Mercosur, la partita per le imprese italiane comincia adesso
Mercosur, la partita per le imprese italiane comincia adesso
L'accordo tra Ue e Mercosur promette di abbattere i dazi sul 91% dei codici doganali, offrendo alle imprese italiane un accesso privilegiato a un vasto bacino economico e nuove opportunità di crescita

di Alessandro Fichera* 11/09/2026 07:00

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Dopo oltre 25 anni di negoziati, il rapporto economico tra Europa e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay entra nella fase dell’applicazione concreta. Dal 7 all’11 settembre, oltre 90 imprese italiane partecipano alla missione imprenditoriale promossa da Confindustria e Ice Agenzia, che fa tappa a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, a pochi mesi dall’avvio dell’applicazione provvisoria dell’Interim Trade Agreement tra Ue e Mercosur.

Macchinari, impiantistica, automazione, componentistica, farmaceutica, agroalimentare, tecnologie per l’energia e le infrastrutture sono tra i settori che possono beneficiare maggiormente della riduzione delle barriere commerciali. Ue e Mercosur rappresentano insieme un bacino economico di oltre 700 milioni di consumatori. Per le imprese europee, il nuovo quadro prevede una progressiva liberalizzazione degli scambi, con l’abbattimento graduale dei dazi sul 91% dei codici doganali, maggiori opportunità nell’accesso agli appalti pubblici e facilitazioni specificamente pensate per le piccole e medie imprese.

Per l’Italia, l'impatto è significativo: nel comparto dei macchinari e delle apparecchiature, per esempio, tariffe che potevano raggiungere il 14-20% saranno progressivamente eliminate per gran parte delle esportazioni europee. Analogo è il potenziale per automotive e componentistica, chimico-farmaceutico, tecnologie medicali e diverse produzioni agroalimentari. Il dazio, però, è solo una delle variabili e sarebbe riduttivo leggere l’accordo solo come un grande programma di liberalizzazione.

Ridurre il costo di ingresso in un mercato non significa automaticamente conquistarlo. Servono distributori, partner industriali, assistenza tecnica e conoscenza del contesto locale per sviluppare una strategia allineata a domanda, canali, interlocutori, concorrenza e livello di rischio di ciascun Paese. È nel solco di queste strategie che il Mercosur può diventare qualcosa di più di una destinazione per l’export. È qui che si costruisce il passaggio dall'export di prodotti alla costruzione di filiere.

La presenza italiana in Brasile e Argentina

Brasile e Argentina dispongono di sistemi industriali articolati, grandi imprese, filiere produttive locali e mostrano una domanda crescente di tecnologia, automazione, infrastrutture, energia e digitalizzazione. Ambiti che sono stati individuati dalla missione di Confindustria e che coincidono con alcune delle principali specializzazioni del sistema produttivo italiano. Per le imprese italiane questo significa poter puntare non solo sulla vendita di prodotti, ma anche su partnership industriali, reti distributive strutturate, assistenza tecnica locale, accordi produttivi, trasferimento tecnologico, joint venture. Ed è questa la conseguenza più interessante dell'accordo Ue-Mercosur nel medio periodo. L'Italia parte da una posizione significativa. Nel 2025 ha esportato verso i Paesi Mercosur circa 7,5 miliardi di euro di beni, di cui circa 5,8 miliardi in Brasile e 1,2 miliardi in Argentina.

Esiste inoltre una presenza industriale consolidata, con circa 1.400 imprese partecipate italiane operanti in Brasile e 300 in Argentina. Anche i primi dati del 2026 meritano attenzione. A maggio, primo mese di applicazione provvisoria dell'accordo, l'export italiano verso il Mercosur ha raggiunto circa 745 milioni di euro, in crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025. È troppo presto per attribuire questa dinamica all'accordo o per trasformare un indicatore mensile in una tendenza consolidata, ma il dato segnala un mercato da osservare con attenzione.

America Latina ed Europa dispongono di forti complementarità: il Sud America offre risorse, capacità industriale e spazi di crescita; l’Europa porta tecnologia, macchinari, automazione, competenze ingegneristiche, capitale e know-how industriale. La specializzazione italiana nella meccanica strumentale e nelle tecnologie di processo consente di contribuire alla crescita dei consumi della regione, ma soprattutto alla sua trasformazione produttiva. La sfida per le nostre pmi sarà trasformare l’apertura commerciale in presenza stabile. (riproduzione riservata)

*ceo di Octagona ed equity partner di Bonfiglioli Consulting