Un’onda blu alle elezioni di Midterm statunitensi, con la maggioranza democratica sia alla Camera che al Senato, non era lo scenario centrale del mercato, né quello preferito dal consenso degli analisti, che avrebbero privilegiato (anche in virtù dei dati storici) un Congresso diviso.
La vittoria schiacciante dei Democratici potrebbe quindi avere anche delle ripercussioni sui portafogli di investimento, compresi quelli in euro che risentono di un fattore cruciale: il movimento del dollaro. Ecco le tre domande da porsi adesso per decidere come investire.
Posto che è impossibile prevedere il futuro sui mercati, e che le variabili in gioco - dall’inflazione al debito pubblico, dalla guerra in Medio Oriente alla frenata dell’intelligenza artificiale - possono essere perfino più impattanti dell’esito elettorale, l’analisi storica mostra come un’affermazione democratica in entrambe le Camere durante un mandato presidenziale repubblicano abbia avuto effetti di breve periodo rilevanti.
Analizzando i dati dal 1954 al 2022 Chris Galipeau, head market strategist di Franklin Templeton Institute, ha visto come nelle sette occasioni (su dieci) in cui i Democratici hanno conquistato l’intero Congresso la performance a tre mesi dell’S&P 500 sia stata in media del 10,3%, contro il +1,1% del Congresso diviso e il -8,4% dell’unica volta (2002) in cui si sono riconfermati i Repubblicani.
Ma già nel medio termine il discorso cambia: guardando all’andamento dell’S&P 500 a un anno lo scenario con i Democratici in entrambe le camere ha portato a un apprezzamento dell’indice del 14,8%, molto simile agli altri due scenari: +15,5% per le Camere divise, +14,9% per il controllo repubblicano.
La prima e più evidente reazione sul mercato della doppia vittoria democratica è stato il movimento del dollaro, sceso in poche ore ai minimi da ottobre, con il Dollar Index (che raffronta il biglietto verde alle altre principali valute globali) è sceso di circa lo 0,5%.
La reazione di breve periodo potrebbe spaventare gli investitori. Chi investe in euro in asset americani durante una fase di indebolimento della valuta americana vedrà infatti il rendimento del tuo investimento ridotto dall'effetto cambio, a parità di performance dell'asset sottostante. È quello che è successo, in modo piuttosto marcato, nel corso di tutto il 2025.
Analisti e strategist tendono però a guardare più al lungo periodo, dove entreranno in gioco altri fattori. «Oggi l’andamento del dollaro dipende più dal resto del mondo che dagli Stati Uniti», segnala Donatella Principe, head of global strategy di Intermonte. «Le forze di lungo periodo, come la minore fiducia negli asset americani e nel biglietto verde come valuta di riserva, spingerebbero verso un indebolimento». Il dollaro resta invece forte finché «sono deboli le altre valute».
Il vero nodo del mercato è capire se e in che misura la maggioranza democratica al Congresso possa impattare su un settore dell’intelligenza artificiale che già da settimane è in difficoltà. «Il settore vive di energia a buon mercato, autorizzazioni per nuove infrastrutture e regole favorevoli per lo sviluppo dei modelli più avanzati», osserva Sara Amato, Head of investment specialists Italia di Pictet Wealth Management. «Una maggioranza democratica più aggressiva sul fronte regolatorio potrebbe irrigidire questi vincoli, alzando i costi e raffreddando almeno in parte l’entusiasmo degli investitori senza però spegnere del tutto una tendenza di lungo periodo che resta per ora intatta».
Al di là del tema AI, per analisti e consulenti i Democratici al Congresso potrebbero dare smalto ai titoli dell’efficienza energetica e delle infrastrutture sostenibili. «Privilegiamo reti elettriche, solare e infrastrutture idriche», elenca Francesco Casaralla, co-fondatore e amministratore della società di consulenza finanziaria indipendente Colazione a Wall Street Scf. Alcuni esempi? «Eaton e Quanta rappresentano il bisogno di potenziare la rete, Trane e Carrier quello di rendere più efficienti gli edifici. First Solar e Nextpower sono le esposizioni più sensibili alla politica energetica, anche se non presumo nuovi incentivi automatici ma con Trump alla Casa Bianca». Il vantaggio, conclude il consulente finanziario, «potrebbe consistere soprattutto in un freno a ulteriori interventi legislativi restrittivi». (riproduzione riservata)