L’inflazione a settembre è tornata a galoppare, salendo al 4,2% rispetto a un anno prima. E mentre la fiducia di imprese e famiglie arretra, il governo corre ai ripari rivolgendosi a Bruxelles. La premier Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere più flessibilità nei conti pubblici davanti al nuovo shock dei prezzi dell’energia.
L’obiettivo è avere più margine per sostenere famiglie e imprese senza che tutta la maggiore spesa finisca a pesare sui vincoli europei di bilancio. La richiesta, ha spiegato Meloni, sarà discussa all’Ecofin della prossima settimana e poi al Consiglio europeo di metà ottobre. La lettera è stata inviata congiuntamente da Italia e Repubblica Ceca.
Il tema si è imposto proprio mentre il governo deve mettere nero su bianco quanto spazio di bilancio intende utilizzare e per quali spese. Venerdì 2 ottobre, il Consiglio dei ministri è chiamato ad approvare il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione da trasmettere al Parlamento e a Bruxelles per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale: il meccanismo che consente agli Stati di ottenere una deroga temporanea alle regole di bilancio europee per finanziare determinate spese legate all’energia e alla difesa.
L’Italia ha già presentato a Bruxelles una richiesta per utilizzare questa flessibilità. La domanda complessiva vale circa 36 miliardi di euro tra il 2026 e il 2028: 14 miliardi per l’energia e circa 22 miliardi per la difesa. La richiesta è stata formalizzata a settembre e ora deve essere definita nei dettagli prima del passaggio parlamentare. Ed è proprio sui dettagli che il governo sta lavorando in queste ore. La cifra destinata alla difesa potrebbe essere ridotta rispetto ai 22 miliardi messi in conto inizialmente.
L’esecutivo deve infatti selezionare gli investimenti militari da finanziare attraverso la flessibilità europea, dopo che l’Italia non è uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Nel 2025 il disavanzo si è attestato al 3,1% del pil, sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee. Ora a trattare sono Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e ministero della Difesa: in un confronto necessario a stabilire quali spese possono essere inserite nella clausola europea e quindi finanziate con il maggiore spazio di bilancio concesso da Bruxelles e quali dovranno invece trovare copertura nelle normali risorse dello Stato.
Diverso il quadro per l’energia. I 14 miliardi richiesti dall’Italia restano confermati nella misura massima, con 7 miliardi nel 2027 e altri 7 miliardi nel 2028. Non potranno però essere utilizzati indistintamente per ridurre le bollette o il prezzo dei carburanti. Il governo sta discutendo con la Commissione europea quali interventi possano rientrare nella clausola: tra le ipotesi c’è il ritorno dell’ecobonus al 65% per le abitazioni principali, mentre sono già previsti incentivi per sostituire le vecchie caldaie a gas con pompe di calore.
La necessità di trovare nuove risorse per sostenere il potere d’acquisto arriva in un momento in cui l’inflazione è tornata a essere un problema concreto per famiglie e imprese. A settembre i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, spinti soprattutto dall’energia. L’indice armonizzato europeo, utilizzato per i confronti tra i Paesi Ue, è salito invece al 4,1%, il livello più alto degli ultimi tre anni.
E il rincaro non è distribuito in modo uniforme. Sono soprattutto energia e trasporti a spingere l’indice: secondo i dati forniti dall’Istat, i beni energetici aumentano di oltre il 22% in un anno. Al netto di energia e alimentari freschi, invece, l’inflazione rimane sotto il 2%. A settembre è inoltre scesa la fiducia dei consumatori, da 94,5 a 91,2, mentre quella delle imprese è passata da 97 a 95,9, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita. (riproduzione riservata)