Cosa succede ora alle borse dopo il voto Usa? Dai titoli tech agli investimenti cosa si aspettano gli analisti
Cosa succede ora alle borse dopo il voto Usa? Dai titoli tech agli investimenti cosa si aspettano gli analisti
La conquista di 228 seggi al Congresso e 54 al Senato frena l’agenda di Trump. Gli esperti analizzano gli effetti su Fed, AI, titoli tecnologici, dollaro e mercati finanziari

di Giulia Venini 04/11/2026 10:20

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L’America al voto ha emesso la sua sentenza e il Partito Democratico ha trionfato alle elezioni di metà mandato ottenendo 228 seggi al Congresso e 54 al Senato. Il risultato si ripercuoterà sui mercati finanziari tra possibili cambiamenti nella politica monetaria della Fed agli investimenti nell’AI.

Commerzbank: ora Trump farà maggiore ricorso agli ordini esecutivi

Tra i dati più rilevanti di questo appuntamento elettorale c’è la conquista degli Stati storicamente «rossi», colore che negli Stati Uniti rappresenta il Partito Repubblicano. È il caso del Texas dove ha trionfato il candidato democratico James Talarico, o della Carolina del Sud, in cui ha vinto la dem Annie Andrews. 

Secondo gli analisti di Commerzbank «il risultato è talmente netto da aver disinnescato qualsiasi dibattito su possibili manipolazioni elettorali». Per il presidente americano Donald Trump «l’esito rappresenta una battuta d’arresto significativa» e lo testimonia il fatto che il capo della Casa Bianca si è detto «disposto ad accettare questi risultati» e pronto a collaborare «con i democratici».

«Negli ultimi due anni del suo mandato, è ora probabile che faccia ancora maggiore ricorso agli ordini esecutivi e alla politica estera, ambiti nei quali il presidente gode di una maggiore libertà d’azione e deve confrontarsi con minori vincoli da parte del Congresso», sostengono gli esperti.

Ing: la volatilità sui mercati non sparirà presto

La vittoria dei democratici «renderà notevolmente più difficile per il presidente Donald Trump far passare la sua agenda interna al Congresso», afferma Simon Wiersma, chief investment strategist di Ing. «La deregolamentazione, i tagli fiscali e parti della sua agenda fiscale incontreranno maggiore resistenza, mentre un controllo più rigoroso su aree come l’AI, le criptovalute e le grandi acquisizioni diventa sempre più probabile». Per gli operatori «la cosa principale da ricordare è che l’economia conta in ultima analisi molto più della precisa composizione politica del Congresso. Storicamente, il periodo successivo alle elezioni statunitensi è stato favorevole per gli investitori», prosegue l’analista. «Una cosa sembra certa: la volatilità non sparirà presto».

Swissquote: la minore spinta fiscale indebolirà il dollaro

Le ribalta democratica «pesa sui titoli tecnologici e dell’AI, pur alimentando le speranze di un contesto più favorevole per le energie rinnovabili», aggiunge Ipek Ozkardeskaya di Swissquote. «I rendimenti statunitensi sono in calo in previsione di un peggioramento meno rapido della situazione fiscale. Tuttavia, una minore spinta fiscale potrebbe anche significare una crescita più lenta, con conseguente indebolimento del dollaro statunitense».

Lombard Odier: Fed più indipendente

Se da una parte è vero che questo risultato elettorale comporterà una supervisione più rigorosa dell’intelligenza artificiale, dall’altra «il rischio di misure particolarmente restrittive, come una moratoria federale sulla costruzione di data center» è poco probabile, anche però «probabilmente incontrerebbe un veto immediato», osserva Michael Strobaek, global cio di Bank Lombard Odier. «A nostro avviso, l’approccio più probabile resta quello di una parziale autoregolamentazione del settore». 

Sul fronte gli investimenti «continuiamo a considerare favorevoli agli asset rischiosi», mentre l’attenzione «tornerà a concentrarsi sulla politica monetaria, sulla crescita economica e sugli utili societari», alla luce del fatto che la vittoria democratica è in grado di rafforzare «l’indipendenza della Federal Reserve, poiché l’approvazione da parte del Senato delle nuove nomine al Consiglio dei governatori rappresenterebbe un ulteriore meccanismo di controllo istituzionale, con effetti positivi sul dollaro».

Quanto alle obbligazioni, spiega Strobaek, «il premio per il rischio rimane eccessivo e privilegiamo le scadenze comprese tra i 5 e i 7 anni».

Deutsche Bank: in parte rientrate le vendite su S&P 500 nel premarket 

Sui mercati «si è registrata una netta ondata di vendite sui future azionari statunitensi, che ha colpito in particolare il settore tecnologico», osservano da Deutsche Bank. Tuttavia «dopo aver registrato ribassi superiori all’1% i futures sull’S&P hanno recuperato gran parte delle perdite iniziali. Si è assistito anche a un rally dei titoli del Tesoro Usa, dato che una situazione di governo diviso rende solitamente più difficile l’approvazione di stimoli fiscali». Quanto alla Fed, ora «le aspettative sui rialzi dei tassi entro la riunione di giugno 2027 si sono ridotte di 3,3 punti base, scendendo a 55 punti base».

Unicredit: ecco che cosa c’è sull’agenda democratica

Guardando agli spot elettorali dei democratici dall’agenda futura ci si possono aspettare varie misure, dalla «revisione delle politiche di taglio alla spesa sanitaria», passando «all’opposizione ai data center» per arrivare alle indagini sulla corruzione «relative ai contratti, ad esempio quelli riguardanti il blocco dei progetti sulle energie rinnovabili e il trattamento favorevole riservato ai combustibili fossili, nonché sui presunti accordi basati su scambi di favori», sottolineano gli analisti di Unicredit.

La débâcle repubblicana è in grado di influenzare la tornata elettorale del 202. «Se Trump insisterà sulle politiche impopolari, probabilmente aggraverà i danni aprendo una fase di volatilità ancora maggiore sui mercati nel breve termine e rischiando uno scontro con un Partito repubblicano che sarà verosimilmente interessato a cambiare rotta. Se invece accetterà di collaborare con il nuovo Congresso, riteniamo che il nuovo equilibrio dei poteri potrebbe sostenere i mercati in vista delle elezioni del 2028».

Scope Ratings: l’esito è positivo per il merito creditizio americano

«Il controllo democratico sia della Camera che del Senato, unito alla rapida accettazione della sconfitta repubblicana da parte del Presidente Trump, segna un importante punto di svolta istituzionale confermando la resilienza del consolidato sistema statunitense di pesi e contrappesi checks and balances», rileva Eiko Sievert di Scope Ratings. «Tale meccanismo è considerato un fattore positivo per il merito creditizio, che sostiene il rating degli Stati Uniti». Per l’esperto «le pressioni sulla sostenibilità del debito e sulla governance fiscale rimangono fattori chiave per il rating sovrano degli Stati Uniti. Prevediamo che il debito salirà dal 124% del Pil nel 2025 a circa il 145% entro il 2031, attestandosi al secondo posto tra le economie avanzate, dopo il Giappone».

Nei prossimi due anni «l’azione di governo si sposterà ulteriormente dall’attività legislativa verso ordini esecutivi e regolamentazioni gestite da agenzie federali ancora sotto il controllo del Presidente; in questo contesto, il ricorso al veto presidenziale diventerà probabilmente una prassi abituale. Al contrario, l’autorità del Presidente in materia di politica commerciale ed estera rimane, in larga misura, intatta. Non prevediamo, pertanto, cambiamenti sostanziali nell’approccio degli Stati Uniti all'escalation in Medio Oriente, nei rischi legati ai dazi per gli esportatori dell’UE, né nel progressivo trasferimento ai governi europei della responsabilità di sostenere l’Ucraina». (riproduzione riservata)

(hanno collaborato Alberto Chimenti, Gaia Di Fraia e Marco Fusi)