Mercati dopo lo shock: oro, bond ed emergenti sotto la lente. La guida dei big di Ubs, Pictet, Ing, Sella e Swisscanto
Mercati dopo lo shock: oro, bond ed emergenti sotto la lente. La guida dei big di Ubs, Pictet, Ing, Sella e Swisscanto
I gestori interpellati da ClassCnbc invitano alla prudenza. Se la tregua Usa-Iran diventerà pace, spazio a titoli growth e mercati emergenti. Altrimenti? Meglio asset sottovalutati e settore energetico

di di Jole Saggese ed Elisabetta Piccinini 11/04/2026 10:00

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È una tregua traballante, quella tra Usa e Iran, tanto che il mondo degli investimenti è ancora distante da un ritorno alla normalità. Pertanto il consiglio dei gestori è non stravolgere i portafogli finché non si capirà se davvero si sta aprendo una fase nuova sui mercati. ClassCNBC ha interpellato Andrea Ferrante (country head Italia di Swisscanto), Matteo Ramenghi (cio di Ubs Wealth Management Italy), Matteo Pomoni (head of investment and wealth Ing Italia), Giordano Lombardo (co-founder e ceo Plenisfer), Marco Piersimoni (co-head multi asset euro di Pictet Asset Management) e Mario Romano (amministratore delegato di Sella Sgr).

Domanda. Che cosa significa la tregua Usa-Iran per chi investe? È il momento modificare il portafoglio?

Lombardo. Il mercato ha mostrato molta più calma di quanto suggeriva la violenza degli annunci quotidiani, tra guerra e tregua. La volatilità c’è stata, ma è stata più contenuta rispetto ad altri shock storici, e anche il petrolio è salito senza impennarsi come in altri precedenti geopolitici. La vera domanda è: quando la polvere si poserà, ci ritroveremo nello stesso mondo di prima? Credo di no. Bisogna riflettere su ciò che è cambiato in modo strutturale: il rapporto tra Europa e Stati Uniti, l’instabilità del Medio Oriente, la guerra in Ucraina che resta irrisolta.

Ramenghi. La crisi iraniana ha avuto implicazioni economiche più profonde rispetto ad altri focolai recenti, perché ha inciso in modo significativo sui prezzi dell’energia. Sull’azionario l’impatto è stato relativamente contenuto, ma sull’obbligazionario è stato molto forte, perché sono cambiate rapidamente le aspettative sui tassi. La tregua, se durerà, sarà una buona notizia, perché consente la ripresa dei flussi nello Stretto di Hormuz. Ma restano due elementi da considerare. Molte infrastrutture energetiche sono state danneggiate e serviranno mesi per ripristinarle. Inoltre non è scontato che gli operatori tornino subito a muoversi con normalità in quell’area.

Piersimoni. Qualcosa si può fare, anche se non grandi cose. Il mercato ha reagito con uno schema ancora condizionato dal 2022: azioni e obbligazioni che scendono insieme in presenza di uno shock energetico. Nel giorno dell’annuncio della tregua invece abbiamo assistito a una delle migliori sedute per la performance combinata di azioni e bond.

Ferrante. Il mercato non ama l’incertezza e oggi stiamo vivendo in questo contesto. Abbiamo davanti, se va bene, un nuovo lasso di tempo di due settimane ma in un orizzonte così breve è difficile impostare cambiamenti significativi. Per l’investitore privato inseguire i movimenti di queste settimane, comprando e vendendo in modo reattivo, può produrre più danni che benefici.

Pomoni. L’elevata volatilità vista nelle ultime settimane non è stata causata da un peggioramento dei fondamentali economici ma da fattori geopolitici estremamente difficili da interpretare. Anche guardando al Vix, non sembra che il mercato abbia drammatizzato oltre misura. Il messaggio quindi è di non usare questa fase per fare mosse speculative. Meglio mantenere il focus sull’investimento di lungo periodo dentro un portafoglio ben diversificato.

Romano. I mercati azionari hanno tenuto bene, ma sotto la superficie degli indici le differenze sono state notevoli. Ci sono società che hanno reagito molto bene e altre che hanno sofferto moltissimo. Se si vuole iniziare a fare qualcosa in portafoglio, forse ha senso ragionare su una riallocazione più tematica o settoriale. Questa fase riporta al centro la gestione attiva e la selezione. Non tutte le aziende e non tutti i settori usciranno da questa crisi nelle stesse condizioni.??????


D. Se il conflitto dovesse trasformarsi in una crisi energetica globale, qual è il rischio maggiore a cui le banche centrali dovranno far fronte?

Lombardo. Uno shock energetico è la condizione peggiore per una banca centrale, perché produce inflazione da costi e indebolimento della domanda. Il mercato aveva iniziato a cambiare aspettative prezzando meno tagli e in alcuni casi perfino rialzi. In questa fase il rischio principale mi sembra più sul lato della crescita che su quello dell’inflazione. Se la situazione si normalizza, per la seconda parte dell’anno mi aspetto un orientamento più favorevole a un allentamento monetario che a un rialzo dei tassi.

Romano. Il tema delle banche centrali è fondamentale. Più che guardare al dato puntuale dell’inflazione mi auguro che le prossime mosse tengano conto dell’insieme delle condizioni macroeconomiche e di mercato. Oggi ha senso mantenere un approccio che guardi a una crescita magari meno brillante ma ancora abbastanza diffusa e soprattutto alle aree geografiche meno impattate dagli eventi.

Ramenghi. La Federal Reserve ha allontanato l’ipotesi di un rialzo dei tassi mostrando buon senso. Questo non è uno shock da affrontare con ulteriori strette monetarie: al massimo può spostare in avanti i tagli già previsti. Anche la Bce, a nostro avviso, non alzerà i tassi.

Ferrante. Non credo che le banche centrali interverranno a breve, a patto che lo scenario si normalizzi davvero. Se invece il conflitto dovesse riaccendersi, l’impatto sarebbe rilevante non solo sulla crescita ma anche sull’inflazione, che potrebbe tornare a essere un problema serio.

Pomoni. Il rischio principale resta quello inflazionistico. Per ora non vediamo un rischio recessivo imminente né negli Stati Uniti né in Europa. Ci aspettiamo una crescita più moderata da qui a fine anno, ma comunque positiva. Chiaramente uno shock energetico prolungato e più intenso potrebbe cambiare lo scenario.

Piersimoni. Credo che la Bce possa essere tentata di mantenere un’impostazione restrittiva anche dopo il cessate il fuoco. Ma proprio questo rafforza paradossalmente l’argomento a favore dei bond: se una banca centrale dovesse irrigidire la politica monetaria in risposta a uno shock energetico non necessariamente duraturo, commetterebbe un errore di politica monetaria.

D. Quali asset class offrono oggi i rendimenti migliori?

Romano. Le opportunità esistono un po’ ovunque, anche perché in questa fase le asset class si sono mosse spesso in modo correlato. Nel mondo obbligazionario vedo valore, soprattutto perché il mercato si è spinto troppo avanti nel prezzare uno scenario radicalmente diverso rispetto a quello di un mese fa. In particolare, vedo elementi interessanti nel comparto corporate. Sull’azionario invece la diversificazione resta decisiva.

Piersimoni. Vedo opportunità in alcuni segmenti dei mercati emergenti sul fronte sia obbligazionario che azionario. Dal punto di vista tattico continuo a vedere valore nelle obbligazioni in euro. Aggiungerei anche l’oro, che in questa fase ha sofferto forse troppo.

Pomoni. L’attuale crisi ha colpito un po’ tutte le asset class: non c’è stato un vero bene rifugio. Perciò, ora che il contesto sta cambiando, si aprono opportunità in più settori. Vediamo ancora valore nell’azionario, in particolare nella tecnologia, nei finanziari e nel real estate. L’importante è mantenere una prospettiva di lungo periodo.

Ferrante. Se la tregua si consolida e diventa pace, allora nell’azionario diventano interessanti i settori ciclici, lo stile growth rispetto al value, i mercati emergenti e le small e mid cap. Se invece il quadro dovesse peggiorare di nuovo, questi segmenti perderebbero appeal. In tal caso tornerebbero più interessanti il value, la qualità elevata, il settore energetico e, in parte, anche utility e rinnovabili.

Ramenghi. L’oro è stato molto sotto pressione, anche per effetto delle vendite da parte della banca centrale turca e del rialzo delle aspettative sui tassi americani, su cui però restiamo scettici. Resta comunque la materia prima più efficiente da detenere in portafoglio. Quanto alle altre commodity, il contesto resta positivo. Aggiungerei anche la tecnologia cinese, che ci sembra un segmento rimasto troppo indietro.

Lombardo. Ogni fase di correzione o di consolidamento dell’oro può essere un’opportunità per aumentare l’esposizione. Sono invece più prudente sulle obbligazioni governative, a partire da quelle degli Stati Uniti. Sul fronte azionario, invece, le opportunità migliori mi sembrano oggi nei mercati emergenti, soprattutto in America Latina, sul fronte sia azionario che obbligazionario. (riproduzione riservata)