Il conto alla rovescia è ormai quasi finito. Giovedì 11 giugno l’incontro tra Messico e Sudafrica darà il via ai mondiali di calcio che si disputeranno in Nord America. Una rassegna sportiva che non vedrà l’Italia tra i protagonisti, e che arriva in un momento storico a dir poco complesso, per la geopolitica ma non solo.
Con tre guerre solo formalmente regionali in corso (quella tra Russia e Ucraina e le due in Medio Oriente), la lotta tra grandi potenze per l’egemonia sull’intelligenza artificiale, la ri-localizzazione delle catene di approvvigionamento, questo grande evento che si tiene ogni quattro anni sarà chiamato prima di tutto a riunire sotto i valori del calcio nazioni tutt’altro che in armonia tra loro.
Nonostante ciò il mondiale in Messico, Stati Uniti e Canada arriva in una fase di luna di miele tra investitori e mercato. Un investimento in euro sull’Msci World (paniere che include solo i mercati sviluppati) avrebbe restituito agli investitori da inizio anno una performance dell’11,5%. Mentre un Etf diversificato sull’Msci All-Country Word (comprensivo anche dei mercati emergenti) sarebbe in positivo addirittura del 13,2%.
La gran parte della corsa è fin qui dipesa dai semiconduttori, che hanno contribuito a più del 40% della crescita totale degli utili dell'indice Msci All-Country World. «Ci aspettiamo un aumento degli utili di circa il 60% per i titoli tecnologici quest’anno», segnala Tobias Rommel, portfolio manager global equities di Dws. «Allo stesso tempo, le valutazioni in molti segmenti legati all’AI si sono normalizzate rispetto ai picchi precedenti. L’attenzione del mercato si sta progressivamente spostando dalle sole aspettative future alla concreta capacità di generare utili».
La tabella Fida in basso riporta una selezione di fondi ed Etf azionari globali ordinati per rendimento da inizio anno. I migliori dieci comparti della categoria registrano una performance media del 39,6%, che arriva al 75% a un anno e supera il 138% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi dell’1,5%. All’interno della macro-categoria però i gestori tendono a scegliere, nell’universo azionario globale, titoli o settori specifici. Quello che ha premiato di più nell’ultimo triennio è stato, come prevedibile, proprio quello tecnologico.
Scommette sulla tecnologia, non a caso, Columbia Threadneedle Investments, con il comparto Global Technology (+37,9% da gennaio, costi dell’1,65%). Paul Wick, gestore del fondo, all’interno dell’universo di riferimento opta per «società tecnologiche globali di alta qualità e in crescita strutturale, con vantaggi competitivi duraturi, bilanci solidi e potere di determinazione dei prezzi».
Negli ultimi mesi però il money manager ha «rivisto le posizioni per tenere conto della disciplina in materia di valutazioni, riducendo le partecipazioni dove le aspettative a breve termine sembrano già scontate, e aumentando l'esposizione ai titoli con prospettive di crescita a lungo termine sottovalutate».
All’interno dell’universo azionario globale c’è anche chi opta per sotto-classificazioni regionali. Come Nordea Am (Nam), che con il comparto Emerging ex China Sustainable Stars Equity realizza nel 2026 un rendimento del 37,4%, con costi dell’1,5%. «Le azioni dei mercati emergenti continuano a trattare a uno sconto significativo rispetto ai mercati sviluppati», evidenzia Pierre-Henri Cloarec, portfolio manager del fondo.
Anche per lui però un’esposizione ai chip è oggi imprescindibile. «Il portafoglio è posizionato sui beneficiari strutturali dell’AI a Taiwan e Corea del Sud, in particolare nei semiconduttori e nelle infrastrutture». Attenzione però alle opportunità di altre aree meno esplorate: «Negli ultimi mesi abbiamo preso profitto su alcuni titoli tech dopo la forte performance registrata e reinvestito in modo selettivo in opportunità interessanti dal punto di vista delle valutazioni in America Latina ed Europa orientale, in particolare nei comparti e-commerce e in quello finanziario», conclude il money manager.
È ancora più settoriale la scelta di Neuberger, con il comparto Next Generation Connectivity (+34,8% da gennaio con commissioni dell’1,7% annuo). I risultati trimestrali dei leader tecnologici «hanno confermato che lo sviluppo delle infrastrutture di intelligenza artificiale rimane saldamente in linea con gli obiettivi, nonostante le turbolenze macroeconomiche delle ultime settimane», precisa Yan Taw Boon, head of thematic Asia.
In particolare, «abbiamo sovraperformato il benchmark grazie all'esposizione ai semiconduttori e all'hardware». Il money manager cita alcuni titoli, da Kloxia ad Advanced Micro Devices, «il principale fornitore di chip per l’AI che ha sovraperformato a seguito dei risultati di Intel superiori rispetto alle attese».
Non ci sono però solo i chip e la tecnologia nelle strategie dei gestori globali. Martin Todd, head of sustainable impact investing di Federated Hermes, nell’ambito dei fondi azionari mondiali guarda ad esempio, oltre agli emergenti che hanno ancora «valutazioni convincenti rispetto a quelli sviluppati», alle «imprese ad alta intensità di capitale, che beneficiano di beni materiali che non possono essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, sono difficili da replicare e presentano barriere all’ingresso elevate». (riproduzione riservata)