Milan, il futuro del Diavolo tra investimenti e stadio
Milan, il futuro del Diavolo tra investimenti e stadio

di di Nicola Carosielli 16/05/2026 09:00

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Poco più di sette giorni sono destinati a segnare una parte decisiva dei prossimi capitoli dell’Ac Milan. Le partite con Genoa e Cagliari non valgono solo 6 punti, ma l’appuntamento più importante: l’accesso alla Champions League. Fondamentale non solo in termini sportivi. Il solo accesso alla massima competizione Uefa garantisce una prima entrata certa di 38,5 milioni, generata da ricavi collegati al market pool televisivo della Serie A, ranking Uefa e poi il bonus fisso di 18,8 milioni che arriva proprio dalla Uefa. Non a caso, in un recente intervento pubblico, Stefano Cocirio, cfo del Milan ha dichiarato: «Sicuramente la Champions League porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato». Questo perché, se si fa strada nelle competizione, vanno considerati i ricavi da premi Uefa: nella fase a gironi sono previsti 2,1 milioni per ogni vittoria e 750 mila euro per ogni pareggio; a cui si aggiungono i ricavi da ticketing e altri premi Uefa se si avanza nel torneo.

Non a caso venerdì 15, lo stesso Gerry Cardinale, fondatore e proprietario di RedBird e proprietario del Milan, ha deciso di parlare al Corriere della Sera, sostenendo che il mancato accesso sarebbe un fallimento. Sportivo, ma evidentemente anche economico, vista la natura di RedBird, cioè un veicolo di investimento e non una dinastia industriale. Nonostante abbia sempre reinvestito nel Milan ogni guadagno: «Quando il club genera denaro, io non lo porto fuori. Lo reinvesto nella squadra, nei giocatori, infrastrutture e crescita».

Vincere, guadagnare e reinvestire sembra essere il mantra di Cardinale, che dal 2023 ha speso oltre 400 milioni di euro per rinforzare la rosa del Diavolo, anche se - come ha ammesso lui stesso - «abbiamo speso perfettamente? Chiaramente no». Ma il progetto che il patron di RedBird ha in serbo per il club è molto più ampio della semplice gestione di una squadra di calcio come noi la conosciamo, ma guarda allo sviluppo economico e commerciale del club.

Ma sempre con la logica del private equity sportivo, secondo cui il valore di un club può aumentare in modo esponenziale qualora si sbloccasse una fonte di ricavi.

Il nodo dello stadio di proprietà

Che nel caso del Milan, così come dell’Inter, è rappresentata dallo stadio di proprietà. La struttura da 71.500 posti, progettata dagli studi internazionali Foster + Partners e Manica e finanziata da Goldman Sachs, JpMorgan, Banco Bpm e Bper Banca, potrebbe sbloccare ricavi per 180 milioni. Sull’infrastruttura pende la doppia spada di Damocle delle autorizzazioni e dell’indagine della Procura di Milano sui rapporti tra Comune e club per la vendita dell’area. Ma se tutto dovesse risolversi per il meglio e arrivare a una inaugurazione per il 2030 (data fondamentale anche per l’Italia in vista di Euro 2032), il salto che potrebbe compiere il club in termini di valutazioni sarebbe quantico. Dai circa 1,66 miliardi di euro (stime Sportico) si potrebbe passare, secondo esperti di mercato, a una valutazione del club compresa addirittura tra i 3 e i 4 miliardi di euro. Un tema che evidentemente non può che far piacere a un fondo di investimento. E anche se l’approccio di Cardinale sembra più vicino a quello che recentemente ha mostrato il fondo Apollo con l’Atletico Madrid, nel togliere la data di scadenza dell’investimento sul club spagnolo, è innegabile che una tale valutazione non possa che alleggerire qualsiasi decisione futura del fondo. Certo, dall’altra parte, quella valutazione renderebbe una possibile exit più complessa perché restringerebbe il campo per futuri e potenziali acquirenti. Ma Cardinale al momento non sembra affatto interessato a cercare acquirenti per il Milan. Piuttosto, stando a quanto circola Oltreoceano, sembrerebbe che il piano di lungo termine possa prevedere l’arrivo di un alleato in minoranza, qualcuno con cui poter costruire, partendo dalla gloria del club, una nuova e più remunerativa storia.

La pista della famiglia Ellison

Ed è in questo contesto che dalle ricostruzioni di Milano Finanza, sembrerebbe essere emersa una pista che porta direttamente verso la famiglia Ellison, con cui Cardinale ha un rapporto ultra quindicennale. Dal capostipite Larry, fondatore di Oracle e con un patrimonio di oltre 200 miliardi di dollari, al figlio David, proprietario di Paramount-Skydance (nel cui cda siede proprio Gerry Cardinale, che è anche azionista tramite RedBird). La famiglia Ellison ha storici interessi nello sport: dalla lega di vela Sail Gp (che ha co-fondato), fino all’Indian Wells Tennis Garden, senza dimenticare proprio la passione per il calcio con il tentativo di comprare l’Aston Villa in Premier League. E, soprattutto, ha un network mediatico molto esteso, che comprende tra gli altri la Cbs Sports, la più importante rete americana che detiene per il mercato Usa sia i diritti della Champions League sia quelli della Serie A. Una rete che crescerà grazie alla recente operazione da oltre 100 miliardi con Warner Bros. Discovery, che darà vita a un conglomerato composto da Hbo, Dc Comics, Cbs, Cnn, Paramount+, Pluto (con contenuti sportivi che spaziano tra Nfl, Olimpiadi, Ufc, Nhl, Ncaa, Champions League) che punta a combattere contro Netflix e Disney nella guerra dello streaming.

Elemento fondamentale: nel deal Paramount-Wbd un ruolo importante è stato svolto proprio da RedBird, che oltre alla parte finanziaria ha contribuito alla costruzione della visione strategica (i manager verranno dall’ecosistema RedBird), alla definizione della leadership post-merger e alla guida del processo insieme alla famiglia Ellison.

L’eventuale futura unione di queste due forze, potrebbe creare un nuovo filone per il Milan e, ovviamente per RedBird e Paramount-Skydance, che sfruttando anche il bacino di quasi 100 milioni di tifosi nel mondo potrebbero creare un modello basato anche sulla produzione di contenuti di alto valore: dai documentari, alle serie sulle partite. Un filone già cavalcato da Skydance con la Nfl per esempio. (riproduzione riservata)