Borse, la calma è solo apparente: perché ora sotto la superficie si nascondono tre crepe
Borse, la calma è solo apparente: perché ora sotto la superficie si nascondono tre crepe
Per Barclays il quadro resta solido, ma l’equilibrio dei mercati è meno scontato di quanto sembri

di Elena Dal Maso 28/10/2026 10:25

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I mercati azionari non stanno ancora attraversando una fase generalizzata di riduzione del rischio, ma sotto la superficie sta avvenendo una rotazione significativa. È la lettura di Barclays, che in un’analisi segnala come l’esposizione complessiva alle azioni resti moderatamente superiore alla media, mentre gli investitori riducono le posizioni sui segmenti più esposti al ciclo e aumentano la domanda di titoli difensivi e obbligazioni. Una dinamica che apre tre crepe nella tenuta dei mercati: il divario geografico, la penalizzazione dei ciclici e la vulnerabilità legata al posizionamento degli investitori.

La prima crema: l’Europa

La prima crepa è in Europa. Gli afflussi netti degli investitori long-only sono rimasti robusti, a circa 148 miliardi di dollari in ottobre, terzo mese migliore mai registrato. Dall’inizio dell’anno hanno superato per la prima volta quota mille miliardi. Ma i flussi si stanno ridistribuendo: gli Stati Uniti hanno recuperato terreno rispetto a settembre, mentre gli ingressi nei mercati emergenti e in Giappone si sono rafforzati.

L’Europa resta invece la regione più penalizzata, con deflussi generalizzati e vendite degli investitori statunitensi in accelerazione. La Francia registra le uscite più marcate, complice l’incertezza sui conti pubblici, mentre l’interesse per il Regno Unito rimane debole in vista della manovra di bilancio. La rotazione della settimana precedente verso le borse europee si è quindi rapidamente invertita.

La seconda crepa: i settori

La seconda crepa riguarda settori e stili d’investimento. Ottobre ha visto una rotazione a favore dei difensivi e a scapito di tecnologia, banche e ciclici. Gli investitori long-only continuano a comprare titoli tecnologici, ma i fondi quantitativi che seguono il trend, i cosiddetti Cta, hanno ridotto l’esposizione alla tecnologia e ai semiconduttori. In Europa sono aumentate le vendite sulle banche, mentre la domanda di titoli energetici si è rafforzata e il posizionamento sui panieri a bassa volatilità e basso indebitamento è diventato più affollato.

Il divario di posizionamento tra i vincitori legati all’intelligenza artificiale e i titoli rimasti indietro si è ridotto. Per Barclays, tuttavia, i fondamentali non giustificano ancora una rotazione difensiva generalizzata: la sottoperformance dei ciclici da inizio mese è la più marcata dalla crisi finanziaria globale, nonostante dati economici e risultati aziendali restino resilienti.

Terza crepa: rischio di un improvviso disimpegno

La terza crepa è il rischio di un improvviso disimpegno. L’esposizione aggregata alle azioni non è crollata e gli afflussi dei fondi long-only restano consistenti, ma i fondi macro e i Cta hanno tagliato parte delle posizioni. Gli investitori retail continuano a mostrarsi prudenti, mentre le strategie di controllo del rischio mantengono un’esposizione vicina ai massimi, favorita dalla bassa volatilità. Se quest’ultima aumentasse, potrebbero scattare riduzioni automatiche delle posizioni, amplificando le vendite.

A pesare sono anche i dubbi sulla redditività degli investimenti nell’intelligenza artificiale, i costi energetici più elevati e le condizioni finanziarie più restrittive. Nel frattempo, i titoli di Stato sono tornati a beneficiare della domanda di beni rifugio: per la prima volta da marzo, le obbligazioni globali hanno sovraperformato le azioni, mettendo in discussione la logica del «Tina», acronimo di there is no alternative alle borse.

Restano però elementi di sostegno: attività economica resistente, solidi risultati trimestrali, deflussi limitati dal credito e possibili catalizzatori stagionali, tra cui i buyback di fine anno. Per Barclays, dunque, la correzione del posizionamento non equivale ancora a una fuga generalizzata dal rischio. Ma se dovessero incrinarsi le aspettative sugli utili o sul ritorno degli investimenti nell’AI, la rotazione potrebbe trasformarsi in un disimpegno più ampio. (riproduzione riservata)