno Conti, un fratello per me. Ovviamente può accadere di tutto, anche perché sulla carta le squadre migliori sono la Spagna e la Francia».

L’uomo che ha fatto diventare famosa la maglia numero 5, un tempo destinata allo stopper («5 come il gioco del calcetto, per questo l’ho scelta», rivela a chi scrive mentre gliene porge una dell’epoca) dunque a una figura non fondamentale nell’immaginario collettivo, se si fa eccezione per Kaiser Franz Beckenbauer, non è triste per l’uscita di scena del suo Brasile. È infatti consapevole che la squadra verdeoro ha bisogno di molto tempo quando cambia allenatore «e non è affatto facile per Brasile, Argentina o Italia adeguarsi ad un ct straniero come nel caso di Carlo Ancelotti».

Dunque fiducia a Carletto, che vedrebbe bene anche sulla panchina dell’Italia, come egli stesso un domani non disdegnerebbe affatto essere il presidente della sua amata Roma. «Io dico sempre, perché no? Ma l’unica volta che sono stato davvero vicino a tornare alla Roma come allenatore fu all’inizio degli anni novanta quando mi voleva il grande Dino Viola, che purtroppo morì prematuramente».

Il cuore a Roma

Corsi e ricorsi della storia di un campione che dimostra sempre di usare bene il cervello come quando indossava maglietta e calzoncini quasi fossero uno smoking a un pranzo di gala. Falcao è ospite di un celebre albergo romano, dove viene rispettata la sua privacy, ma ha voluto presentarsi di nuovo al pubblico italiano della Rai – che sta facendo boom di ascolti, anche tra i giovani, con i suoi speciali - avendo fatto un corso di italiano di un mese prima della partenza dei mondiali americani e dopo aver studiato le 48 squadre della competizione più ampia di sempre voluta dalla Fifa.

Il cuore, tolto il Brasile, «che è più arrogante nel calcio di quanto dovrebbe invece essere orgoglioso della sua musica e delle sue spiagge», resta in Italia, nonostante gli azzurri non partecipino al campionato del mondo di calcio da ben tre edizioni. «Sono ottimista, Giovanni Malagò alla guida della Figc saprà riportare in alto i quattro volte campioni del mondo, è la persona giusta per guidare il calcio italiano, ma bisogna pensare ai giovani e responsabilizzarli», afferma dopo aver firmato maglie e autografi come se fosse ancora sotto la Curva Sud.

E ai romanisti dedica una profezia, non si quanto dettata dalla ragione o dal cuore: «La Roma di Gasperini, che sta facendo un lavoro bellissimo, se fa gli acquisti giusti può competere per lo scudetto, come può pensare in grande anche il Como, dove cominciò la mia avventura in Italia, ma per i giallorossi in Champions sarà tutta un’altra cosa».

Lì, nell’olimpo del calcio europeo, i milioni scorrono come un fiume in piena e diventano miliardi, dunque i valori sono completamente diversi: vince chi spende di più, non chi tocca meglio la palla. Come un’altra cosa è ormai il calcio, fatto che però non lo fa tendere alla nostalgia.

Troppa finanza nel calcio

«È vero, c’è troppa finanza nel calcio, quando sento che un giocatore vale 150 milioni non riesco nemmeno a capire questa cifra, ma c’è poco da fare, il mondo va in questa direzione, questa è la realtà, come è realtà il fatto che la tv a pagamento ha cambiato tanto il mondo del pallone», risponde ancora ad una domanda di MF-Milano Finanza.

Una cosa è certa: «Per il goal di Turone annullato in quel Juve-Roma non serviva il Var, la rete era valida, quella partita noi l’abbiamo vinta’’. La convinzione è tutto nella vita, come nello sport, come nei romanzi di Eduardo Galeano. Libri e calcio, fondamentali per sognare. (riproduzione riservata)