Microsoft taglia 62 persone a Milano e Roma, i sindacati proclamano lo stato di agitazione
Microsoft taglia 62 persone a Milano e Roma, i sindacati proclamano lo stato di agitazione
La multinazionale avvia una nuova procedura di licenziamento collettivo, mentre i sindacati denunciano la mancata contrattazione integrativa e chiedono soluzioni concrete per salvaguardare l'occupazione e valorizzare le competenze

di Eva Palumbo  05/11/2026 15:38

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Stato di agitazione per le lavoratrici e i lavoratori di Microsoft Srl in Italia, con l'immediata sospensione delle prestazioni di lavoro straordinario e supplementare e delle flessibilità orarie. A proclamarlo sono le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, dopo l'avvio, lo scorso 2 ottobre, di una nuova procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 62 dei 995 dipendenti, tra cui un dirigente, nelle sedi di Milano e Roma.

Nuovi tagli

È la terza procedura avviata dalla multinazionale statunitense in Italia nell'arco di tre anni, in un contesto di crescente preoccupazione per la tenuta occupazionale e per il futuro delle professionalità presenti nel nostro Paese. La riduzione del personale si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione internazionale che Microsoft motiva con la necessità di rendere più efficiente e competitivo il proprio modello operativo, attraverso la centralizzazione delle attività, la concentrazione delle competenze specialistiche e la revisione dei servizi offerti. Il piano interessa diverse aree aziendali, dal supporto tecnico e dall'assistenza ai clienti alle attività commerciali, di marketing, sicurezza informatica e sviluppo delle soluzioni cloud e di intelligenza artificiale.

In particolare, la riorganizzazione prevede il trasferimento di alcune attività attualmente svolte in Italia verso hub internazionali, tra cui Stati Uniti, Irlanda, India, Israele, Portogallo e Romania. Una scelta che comporta la progressiva concentrazione all'estero di funzioni e competenze, mentre l'evoluzione tecnologica, la crescente automazione e la diffusione di strumenti di assistenza digitale contribuiscono alla ridefinizione degli assetti organizzativi. A livello globale, sottolineano nella missiva le organizzazioni sindacali, il gruppo sta inoltre definendo un piano di incentivi all'esodo volontario che potrebbe coinvolgere 60mila persone entro la fine del 2026.

Utili solidi ma organici ridotti

Un quadro che alimenta ulteriori preoccupazioni per le prospettive occupazionali, soprattutto alla luce dei risultati economici della multinazionale, che continua a registrare ricavi e utili per diverse decine di miliardi di dollari. Una solidità finanziaria che, per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, mal si concilia con il ricorso reiterato a pesanti riduzioni degli organici.

A rendere ancora più critico il quadro delle relazioni industriali è il netto rifiuto opposto dalla casa madre statunitense alla proposta sindacale di contrattazione integrativa aziendale. Dopo mesi di attesa, la chiusura aziendale rappresenta un ulteriore elemento di criticità proprio mentre le trasformazioni organizzative e tecnologiche renderebbero necessario rafforzare il confronto sindacale.

Incentivi per andarsene

Nel corso dell'ultimo incontro di ieri, 4 novembre, Microsoft ha illustrato un piano di incentivi all'esodo e individuato 11 possibilità di ricollocazione. Per i profili tecnici interessati dalla procedura di licenziamento collettivo, l'azienda ha inoltre prospettato la possibilità di sostenere colloqui individuali con imprese partner per l'accesso a nuove opportunità lavorative.

Per i sindacati, le misure illustrate sono insufficienti, sia per quanto riguarda le prospettive di ricollocazione sia sul versante economico, con incentivi all'esodo che, allo stato attuale, risultano peggiorativi rispetto a quelli previsti nella precedente procedura. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ribadiscono che ogni eventuale uscita dall'azienda dovrà avvenire esclusivamente su base volontaria e chiedono soluzioni concrete per salvaguardare l'occupazione e valorizzare le competenze professionali del personale coinvolto.

«Non è accettabile che un gruppo multinazionale con risultati economici di questa portata continui a ridurre l'occupazione, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori le conseguenze delle proprie scelte organizzative e delle trasformazioni tecnologiche. Chiediamo a Microsoft risposte concrete sulla salvaguardia dei posti di lavoro, misure di accompagnamento adeguate e la disponibilità ad aprire un confronto serio sulla contrattazione integrativa aziendale. La contrattazione e la partecipazione devono essere parte integrante dei processi di trasformazione, non elementi da escludere dalle decisioni aziendali», dichiarano le tre sigle che si riservano di proclamare ulteriori iniziative di mobilitazione qualora non arrivino risposte soddisfacenti dalla multinazionale. (riproduzione riservata)