Il primo semestre 2026 si chiude con le borse vicine ai massimi storici, ma la navigazione è stata tutt'altro che tranquilla, ricorda Alberto Villa, Responsabile Equity Research di Intermonte. Il grande elemento imprevisto è stato il conflitto in Medio Oriente: la guerra in Iran, scoppiata a fine febbraio, ha scosso i mercati tra marzo e aprile, con un impatto più profondo e persistente su materie prime e obbligazioni che sull'azionario, il quale si è progressivamente ripreso.
Tra i mercati sviluppati, gli Stati Uniti hanno fatto meglio dell'Europa (i dati sono del 25 giugno): l'S&P 500 ha segnato un +12% in euro, contro il +8% dello EuroStoxx 600. Il vero trascinatore è stato il Nasdaq, con un +23% in euro, grazie al boom del settore tecnologico (+24%), seguito dall'energetico (+23%) e dagli industriali (+20%). Tra i singoli titoli, la performance più clamorosa è quella di Sandisk Corporation, con un +880% da inizio anno, seguita da Western Digital (+337%) e Micron Technology (+336%).
In Europa, la sorpresa è Milano: il Ftse Mib ha guadagnato il 16%, superando i 52.000 punti e risultando la borsa migliore tra le grandi europee, davanti all'Ibex spagnolo (+13%) e al Dax tedesco, fermo a un +2,5%. A livello settoriale europeo, hanno brillato tecnologia (+26%), energia (+24%) e risorse di base (+23%), mentre hanno sofferto automotive (-16%), consumi discrezionali (-8%) e healthcare (-3%). Tra i titoli europei top, spicca l'austriaca AT&S (+642%), la francese Soitec (+458%) e le italiane Technoprobe (+212%) e STMicroelectronics (+210%).
Secondo Alberto Villa, la performance di Piazza Affari non è casuale. Tre i fattori chiave. Primo, la composizione settoriale: il peso del comparto finanziario, pari a circa il 39% della capitalizzazione del Ftse Mib, ha fatto da volano. Le banche italiane hanno beneficiato di margini di interesse e commissioni favorevoli, solidità patrimoniale e dividendi generosi, oltre che del processo di consolidamento in atto. Secondo, il settore energetico ha tratto vantaggio diretto dalla fiammata del petrolio, con revisioni al rialzo delle stime di utile. Terzo, i titoli legati all'AI e ai data center — STM, Prysmian, Carel e Lu-Ve tra gli esempi citati — hanno registrato performance straordinarie.
Sul fronte valutativo, il mercato italiano tratta a circa 13,5 volte gli utili 2026 e 12,5 volte quelli 2027, in linea con le medie storiche, con una crescita degli utili attesa a doppia cifra e un rendimento da dividendo tra i più elevati d'Europa.
I mercati emergenti hanno battuto i sviluppati: l'MSCI Emerging Markets ha segnato un +32% in euro. La performance più strabiliante è quella della Corea del Sud, con il Kospi a +104%, seguita da Taiwan (+68%). Bene anche Brasile (+15%) e Argentina (+9%). La Cina ha invece mostrato una forte dicotomia: le azioni H quotate a Hong Kong hanno perso il 10%, mentre le azioni A di Shanghai e Shenzhen hanno guadagnato il 16%.
I bond hanno sofferto. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare il petrolio, riaccendendo l'inflazione su entrambe le sponde dell'Atlantico. La Fed ha abbandonato l'orientamento ai tagli, mentre la Bce ha alzato i tassi. Il decennale tedesco è salito dal 2,86% al 2,95%, il Btp decennale dal 3,55% al 3,65%, e il Treasury Usa dal 4,17% al 4,50%. Tengono invece gli spread del credito societario, con rendimenti assoluti sui massimi degli ultimi dieci anni.
Il dollaro ha ritrovato il ruolo di asset rifugio: l’indice (Dxy) è salito di oltre il 3%, con il cambio euro/dollaro passato da 1,17 a 1,14. Tra le materie prime, gas naturale (+48% in euro) e petrolio (+32%) sono stati i grandi vincitori del semestre. Il rame ha guadagnato il 12%, sostenuto dalla domanda legata ai data center per l'AI. Deludono invece i metalli preziosi: l'oro ha ceduto circa il 3% dopo i record di fine 2025, l'argento ha perso il 10%. (riproduzione riservata)