Milano è talmente vicina all’Europa che chi ha voluto abbandonarla ora si è pentito. Lo rivela a chi scrive Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa spa, una grande esperienza proprio nella city londinese che quest’anno celebra i dieci anni della Brexit. «Gli inglesi si sono pentiti di aver lasciato l’Unione europea anche se la Borsa di Londra ha retto al divorzio», racconta l’uomo che da quando Piazza Affari è entrata in Euronext, la piattaforma di otto borse comunitarie, ha prodotto un aumento a doppia cifra dei margini e anche dei dividendi riservati all’azionista italiano Cdp.
Le altre città se ne facciano una ragione: il capoluogo lombardo, reduce dal successo ai Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, resta una meta finanziaria ma anche un esempio da seguire per tanti altri settori. Ne è convinto Giovanni Malagò, come Testa, ospite di Motore Italia, format di Milano Finanza e Class-CNBC sulle eccellenze nazionali.
«Lo sport è ormai un settore importante dell’economia italiana e ha una cosa su cui dovrebbe riflettere la politica: il merito viene premiato, vince il più bravo», riflette con la giusta dose d’amarezza il presidente della Fondazione Milano Cortina che ha messo a segno un ennesimo successo di vittorie e apprezzamento internazionale ma che proprio la politica non ha voluto per un nuovo mandato al Coni.
Merito, competizione, capacità di superare gli ostacoli e, con la dovuta sobrietà, che solo Milano annovera, archiviare rapidamente i successi che hanno potuto ammirare oltre cinquanta capi di Stato e un miliardo di spettatori in giro per il mondo. Questo è il segreto del successo di chi opera sotto la Madonnina, assicura il sindaco Beppe Sala: «La visibilità e la riconoscibilità internazionale di Milano come venue adatta ad ospitare appuntamenti di così alto livello sono parte dell’eredità che i Giochi lasciano alla città. È una legacy composita, che avrà un forte e positivo impatto sulla crescita futura di Milano e sulla rigenerazione di alcuni quartieri».
«Milano Cortina è stato un grande successo sportivo e non solo. Come l’Expo, che ha cambiato il volto di Milano, anche con le Olimpiadi la città continua un cammino», gli fa eco Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli & C, anch’egli presente alla kermesse meneghina. «Dopo Expo ci sono stati anni di grande crescita, poi un momento di incertezze, e al di là della crisi delle ultime settimane Milano Cortina ha ridato alla città una centralità che incide positivamente sul morale delle persone. C’è una componente del Pil che deriva dall’atteggiamento della gente. Il successo aiuta a guardare con più luce al futuro».
Così come il nuovo stadio di San Siro, garantiscono Paolo Scaroni, presidente del Milan e Beppe Marotta, numero uno dell’Inter, un’opera che dovrebbe essere pronta per gli Europei 2032 e che cancellerà per una volta le dinamiche da derby tra le due squadre cittadine.
Tronchetti è d’accordo: «Il nuovo stadio rappresenta un’opportunità per il calcio in generale, che vede l’Italia un po’ indietro rispetto a Inghilterra, Francia e Germania. Lo stadio è un motore che produce ricchezza e permette alle squadre di essere più competitive».
Tutto rosa e fiori, quindi? Non proprio. Ci sono voci autorevoli discordanti che narrano una storia più controversa. Come quella di Manfredi Catella, ceo di Coima, finito nelle migliaia di pagine dell’inchiesta sull’immobiliare. Con il suo stile da interprete da film hollywoodiano degli anni quaranta, Catella ha le idee chiare e non le manda a dire: «Milano-Cortina è stato un evento straordinario. Dal punto di vista infrastrutturale, Milano ha vinto la sfida. Il cosiddetto modello Milano è un modello ambrosiano: sobrio, concreto, fatto da persone che lavorano e che sanno realizzare. È una città che ha operato molto bene e quando deve fare, fa».
Fin qui il chiaro, ma c’è anche una parte di scuro in questo racconto della città che incasserà sei miliardi euro dai tre spesi per i Giochi, soprattutto perché il 90% degli impianti era già esistente. Alcune opere vivranno anche dopo gli eventi, ad esempio a settembre entreranno nell’ex villaggio olimpico i primi dei 1.700 studenti che avranno stanze in affitto nella struttura, come anche l’Arena ospiterà altri eventi. Ma si potrebbe fare molto di più.
Secondo Catella «ciò che è mancato alla città è stata una maggiore produzione di case: se ci fosse stata, oggi i prezzi sarebbero più contenuti. Se si guarda dagli anni ‘90 a oggi Milano è diventata una città straordinariamente migliore grazie a una serie di iniziative e trasformazioni importanti anche se la città paga la propaganda di una narrativa negativa».
Quella propaganda che non vive invece Roma, dove le opere continuano a essere ideate e messe a terra.
Proprio dalla capitale il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha voluto mandare un messaggio rassicurante. «Ho pensato e detto fin dall’inizio che Milano-Cortina 2026 sarebbe stata un’opportunità irripetibile, un sogno diventato realtà per la Lombardia, per Milano, per l’Italia tutta. Ora che il sipario sui giochi è calato, mi sento di dire che queste Olimpiadi hanno dato un tocco quasi artistico alla credibilità del Paese, una decorazione d’eccellenza che si concatena in una narrazione unica che, partendo dall’Expo, crea un binario su cui viaggiano in progressiva accelerazione tecnologie d’avanguardia, sviluppo delle infrastrutture e crescita economica. Fattori essenziali che collegano ancora di più Milano e la Lombardia all’Europa».
Non è Lucio Dalla ma un lombardo doc ad affermare questa prossimità del polmone finanziario del Paese al centro del mercato unico, che significa anche attrarre maggiori capitali, anche delle famiglie, che sono tornate a essere Btp people grazie alle ripetute promozioni del debito italiano da parte delle agenzie di rating, arrivando a detenere 300 miliardi di euro in titoli di Stato. Una medaglia anche questa, non olimpica, ma pur sempre da appendersi al collo, dopo anni di bocciature e discredito finanziario. (riproduzione riservata)