Lo sport illumina l'Italia, ora sotto con nuovi impianti. L’intervista a Marco Mezzaroma (Sport e Salute)
Lo sport illumina l'Italia, ora sotto con nuovi impianti. L’intervista a Marco Mezzaroma (Sport e Salute)
Il presidente racconta un settore in piena espansione, che promuove benessere e valori. Dal Fondo Italiano a Sport Illumina, ecco i progetti per le infrastrutture. As Roma e Ss Lazio lavorano per gli stadi, il Foro Italico vuole il quinto Slam

di di Raffaele Crocitti 19/02/2026 21:30

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Accompagnare i successi sportivi con investimenti mirati: è quanto emerge dalle parole a MF-Milano Finanza di Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, la società pubblica che, oltre a essere proprietaria dello stadio Olimpico e concessionaria del Foro Italico, promuove il benessere e i valori dello sport.

Domanda. Presidente Mezzaroma, la passione e il tifo per gli azzurri ai Giochi di Milano Cortina porteranno gli italiani a praticare più attività sportiva?

Risposta. Lo sport italiano sta vivendo un periodo d’oro. Merito degli atleti, dei tecnici, delle Federazioni, del Coni e del Cip e di tutti gli organismi sportivi. I successi, anche organizzativi, dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, in attesa ancora dei Giochi Paralimpici, continuano ad alimentare la voglia di sport che si riflette, come evidenzia il Rapporto Sport 2025 che abbiamo redatto insieme all’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, in una crescita significativa della pratica: oggi sono 38 milioni gli italiani attivi, con un milione in più rispetto all’anno prima e una quota di sedentari ai minimi storici (33,2%). La nostra sfida oggi è quella di continuare ad intercettare la domanda di tutti, anche di chi vuole praticare attività fisica semplicemente per il proprio benessere e adeguare l’offerta a questa voglia di sport sempre crescente.

D. Che impatto ha questo dal punto di vista economico?

R. Sul piano economico lo sport è ormai un settore strategico per il Paese, con 32 miliardi di euro di valore aggiunto generato nel 2024, pari all’1,5 % del pil nazionale. Ma soprattutto la filiera dà occupazione a oltre 421 mila persone e registra un export in forte crescita sui mercati esteri. Più italiani attivi significa un aumento dell’occupazione diretta e indiretta che rafforza la competitività dell’industria sportiva e manifatturiera. Ma soprattutto significa anche una riduzione della spesa sanitaria e dei costi sociali, rendendo anche i territori più attrattivi per investimenti pubblici e privati. In ogni caso lo sport, soprattutto quello di alto livello, come settore in continua espansione sta ormai diventando di grande interesse per gli investitori globali che vogliono entrare nel mondo dell’intrattenimento e dei contenuti mediali in senso lato.

D. Che bilancio fa di questi suoi quasi tre anni da presidente di Sport e Salute?

R. Non amo fare i bilanci. Ma posso dire che in questi tre anni abbiamo lavorato con pragmatismo e senso di responsabilità, grazie a persone competenti e appassionate, affinché lo sport sia sempre più un diritto per tutti e un motore di crescita per il Paese. È stato impostato un percorso orientato al futuro, rafforzando il dialogo istituzionale con il Governo, gli enti locali e l’intero sistema sportivo superando logiche frammentate. La visione è chiara: riconoscere allo sport una funzione non solo agonistica, ma anche sociale, educativa ed economica.

D. Il Foro Italico è un polo di storia ed eccellenza, quali sono i prossimi progetti che lo vedranno coinvolto?

R. Il Foro Italico è un simbolo dello sport italiano e deve evolversi per restare competitivo a livello internazionale. I prossimi interventi punteranno alla riqualificazione e modernizzazione anche tecnologica degli impianti, con attenzione a efficienza, sostenibilità e innovazione, e alla valorizzazione dello spazio come luogo vivo e accessibile tutto l’anno per cittadini, scuole e sport di base. L’obiettivo è consolidarlo come hub polifunzionale, capace di ospitare eventi internazionali e generare indotto economico, modello di gestione moderna e sostenibile e sempre più punto di riferimento nel settore.

D. Le infrastrutture sono un nodo italiano. Il Fondo Italiano per lo Sport aiuterà a scioglierlo?

R. Il tema infrastrutturale resta centrale per lo sviluppo dello sport. In Italia ci sono circa 77 mila impianti, molti dei quali datati: oltre il 40% è stato realizzato prima degli anni ’80, e presentano criticità legate a sicurezza, efficienza energetica, adeguamento normativo e sostenibilità gestionale. Il Fondo Italiano per lo Sport è uno strumento fondamentale perché permette di attrarre capitali privati e di affiancare le risorse pubbliche, trasformando l’impiantistica sportiva da semplice costo a vero e proprio asset economico e sociale. Accanto al Fondo, ci sono progetti concreti sul territorio, su tutti «Sport Illumina»: oltre 30 milioni di euro per creare nuovi spazi sportivi modulari e inclusivi. Occorre continuare con una programmazione chiara, partenariati pubblico-privati efficienti soprattutto in termini di modello gestionale e interventi mirati sull’esistente. Per questo stiamo aggiornando il Censimento Nazionale dell’Impiantistica sportiva, puntando a realizzare un vero piano regolatore nazionale. Solo così possiamo garantire a tutti spazi adeguati, ridurre il divario tra territori e trasformare lo sport in un vero motore di sviluppo economico, sociale e culturale.

D. A Roma si lavora per gli stadi di Roma e Lazio. Quale sarà il futuro dell’Olimpico?

R. Gli impianti che Roma e Lazio vogliono costruire rappresentano un’opportunità per tutto il sistema sportivo e per la città. Per quanto riguarda lo Stadio Olimpico, il futuro passa attraverso una gestione sempre più efficiente e una valorizzazione come hub polifunzionale. Deve continuare a ospitare grandi eventi sportivi e culturali, trasformandosi in «Stadio delle Nazionali» ma anche diventando uno spazio vivo durante tutto l’anno, con attività sportive, sociali e ricreative per cittadini e scuole.

D. Tennis: c’è davvero la possibilità che Roma diventi il quinto Slam?

R. L’idea che Roma possa diventare il quinto Slam è sicuramente affascinante e riflette la qualità internazionale del torneo in costante crescita. Roma ha già in sé l’idea di essere uno slam ma occorre lavorare sulle infrastrutture. La sfida principale è l’adeguamento del Foro Italico agli standard dei Major: servizi, accessibilità, ricettività e sostenibilità. In questo senso, la copertura del Centrale rappresenta un passo fondamentale. Sono certo che tutti i soggetti coinvolti a partire dalla Fitp condividano questa prospettiva.

D. Cosa manca all’Italia per competere con altri Paesi europei? Anche nell’intercettare capitali privati...

R. L’Italia ha grandi eccellenze sportive, ma sconta ancora alcune debolezze strutturali che però sono oggetto di recenti provvedimenti normativi che mirano a risolvere tale problematica. Dal punto di vista infrastrutturale serve rafforzare l’impiantistica di base e moderna rendendola accessibile e funzionale per tutti. Sul fronte dei capitali privati, il sistema deve diventare più stabile e prevedibile con certezza di tempi e procedure: i progetti sportivi e infrastrutturali devono essere accompagnati da programmazione pluriennale, trasparenza e partnership pubblico-private solide, così da garantire ritorni sostenibili e rendere l’Italia un Paese attrattivo per investitori internazionali. (riproduzione riservata)