Non solo un nuovo organigramma, ma una nuova strategia. E l’inizio di una nuova fase per Mfe-MediaForEurope. Dopo avere completato negli ultimi anni il percorso di espansione internazionale, culminato con il rafforzamento in Germania attraverso ProSiebenSat.1 e con l’ingresso nel capitale del gruppo portoghese Impresa, Pier Silvio Berlusconi rimodella l’assetto di governo della società e lo fa con un obiettivo chiaro: rendere più veloce il processo decisionale e trasformare un insieme di televisioni nazionali in un vero gruppo industriale europeo.
Il nuovo schema organizzativo, che accompagna anche il progetto di incorporazione di Mediaset in Rti con la nascita di Mediaset Italia, riduce i livelli gerarchici e concentra le responsabilità operative direttamente sotto il chairman e group ceo Pier Silvio. La filosofia è sintetizzata dallo stesso Berlusconi: una «linea di comando più corta», con responsabilità più chiare e una maggiore capacità di reagire in un mercato che si è fatto sempre più competitivo.
La novità a cui forse tutto ruota attorno riguarda la nascita di due figure che diventano, di fatto, i pilastri della macchina operativa internazionale. Marco Giordani assume il ruolo di chief international business officer, mentre Stefano Sala diventa chief international advertising officer. Entrambi risponderanno direttamente a Pier Silvio Berlusconi.
La scelta non è casuale. Giordani, oltre a guidare ProSiebenSat.1, avrà il compito di coordinare tutte le attività industriali del gruppo: tecnologia, digitale, operations, innovazione, governance, diritti televisivi, procurement e organizzazione. È il ruolo destinato a creare le attese sinergie tra le diverse società del gruppo e a sfruttare le economie di scala che rappresentano appunto la principale ragione industriale della costruzione di Mfe.
Sala, invece, riceve la responsabilità dell’intera strategia pubblicitaria a livello internazionale. In un mercato nel quale la raccolta pubblicitaria tradizionale è sempre più sotto pressione per la concorrenza delle piattaforme digitali globali, l’obiettivo diventa quello di riuscire a mettere sotto un’unica regia commerciale le concessionarie dei diversi Paesi, mantenendone sì l’autonomia, ma anche coordinandone strategie, prodotti e sviluppo. Una condizione forse necessaria per competere oggi sul mercato.
L’organigramma così come è stato ridefinito mostra chiaramente come tutte le principali funzioni strategiche rimangano accentrate sotto il controllo diretto del numero uno del gruppo. Continuano a riportare direttamente a Berlusconi il direttore finanziario Simone Sole, il general counsel Pasquale Straziota, Mauro Crippa per comunicazione e informazione, Niccolò Querci per le relazioni istituzionali e strategiche, Federico Di Chio per il marketing strategico internazionale e Gina Nieri come senior advisor per la regolazione dei media. Fedele Confalonieri mantiene il suo ruolo di chairperson.
Il messaggio che emerge dalla nuova governance è duplice. Da una parte viene rafforzato il controllo centrale delle decisioni strategiche; dall’altra sono stati però individuati due manager ai quali viene affidato il compito forse più delicato: l’integrazione operativa del gruppo europeo. È il passaggio naturale dopo una lunga stagione di acquisizioni e partecipazioni: costruita la dimensione internazionale, ora la priorità diventa far funzionare la macchina come un’unica azienda che funzioni in tutte le sue diversità e dimensioni.
La riorganizzazione ai vertici di Mfe coincide anche con una fase particolarmente delicata per il settore televisivo. Il mercato pubblicitario europeo resta debole, mentre la concorrenza di operatori globali come Google, Meta, Netflix, Amazon e YouTube continua inesorabilmente a sottrarre audience e di conseguenza investimenti. Per competere con queste realtà non basta più la leadership nei singoli mercati nazionali: servono soprattutto massa critica e velocità decisionale, ma anche una gestione sempre più integrata di contenuti, tecnologia e raccolta pubblicitaria. Pier Silvio vuole rispondere proprio a quest’esigenza.
Questo nuovo organigramma è probabilmente il cambiamento nella governance di Mfe più profondo dalla nascita del progetto MediaForEurope. E più che una semplice redistribuzione di deleghe, segna il passaggio da una holding costruita attraverso acquisizioni a un gruppo che punta ora a operare come una vera media company paneuropea. Con Berlusconi sempre più al centro delle decisioni strategiche, ma con in particolare due manager che sono chiamati a tradurre l’ambizione di una dimensione europea nei risultati industriali e commerciali che il mercato spera di vedere nei prossimi anni. (riproduzione riservata)