L’inflazione pesa sulle valutazioni, semiconduttori e lusso vanno in correzione
L’inflazione pesa sulle valutazioni, semiconduttori e lusso vanno in correzione
L’impennata dei costi energetici e le crisi geopolitiche in Ucraina e Medio Oriente stanno alimentando una spirale inflattiva globale, simile a quella post-pandemia

di di Oscar Bodini 07/11/2026 13:00

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L’impennata del costo dell’energia e il perdurare delle crisi geopolitiche in atto in Ucraina e Medio Oriente hanno innescato una pericolosa spirale inflattiva a livello globale. Il quadro è del tutto simile a quanto già osservato a inizio decennio, quando la crisi pandemica e la carenza di materie prime provocata dal blocco delle attività economiche durante la chiusura forzata di uffici e fabbriche - nonché la rapidissima quanto disomogenea ripresa della domanda globale che ne seguì - causarono un balzo del caro vita.

Stati Uniti, il voto di midterm indebolisce Trump

Accanto allo spettro inflattivo che aleggia ormai da mesi, a deteriorare ulteriormente l’attuale quadro generale è anche la progressiva perdita del ruolo di bussola geopolitica da parte degli Stati Uniti. Le elezioni di midterm hanno riconsegnato ai Dem entrambe le camere, creando la cosiddetta anatra zoppa: una situazione di sostanziale stallo che potrebbe limitare l’azione ondivaga del presidente Donald Trump soprattutto sulla politica estera, esponendolo nel peggiore dei casi al rischio d’impeachment. A pochi giorni dalla tornata elettorale di martedì 3 novembre, il cui esito era piuttosto annunciato, l’impatto più forte sulle borse sembra essere per semiconduttori e AI, che i Dem vorrebbero regolamentare.

Kroll, multipli in calo per 15 settori su 25

In questo quadro d’insieme, le aziende quotate appartenenti a 15 settori sui 25 complessivamente monitorati per Milano Finanza da Kroll, principale società indipendente al mondo di valutazione e corporate finance, hanno mostrato una contrazione dei multipli prospettici ev/ebitda nel corso del terzo trimestre. Si tratta di un parametro che mette in relazione il valore complessivo delle società con la capacità che queste ultime hanno nel generare marginalità operativa ricorrente, offrendo pertanto il «polso» sullo stato di salute delle aziende.

Nel periodo in esame a pagare pegno sono stati i semiconduttori e le apparecchiature elettroniche, comparti che hanno visto i rispettivi multipli prospettici peggiorare rispettivamente del 12,4% e 12,8%. Per entrambi si tratta comunque di una correzione fisiologica, considerando la progressiva espansione delle metriche messa a segno da inizio anno che li rende i top performer assoluti a fronte di rivalutazioni del 38,2% e 39,6% da gennaio a oggi. Entrando nel dettaglio delle motivazioni che hanno determinato la brusca frenata, spiega il responsabile della business unit Valutation Advisory Services di Kroll, Enrico Rovere, lo storno registrato nel comparto elettronico è ascrivibile «a prese di profitto e a una rotazione degli investitori verso altri settori, in un contesto di crescente cautela relativa alla sostenibilità delle aspettative di crescita incorporate nelle valutazioni di società già esposte ai trend dell’intelligenza artificiale».

Lusso e tessile penalizzati dalla domanda debole

Quanto al settore del tessile e dei beni di lusso, per Kroll la principale ragione che ha penalizzato le aziende che ne fanno parte è «una revisione al ribasso delle aspettative di ripresa della domanda», a cui si aggiungono pressione sui margini, maggiore selettività da parte dei consumatori e difficoltà d rilancio di alcuni dei principali marchi del settore. L’inflazione che morde resta comunque l’aspetto più preoccupante. Gli Stati stanno cercando di mitigare gli effetti, ma il problema di fondo è che dispongono di leve piuttosto limitate per riuscirci: stanno pagando ora gli interventi a supporto dell’economia approntati nel 2020.

Tornando alla fotografia del terzo trimestre, biotecnologia e strumentazione scientifica sono stati i due settori che hanno registrato i maggiori apprezzamenti del multiplo ev/ebitda, migliorato rispettivamente del 23,4% e 18%. Il primo ha beneficiato di diverse operazioni di m&a, a testimonianza del fatto che le aziende del settore restano prede ambite per i fondi di private equity, trend «favorito anche dall’approssimarsi delle scadenze brevettuali di numerosi farmaci, nonché dal continuo incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, e l’adozione di tecnologie di intelligenza artificiale nei processi di drug discovery», oltre che nella mappatura genetica. (riproduzione riservata)