Mentre l’inflazione torna a mordere, alcuni dei tradizionali «rifugi» del mercato stanno mostrando qualche crepa. È il caso del settore food & beverage europeo, che da inizio anno ha guadagnato appena il 4%, contro oltre il 13% dello Stoxx 600. Alcolici, tabacco e cioccolato hanno sofferto soprattutto perché il consumatore è diventato più prudente e perché le vecchie strategie basate sulla premiumisation non bastano più. Il settore vale 700 miliardi di euro, ma è ormai evidente che deve cambiare pelle: Gen Z, maggiore attenzione alla salute, prodotti funzionali e proteici e nuovi comportamenti di consumo stanno riscrivendo le regole. Le aziende più rapide nell’adattarsi potrebbero però trasformare questa debolezza in opportunità. AlphaValue ne individua cinque.
Dal cibo passiamo al gioco, dove Lottomatica ha deciso di fare sul serio. La fusione con Cirsa, attraverso uno scambio azionario, creerà un gruppo con 2 miliardi di euro di ebitda e una presenza molto più forte in Italia, Spagna e America Latina. Le sinergie attese sono pari a 115 milioni l’anno. Il mercato, però, ha reagito con freddezza: il titolo è arrivato a perdere quasi il 12%. Il motivo? L’operazione è industrialmente interessante, ma porta con sé qualche incognita finanziaria, dall’integrazione di business e geografie diverse all’ingresso di Blackstone, che avrà il 24% del nuovo gruppo. Gli analisti, tuttavia, restano positivi, con target price compresi tra 30 e 33 euro per Equita, JP Morgan e Morgan Stanley.
Sul fronte azionario, il quadro resta costruttivo. Agosto si è chiuso con un +2,7% per i mercati globali e l’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,9%. Ma la fase che ci aspetta potrebbe essere diversa: meno «tutto sale» e più selezione. In questo scenario, il listino milanese continua a presentare caratteristiche interessanti. Gli utili sono attesi in crescita del 13,6% nel 2026 e del 6,5% nel 2027, mentre finanziari, infrastrutture e utility offrono un’esposizione interessante ai trend in corso. E molte società italiane hanno ormai un business molto più globale di quanto suggerisca l’etichetta «Piazza Affari»: Prysmian, STMicroelectronics, Technoprobe, Cembre e LU-VE sono esposte a elettrificazione, semiconduttori, AI e data center; Leonardo, Fincantieri e Avio alla crescita della difesa. Anche dalle mid e small cap arrivano segnali incoraggianti.
Nel risiko bancario italiano, Morgan Stanley resta positiva su due banche mentre invita alla prudenza su un altro big. Il messaggio è chiaro: la concentrazione del settore può creare valore, ma non tutte le banche partono dalla stessa posizione. Unicredit resta il nome più convincente per qualità degli utili e capitale.
Sull’Ucraina il mercato guarda già oltre la notizia. Dopo quattro anni di guerra le aperture del presidente russo Putin a un possibile avvio di negoziati hanno penalizzato i titoli della difesa e favorito quelli legati alla ricostruzione. Bank of America ha creato un indice di 34 azioni (tre sono italiane) che possono beneficiare più delle altre di un’eventuale pace. La posta in gioco è enorme: quasi 600 miliardi di dollari per rimettersi in piedi.
Giudizio un po’ severo quello di Berenberg su Avio. Il problema non è la domanda di motori, droni o lanci nello spazio, ma il tempo necessario per trasformarla in profitti. Gli investimenti negli Stati Uniti e l’espansione della capacità peseranno sui risultati del gruppo fino al 2028 e in borsa l’upside è limitato, per ora.
E poi c’è il grande elefante nella stanza: l’AI. Gli investimenti continuano a crescere, ma alcuni gestori iniziano a chiedersi quanto sia sostenibile il conto. Per Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy, il boom dell’intelligenza artificiale si regge su trilioni di debito e artifici contabili: una bomba a orologeria per i mercati, a partire da Wall Street.
A complicare il quadro ci sono i tassi. I rendimenti dei titoli di Stato stanno salendo negli Stati Uniti, in Germania, in Giappone e nel Regno Unito. Per Rbc BlueBay Grecia e Portogallo sono i Paesi che hanno migliorato di più la propria posizione finanziaria, un fattore che è e dovrebbe continuare a essere visto come positivo per i loro titoli di Stato. E in Italia, sebbene il rapporto debito/pil rimanga elevato, l'approccio prudente alla spesa del governo Meloni sta dando i suoi frutti. I Btp non possono mancare nel portafoglio d'autunno.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca