Mercati Usa, elezioni di midterm: ecco quali saranno le ripercussioni del voto su dollaro e Treasury
Mercati Usa, elezioni di midterm: ecco quali saranno le ripercussioni del voto su dollaro e Treasury
Con i Democratici favoriti, la tornata elettorale a novembre potrebbe influenzare il dollaro e i rendimenti dei Treasury. George Brown di Schroders esplora le possibili conseguenze economiche di un Congresso diviso

di Alessandro Rigamonti 08/10/2026 12:03

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Il prossimo 3 novembre potrebbe cambiare lo scenario politico negli Usa. Le elezioni di midterm, dove verrà eletta la nuova Camera e un terzo dei membri del Senato, prevedono un vantaggio per Democratici. Questo significherà che il potere del presidente Donald Trump verrà limitato. Ma quale impatto avrà l’esito del voto su mercato e dollaro? A questa domanda ha provato a rispondere George Brown, senir economist di Schroders.

«Sebbene la probabilità di un consolidamento fiscale rimanga bassa anche in presenza di un governo diviso, è poco probabile che i mercati giungano immediatamente a questa conclusione», spiega Brown. «Al contrario, il dollaro potrebbe inizialmente indebolirsi, poiché gli investitori riterranno che una minore probabilità di stimoli fiscali implichi una crescita più debole e differenziali di tasso più contenuti. Tuttavia, se i rendimenti dei Treasury dovessero successivamente salire, come ci aspettiamo, le implicazioni per il biglietto verde diventerebbero molto meno scontate».

Gli scenario post elettorali

Secondo le analisi di Schroders, esiste una probabilità del 42% che i Democratici conquistino entrambe le Camere. Questo causerebbe un calo dei rendimenti dei Treasury, a causa di una situazione di stallo che ridurrebbe la probabilità di ulteriori misure finanziate a debito. Il mercato azionario potrebbe scendere nel primo periodo, scontando un aumento di indagini e pressioni regolatorie, anche se il calo dei rendimenti dei Treasury potrebbe infine sostenere le valutazioni. Infine, il dollaro sarebbe leggermente più debole: «Un maggior stallo legislativo, rendimenti relativi più bassi e un ridotto "eccezionalismo" della crescita USA prevalgono sul supporto occasionale del dollaro come bene rifugio», spiega Brown.

Nel caso in cui i Democratici dovessero conquistare solo la Camera, scenario probabile al 41%, potrebbe portare ad uno stallo legislativo e a compromessi sulla spesa che amplierebbero il deficit. Questo stallo dovrebbe far restare invariato l’azionariato, così come il dollaro. Mentre i Treasury all’inizio sarebbero leggermente più bassi, ma con volatilità.

L’ultimo scenario, difficilmente realizzabile (17% di probabilità), è quello di un mantenimento di Camera e Senato da parte dei Repubblicani. Le ripercussioni maggiori ci sarebbero sui rendimenti dei Treasury: «Aumenteranno. deficit più ampi, maggiori emissioni ed elevate aspettative d'inflazione esercitano una pressione al rialzo sui rendimenti a lungo termine e sul term premium», ha detto Brown. Anche l’azionariato all’inizio potrebbe virare in positivo, ma il rialzo dei rendimenti obbligazionari limiterebbe i margini di crescita. Infine, anche il dollaro sarebbe più forte con un controllo totale dei Repubblicani.

Dollaro e Treasury

Riguardo il dollaro, secondo l’analista, la questione più rilevante non è se la valuta perderà il proprio status di moneta di riserva, bensì se gli investitori esteri rimarranno ugualmente disposti a finanziare i crescenti squilibri fiscali ed esterni degli Stati Uniti: «Gli Usa continuano a mostrare deficit fiscali e delle partite correnti di notevole entità, mentre le allocazioni estere verso gli asset statunitensi rimangono elevate», ha detto Brown. «Pertanto, anche lievi cambiamenti nel comportamento degli investitori potrebbero generare flussi valutari significativi. Gli investitori azionari esteri, in particolare, mantengono un livello di copertura contenuto contro la debolezza del dollaro».

Però non è detto che rendimenti più alti dei titoli di Stato si traducano in un dollaro più forte. Gli investitori potrebbero iniziare a chiedere un maggior compenso per il rischio fiscale, con il rischio di un indebolimento della valuta anche a fronte di un aumento dei rendimenti a lungo termine.

Le sfide del nuovo congresso

«Il nuovo Congresso si troverà verosimilmente ad affrontare uno stallo sul tetto del debito a metà del 2027», afferma Brown. «Un eventuale compromesso potrebbe ampliare il deficit, esercitando un'ulteriore pressione al rialzo sui rendimenti dei Treasury a lungo termine».

Molto più complesso prevedere le risposte del presidente Trump a una limitazione al suo potere. «I vincoli congressuali potrebbero spingerlo a virare verso un maggiore ricorso all'autorità esecutiva, proprio come avvenne dopo la perdita della Camera da parte dei Repubblicani nel 2018», ricorda Brown. Otto anni fa Trump intraprese un'escalation nella disputa commerciale con la Cina, accompagnata da un inasprimento delle critiche nei confronti dell'allora Presidente della Fed Jerome Powell. (riproduzione riservata)