Sono volati stracci tra Giorgia Meloni e Donald Trump. E dietro il botta e risposta del weekend, si profilano ragioni sempre più geopolitiche e sempre meno personali. Il confronto sulle basi militari americane in Italia – «non ci ha neppure permesso di utilizzare le piste, le basi aeree italiane», è l’accusa del tyccon, rischia di diventare soltanto il primo capitolo di una trattativa molto più ampia.
Proprio perché lo scontro non riguarda solo la negata autorizzazione all’uso di Sigonella. Ma Washington è preoccupata soprattutto dal fatto che la frizione coinvolga uno dei governi europei finora più vicini alla Casa Bianca. È questo il motivo per cui il confronto rischia di avere conseguenze che vanno oltre la polemica delle ultime ore.
Secondo osservatori vicini all’amministrazione americana, il nodo non sarebbe tanto la scelta italiana in sé (anche altri alleati europei hanno mantenuto una linea prudente) quanto il fatto che sia arrivata da un esecutivo con cui Trump riteneva di avere un rapporto politico privilegiato – difficile scordare il «posso dirti che sei bella?» detto dal tycoon nell’ottobre 2025.
Il banco di prova sarà il prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica: il 7 e l’8 luglio ad Ankara. Gli Stati Uniti chiedono agli alleati europei di presentarsi con programmi credibili per aumentare gli investimenti nella difesa e continuano a monitorare non soltanto quanto ogni Paese spende, ma anche come intende contribuire alla strategia comune.
L’Italia arriverà all’appuntamento rivendicando un percorso che porta la spesa per difesa e sicurezza al 2,8% del pil, come tappa verso il nuovo obiettivo Nato del 5% entro il 2035. Nei giorni precedenti al summit, inoltre, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia cercheranno di coordinare una posizione comune da presentare a Washington.
Ma sul tavolo c'è anche la scelta italiana di non aderire, almeno per ora, al fondo europeo Safe pensato per finanziare gli investimenti nella difesa, così come il tema degli acquisti militari. L’amministrazione Trump continua infatti a spingere affinché gli alleati europei acquistino un numero maggiore di sistemi prodotti dall’industria americana.
Resta infine il capitolo delle basi Usa in Italia: Giorgia Meloni ha ribadito che il loro utilizzo è disciplinato dagli accordi bilaterali e che le decisioni spettano al governo italiano, richiamando il principio della sovranità nazionale. Una risposta che chiude la polemica sul piano formale, ma non cancella una divergenza politica destinata a pesare nei prossimi confronti tra Roma e Washington. (riproduzione riservata)