Sempre meno aste immobiliari e sempre di minor valore.
Possono essere riassunti così i risultati dell’Osservatorio Brick di Berry sulle aste immobiliari in Italia nei primi tre mesi dell’anno. Da gennaio a marzo le procedure sono state 26.090, in discesa dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano state 29.355.
Un calo ancor più marcato si registra in riferimento al valore aggregato delle basi d’asta: 4,11 miliardi, il 18% in meno rispetto ai 5,01 miliardi di marzo dello scorso anno.
Il valore complessivo scende quindi più pesantemente rispetto al numero di procedure per via della diminuzione della base d'asta media; se per aggiudicarsi un immobile per vie giudiziali si partiva mediamente da 170.800 euro nel primo trimestre 2025, un anno dopo il prezzo di inizio delle negoziazioni è sceso del 7,7% attestandosi a 157.647 euro.
Secondo Chai Botta, responsabile dell’Osservatorio Brick di Berry, il fatto che il mercato stia esprimendo aste mediamente meno ricche è «effetto di una diversa composizione degli asset e di un’incidenza più marcata di lotti con minore liquidabilità o già interessati da riprezzamenti progressivi».
Il calo non deve essere pensato come antitetico rispetto al generale aumento dei prezzi immobiliari; è frutto infatti di «una dinamica specifica del canale giudiziale», spiega Botta. «Le aste risentono dei tempi delle procedure, della qualità dei beni disponibili, dei tentativi di vendita precedenti e della capacità del mercato di assorbire determinate tipologie di asset».
Una concatenazione di fattori a cui Botta aggiunge le nuove tecnologie: «La crescita del peso delle modalità telematiche conferma inoltre una trasformazione strutturale del processo di vendita, sempre più orientato verso strumenti digitali e modelli operativi più efficienti».
Il crescente utilizzo della via telematica è confermato dai numeri: le modalità pienamente digitali raggiungono 15.119 procedure, pari al 58% del totale (erano il 50,9% un anno fa). In particolare, l’asta asincrona telematica è il primo canale di vendita, il 48,2% del totale, con volumi in crescita dell’1,3%, in controtendenza quindi rispetto alla generale flessione del mercato.
Tra le asset class il residenziale resta quella prevalente per numero di aste immobiliari, copre infatti il 52,2%. La contrazione rispetto a un anno fa è però evidente sia in termini quantitativi (-11,2%) sia dal punto di vista qualitativo, sintomo di un portafoglio sempre meno ricco. La base d’asta media per le case cala del 5,3% se comparata ai numeri del primo trimestre 2025, mentre il valore complessivo scende del 15,9%.
Va anche peggio al comparto immobiliare industriale, per il quale le procedure sono il 15,9% in meno, la base media è inferiore del 12,3% rispetto a un anno fa e il valore aggregato risulta più basso del 26,3%. I numeri di questo comparto, sebbene rappresenti solo il 3,3% del totale delle aste, incidono particolarmente sui valori generali, visto che gli asset più esosi fanno parte proprio di questo segmento di mercato.
A livello geografico Lombardia e Sicilia sono le regioni con più aste (circa 3.100 ciascuna, ossia l’11,9% del totale), seguite da Lazio (9%), Marche e Campania. Se la Lombardia si muove nel primo trimestre in linea con la media nazionale, la Sicilia mostra una miglior tenuta: le aste calano del 7,6% ma la base media cresce del 3,1% contenendo la riduzione del valore complessivo al 4,7%.
Guardando alle province, Roma ha da sola il 5,2% delle procedure nazionali, ma l’exploit è rappresentato da Macerata, che con 780 aste si colloca al secondo posto tra le province e cresce del 26% rispetto al primo trimestre 2025. L’aumento è anche economico: il valore complessivo delle basi d’asta sale dell’84,3% e la base media del 46,3%. (riproduzione riservata)