Il governo italiano chiede all’Unione europea maggiore flessibilità per affrontare l’impatto delle crisi su famiglie, lavoratori e imprese. Il tema è stato sollevato nuovamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante le dichiarazioni congiunte a Palazzo Chigi, il 22 maggio, con il primo ministro irlandese Micheál Martin, rilanciando la richiesta di estendere il perimetro della cosiddetta National Escape Clause.
Il tema della flessibilità è oggetto «di una lettera che io ho scritto alla Presidente della Commissione europea, per chiedere l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause, anche agli interventi necessari per tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese dall'impatto della crisi. Non si tratta quindi di essere autorizzati a fare maggiore debito, ma di allocare al meglio quello che è già previsto», ha detto la premier.
Nel confronto con il premier irlandese, la presidente del Consiglio ha sottolineato anche come le attuali condizioni internazionali rappresentino «circostanze eccezionali», che richiedono risposte coordinate. Circostanze che la premier definisce «al di fuori del controllo dei singoli Stati membri, che a nostro avviso necessitano di risposte. Parlavo con il Primo Ministro anche delle proposte che l’Italia sta portando avanti. Noi crediamo che queste circostanze, ad esempio, legittimino l’estensione della flessibilità che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa, anche gli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica. Perché anche l’energia è sicurezza, anche l’economia è sicurezza per i nostri sistemi», ha detto la premier.
Dopo i messaggi della Commissione europea, le indicazioni emerse dall’Eurogruppo e l’avvertimento della Bce sul rischio di una stretta in caso di uso non prudente delle finanze pubbliche, appare però indebolita l’ipotesi italiana di estendere automaticamente lo “sconto” già previsto per la difesa alle misure contro il caro-energia. Resta però l’idea di margini di flessibilità, ancora da definire nei negoziati tra Roma e Bruxelles.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, pur ribadendo il valore politico della clausola, ha parlato di «altre soluzioni» allo studio, che includono l’utilizzo dei fondi di coesione, possibili interventi sul Pnrr e margini sulla spesa netta, in un quadro definito come «un mix di situazioni». La risposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen alla lettera di Meloni è attesa la prossima settimana e sarà decisiva per chiarire l’impostazione finale.
Secondo il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, l’Italia è tra i Paesi più attivi nella richiesta di flessibilità, ma la linea europea resta orientata a interventi «mirati, senza stimoli di bilancio ampi e generalizzati», anche per evitare effetti distorsivi sulla dipendenza energetica e sulla sostenibilità del debito. (riproduzione riservata)