Il dollaro cade sul minimo dal 16 ottobre dopo che i Democratici hanno conquistato il controllo sia del Senato sia della Camera nelle elezioni di metà mandato degli Stati Uniti. Il risultato ha alimentato i timori che la rapida crescita del settore dell’intelligenza artificiale possa essere frenata da un maggior controllo normativo.
In una pesante battuta d’arresto per il presidente statunitense, Donald Trump, i Democratici hanno ottenuto importanti vittorie in South Carolina, Texas e Ohio, conquistando la maggioranza sia al Senato sia alla Camera dei Rappresentanti e arrivando a prevalere anche in territori tradizionalmente considerati roccaforti repubblicane.
«Con una vittoria schiacciante dei Democratici, si prospettano controlli normativi più rigorosi sulle società tecnologiche e sulle aziende operanti nel settore dell’intelligenza artificiale, oltre a una maggior probabilità di paralisi politica», prevede Prashant Newnaha, responsabile senior della strategia sui tassi d’interesse presso TD Securities.
L’esito elettorale può, inoltre, avere conseguenze di ampia portata sulle prospettive dei conti pubblici statunitensi, nonché su settori come la difesa, la sanità e il comparto bancario. Comunque i mercati hanno già scontato l’onda blu e il future sull’indice S&P 500, dopo un primo momento di sbandamento, sale dello 0,13%, quello sul Dow Jones dello 0,39% e sul Nasdaq dello 0,34%.
In realtà per ora a pagare lo scotto sul mercato valutario è il dollaro che registra un indebolimento generalizzato nei confronti delle principali valute internazionali. L’euro sale dello 0,49%, raggiungendo quota 1,1241 dollari (massimo a 1,1264). Si interrompe così la fase più lunga di sentiment negativo dall’inizio del 2025 sulla moneta unica.
«La conquista democratica della Camera e del Senato configura una situazione di stallo istituzionale, limitando la capacità dell'amministrazione di approvare riforme domestiche radicali», spiega Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades. «L'aumento dell'incertezza politica e il rallentamento dello stimolo fiscale domestico tendono a pesare sulla valuta americana».
E comunque per il biglietto verde la reazione immediata «potrebbe riflettere sollievo e il posizionamento degli investitori più che un cambio di direzione duraturo», spiega Andrew Jackson, Head of Investments di Vontobel. «Nel tempo, la crescita relativa e la politica della Fed dovrebbero restare più importanti. Con il Congresso che limita l’agenda interna, un uso più ampio dei poteri esecutivi su dazi e sanzioni potrebbe inoltre avere effetti diversi tra settori, valute e regioni».
I problemi veri sorgeranno in sede di decisioni da prendere sul piano fiscale, perché sarà più difficile far passare nuovi pacchetti di spesa o tagli alle tasse. «La politica di bilancio diventerà neutrale o restrittiva, moderando le stime di crescita del pil. Un minor deficit fiscale atteso ridurrà la pressione sull'offerta di debito», prevede Berlinzani. «Uno scenario che favorisce la discesa o la stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari (il Treasury Usa viaggia sotto il 5% al 4,92%, ndr), rimuovendo un importante pilastro di supporto per il dollaro».
Ma con la politica interna bloccata, l'amministrazione potrebbe concentrarsi maggiormente sulla politica estera e commerciale. «Ciò potrebbe innescare», conclude l’esperto di di ActivTrades, «un aumento di volatilità, mitigando parzialmente la debolezza del dollaro grazie al suo status di bene rifugio».
Quindi per il team della fintech Ebury l’esito del voto in Usa non è un evento epocale per il mercato valutario, soprattutto perché l'esito era già in gran parte scontato. «I Democratici possono frenare l'agenda fiscale di Trump, ma con il suo potere di veto intatto e una maggioranza di due terzi al Senato che difficilmente riuscirà a ribaltarlo, il Congresso può bloccare nuove spese, ma non può annullare quelle già in essere», precisa Ebury.
Al contempo un Senato a maggioranza democratica, chiarisce Ebury, limita la capacità di Trump di nominare governatori della Fed più accomodanti, anche se, con pochi posti vacanti nel consiglio prima della fine del suo mandato, l'impatto pratico è limitato. La vera prova fiscale saranno i negoziati sul tetto del debito nel 2027.
Derek Halpenny, Head of Research Global Markets Emea & International Securities di Mufg Bank, si chiede anche se il presidente intensificherà il conflitto in Medio Oriente. Di recente ha dichiarato che «l’elettorato comprende ciò che sto facendo in Iran», un’affermazione che potrebbe preannunciare nuove azioni imminenti. «Uno scenario del genere invertirebbe certamente il calo del dollaro che stiamo osservando», indica Halpenny.
Per altro i fondamentali continuano a contare e, sebbene questo voto modifichi in modo significativo le aspettative sulle politiche future, venerdì 6 novembre sarà pubblicato il rapporto sull’occupazione statunitense, che avrà un peso maggiore sui movimenti a breve termine dei tassi e dei cambi.
«Se Trump non attaccherà l’Iran e interpreterà questa bocciatura delle sue politiche da parte degli elettori come un motivo per cercare un accordo, un ulteriore indebolimento del dollaro sarà molto più probabile», prevede Halpenny, non escludendo che ora possano intensificarsi gli sforzi per affrontare il problema del costo della vita: «è certamente plausibile. Questa vittoria dei Democratici può attenuare i rischi inflazionistici e accrescere l’incertezza sulle prospettive eccezionalmente ottimistiche per l’AI, creando le condizioni per un ulteriore calo dei rendimenti e del dollaro statunitense».
Dal punto di vista dell’analisi tecnica nel caso del cambio euro-dollaro la resistenza rappresentata dalla media mobile a 21 giorni ha continuato a tenere in occasione di diversi tentativi di superamento. «Gli oscillatori stocastici hanno assunto un orientamento rialzista e il movimento di recupero dell’euro si sta progressivamente estendendo», afferma Vassilis Karamanis, strategist specializzato nei mercati valutari citato da Bloomberg. «Il supporto chiave, situato poco sopra quota 1,11, ha retto in termini. Anche l'indicatore fear-greed, che aveva mantenuto un orientamento ribassista sulla moneta unica per il periodo più lungo dall'inizio del 2025, ha invertito direzione, tornando a segnalare un miglioramento del sentiment».
Mentre la sterlina britannica si rafforza dello 0,48%, portandosi a 1,3480 dollari. La valuta britannica sta mostrando un cambiamento di momentum: la coppia ha chiuso al di sopra della media mobile a 55 giorni e si sta dirigendo verso la sesta seduta consecutiva di rialzo, precisa Karamanis. La formazione di una candela giornaliera Shooting Star, normalmente considerata un possibile segnale di inversione ribassista, non è riuscita a compromettere il sentiment positivo del mercato. Il supporto intraday è a 1,3392, mentre la resistenza in area 1,3470-1,3479.
Lo yen giapponese e il franco svizzero, entrambe valute considerate beni rifugio, registrano i maggiori rialzi. Lo yen si apprezza dello 0,7%, raggiungendo quota 157,55 per dollaro. Ma gli indicatori tecnici non mostrano al momento una direzione sufficientemente forte da suggerire un'imminente rottura dell'attuale fase di consolidamento. Il supporto intraday è a 157,54 e la resistenza a 158,74. Anche il franco svizzero guadagna quasi lo 0,8%, attestandosi a 0,8144 per dollaro. Di conseguenza, l’indice del dollaro flette dello 0,45% a 101,260, il minimo dal 30 settembre.
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