titoli Asia in rosso venerdì 23 ottobre dopo il selloff sul Nasdaq. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede lo 0,7%, Shangai lo 0,25%, il Kospi lo 0,7%. Sale solo Hong Kong, sopra la parità, dopo che le borse cinesi sono finite in bear market la scorsa sessione, perdendo il 20% dai massimi.
Sempre alto il petrolio, il Wti a 100 dollari il barile, il Brent a 110, mentre i futures sul Nasdaq cercano la parità.
Venerdì i titoli di Stato giapponesi (2,79% il decennale) e lo yen (156,9) hanno guadagnato terreno, mentre le borse asiatiche hanno perso quota. A innescare la fuga globale verso gli asset rifugio è stata la brusca ondata di vendite che nella notte ha colpito i titoli tecnologici a Wall Street. Il Nikkei ha perso fino al 2% (per poi in parte recuperare), portando il calo settimanale vicino al 4%. Le vendite sono arrivate dopo che giovedì il Nasdaq ha ceduto il 2,9%.
Meta ha guidato il sell-off dei tecnologici americani. I piani di spesa del gruppo hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità del boom delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, finanziato anche attraverso il debito, spingendo gli investitori verso i Treasury (4,97% il dcennale). Le azioni della società di Mark Zuckerberg sono crollate del 7% dopo che il gruppo ha previsto di dover raccogliere «centinaia di miliardi di dollari» nell’arco di diversi anni per finanziare gli investimenti nell’AI. La flessione ha bruciato 124 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Il Brent ha continuato a salire, guadagnando lo 0,6% a 114 dollari al barile e si avvia a chiudere la terza settimana consecutiva in rialzo. La rotazione verso gli asset più sicuri e i mercati obbligazionari più liquidi, compresi i Treasury, ha innescato un’improvvisa ondata di acquisti di titoli di Stato giapponesi, definita «folle» dagli operatori di Tokyo.
Il rendimento del decennale giapponese è sceso di 9 punti base fino al 2,77%, in una seduta caratterizzata da forti acquisti, prolungando il rialzo dei prezzi dei bond per il quinto giorno consecutivo. I rendimenti si muovono in direzione opposta rispetto ai prezzi.
Lo yen ha guadagnato fino allo 0,3% negli scambi mattutini, raggiungendo il massimo da un mese a 156,9 per dollaro. A inizio settimana la valuta si trovava su livelli sufficientemente deboli da indurre gli operatori a considerare possibile un intervento delle autorità giapponesi. «Gli investitori globali stanno mettendo alla prova il rischio che i grandi operatori del cloud e la narrativa sull’AI possano crollare, cercando luoghi sicuri in cui parcheggiare la liquidità», ha spiegato un trader di Tokyo.
Il Kospi sudcoreano ha perso fino al 4% e si avvia a registrare la quarta settimana consecutiva in calo. L’indice ha ceduto un quinto del suo valore nel mese ed è sceso di oltre il 40% rispetto al massimo storico di giugno, diventando il mercato azionario peggiore al mondo nell’ultimo trimestre, penalizzato dalla forte esposizione agli investimenti legati all’AI.
A guidare le vendite sono stati i produttori di chip di memoria, dopo che i piani di spesa di Meta hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità di lungo periodo dell’espansione delle infrastrutture AI finanziata a debito. Samsung Electronics ha perso il 4,1% e SK Hynix il 2,6%. Le due società rappresentano la metà del Kospi.
Venerdì SK Hynix ha inoltre annunciato che rinuncerà alla quotazione negli Stati Uniti di Solidigm, la società californiana che produce chip di memoria flash Nand utilizzati per archiviare dati nei dispositivi elettronici, citando «le recenti condizioni dei mercati dei capitali e l’andamento dei prezzi azionari».
In Giappone SoftBank, investitore in OpenAI, ha perso il 6%, portando il calo settimanale vicino al 15%. Sumco, produttore di wafer destinati ai semiconduttori di fascia alta, ha guidato le vendite sul Nikkei con una flessione del 7,8%.
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Secondo Shoki Omori, strategist sul reddito fisso di Deutsche Bank, i timori per l’entità degli investimenti dei grandi operatori del cloud e per il debito necessario a finanziarli hanno spinto gli investitori verso asset più sicuri, come i Treasury statunitensi. Il rafforzamento dello yen, ha aggiunto, riduce la pressione sulla Bank of Japan affinché acceleri i rialzi dei tassi. Omori ha tuttavia avvertito che i recenti acquisti di titoli di Stato giapponesi non rappresentano ancora un rimpatrio degli investimenti detenuti all’estero.
In Cina, il CSI 300 ha perso circa l’1% e resta in territorio ribassista, con una flessione del 20% rispetto al picco di fine giugno. (riproduzione riservata)