L’alluminio e il rame corrono perché i rischi sulle forniture provenienti dal Medio Oriente sono aumentati dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi militari. Il prezzo dell’alluminio il 1° giugno è balzato sui livelli più alti degli ultimi quattro anni a 3.708,80 dollari la tonnellata, eguagliando il massimo registrato il 26 maggio e raggiungendo il livello più elevato da marzo del 2022.
Il Medio Oriente rappresenta il 9% della capacità mondiale di produzione primaria di alluminio. La chiusura dello Stretto di Hormuz (solo 15 navi, tra cui quattro petroliere, hanno attraversato lo Stretto nelle ultime 24 ore con il permesso della marina dei pasdaran) ha limitato le esportazioni di alluminio dalla regione e ostacolato le importazioni delle materie prime necessarie per la fusione del metallo, utilizzato nella produzione di automobili, aeroplani, lattine per bevande e materiali da costruzione.
Gli analisti prevedono per quest’anno un significativo deficit nel mercato dell’alluminio, con alcune stime che superano i 2 milioni di tonnellate. La backwardation estrema evidenzia la gravità della carenza di offerta. Per backwardation si intende la situazione in cui i contratti con scadenza ravvicinata sull’alluminio quotato al Lme vengono scambiati a premio rispetto ai contratti con scadenze più lontane. Venerdì 29 maggio il premio del contratto spot sull’alluminio rispetto al contratto forward a tre mesi è salito oltre i 100 dollari per tonnellata, raggiungendo i livelli più elevati degli ultimi 19 anni.
Nel frattempo, anche il rame sale (+1,75% a 13.850 dollari per tonnellata) poiché il mercato sconta una offerta scarsa al di fuori degli Stati Uniti. Nell’ultimo anno gli Usa hanno assorbito enormi quantità di rame a causa delle aspettative di possibili dazi sulle importazioni. Entro la fine di giugno, l’amministrazione Trump dovrebbe decidere se imporre dazi sulle importazioni di rame raffinato.
Le scorte totali di rame nei magazzini registrati presso il Comex ammontano a 640.181 tonnellate corte (580.762 tonnellate metriche), in aumento di oltre il 550% rispetto a quando il presidente statunitense, Donald Trump, nel febbraio dello scorso anno, ordinò un’indagine sui dazi alle importazioni di rame.
Il Segretario al Commercio ha tempo fino al 30 giugno per presentare a Trump una nuova raccomandazione riguardo ai dazi sul rame raffinato, la forma più scambiata di questo metallo. In attesa della decisione, il premio dei prezzi statunitensi rispetto a quelli del resto del mondo si è nuovamente ampliato, favorendo un nuovo flusso di rame verso i porti americani. Questo fattore si aggiunge ad altri elementi rialzisti che hanno consentito al rame di guadagnare il 5% a maggio.
Il forte interesse degli investitori per il tema dell’intelligenza artificiale ha alimentato ulteriormente la domanda di metallo rosso. Anche le aspettative di una crescita limitata dell’offerta proveniente dalle miniere contribuiscono a sostenere i prezzi. A supportare l’intero comparto dei metalli industriali vi è, infine, l’espansione dell’attività manifatturiera in Cina, il principale consumatore mondiale, cresciuta per il sesto mese consecutivo.
Tanto che, secondo Citi, il prezzo potrebbe raggiungere quota 14.500 dollari per tonnellata già questo mese e arrivare a 15.000 dollari entro un anno. «I timori di dazi statunitensi sul rame raffinato potrebbero continuare a sostenere il sentiment del mercato almeno fino alla revisione di fine giugno», prevede Citi secondo cui la crescita dell’offerta proveniente sia dalle miniere sia dal riciclo è risultata inferiore alle attese, mentre la domanda legata all’intelligenza artificiale e alla transizione energetica rimane robusta.
Anche Goldman Sachs ha aumentato di oltre il 10% le proprie previsioni sul prezzo del rame per fine anno, ritenendo che l’accumulo di scorte negli Stati Uniti e la minor crescita dell’offerta mineraria manterranno il mercato in una situazione di tensione. Ora si aspetta che il rame chiuda il 2026 a 13.735 dollari per tonnellata rispetto alla precedente stima di 12.465 dollari.
La banca d’affari ha, inoltre, aumentato la sua previsione sul prezzo medio del rame per il 2027 a 13.800 dollari per tonnellata dai 12.150 dollari precedenti. Ora prevede che i mercati del rame al di fuori degli Stati Uniti dovranno affrontare deficit di offerta pari a 640.000 tonnellate nel 2026 e 170.000 tonnellate nel 2027, cifre superiori alle stime precedenti. Lo scenario di base di Goldman Sachs prevede, comunque, che gli Stati Uniti rinvieranno nuovamente l’introduzione di dazi sul rame raffinato.
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