Meloni si convinca che per andare avanti deve chiedere la sospensione del Patto di Stabilità
Meloni si convinca che per andare avanti deve chiedere la sospensione del Patto di Stabilità
Il governo Meloni in difficoltà tra normative europee sulle auto, digitalizzazione dei pagamenti e vincoli di bilancio, mentre la crisi energetica e geopolitica aggrava il quadro economico

di di Roberto Sommella 01/04/2026 02:00

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Tre eventi impattano fortemente sulle sorti dell’economia italiana e sul governo di Giorgia Meloni in evidente stato di shock.

Il primo è l’effetto delle normative europee sull’automotive. Nonostante la timida apertura della Commissione alla permanenza della produzione di motori termici anche dopo il 2035, a Mirafiori sta avvenendo una cosa lunare: Stellantis produce meno del previsto le Fiat 500 ibride perché altrimenti incapperebbe nelle sanzioni del Green Deal in quanto la povera utilitaria che ha fatto la storia d’Italia supera i livelli di smog permessi. Una decisione quella della casa presieduta da John Elkann dettata dalle assurde normative comunitarie che condurranno al disfacimento della stessa Unione e non solo del comparto automobilistico e che non dipendono dall’operato del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che qualcuno nel governo vorrebbe sostituire.

La sfida della digitalizzazione dei pagamenti

Il secondo evento epocale che si sta abbattendo sull’Europa e l’Italia è la digitalizzazione dei sistemi di pagamenti e dei meccanismi che permettono già oggi a tutti gli europei di comprare beni e servizi per un terzo accedendo a internet. Sono ormai numerose le app di transazioni che bypassano i sistemi di pagamento e cresce anche il numero di stablecoin che riconoscono solo il dollaro. In questo contesto, come ha ben spiegato Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce, in un recente convegno della Fondazione Banco di Napoli, l’euro digitale nasce proprio per riappropriarsi della sovranità monetaria in un mondo in cui ormai tutte le carte di pagamento sono americane e anche i sistemi tecnologici per farli, come la blockchain.

In questo contesto non sorprende la crisi della partecipata di stato Nexi, che è nata per offrire un sistema di pagamento a milioni di italiani ed europei, i quali invece - soprattutto i giovani - utilizzano ormai direttamente applicazioni come Revolut. Sulla crisi di Nexi sta lavorando con grande attenzione il suo azionista Cassa Depositi e Prestiti, ma l’impresa del colosso guidato da Dario Scannapieco appare complessa per i motivi appena descritti.

Il Patto di Stabilità e i limiti della manovra di governo

E poco può fare il governo italiano per uscire dalle maglie del Patto di Stabilità e di Crescita, che impedisce al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di trovare risorse per mettere al riparo l’economia italiana dalla tempesta perfetta della crisi di Hormuz che sta provocando inflazione e stagnazione. Il danno è a monte di questa situazione di stallo, che rende arduo reperire anche i fondi per riattivare la normativa sulla Transizione 5.0 come chiesto dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Il Patto di Stabilità non andava firmato senza clausole evidenti che indicassero una sua sospensione di fronte a uno scenario di crisi, cosa che si sta puntualmente verificando in questo momento.

L’Italia è isolata nel chiederne oggi la sospensione (le fanno compagnia un pugno di Paesi su 27, anche se il vicepremier Matteo Salvini ne ha chiesto ufficialmente lo stop), così come ben sei Paesi europei si sono schierati per mantenere in vigore gli Ets, la tassa comunitaria sulle emissioni inquinanti. E le cose paradossalmente peggioreranno quando l’Italia uscirà dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo: con il ritorno al vincolo del 3% il governo Meloni avrà ancora meno spazi di manovra per impostare la prossima legge di Bilancio prima delle elezioni politiche, dunque decisiva. Proprio la cassa vuota pare sia dietro alle voci che vogliono Meloni, affiancata dal suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, tentata dall’andare ad elezioni anticipate, in quanto ci sarebbe ben poco da offrire agli elettori di Fratelli d’Italia e di centrodestra in termini di sostegno al reddito. 

Le conseguenze sul sistema industriale e l’azione di governo

Le tre situazioni appena descritte, clausola suicida del New Green Deal ammazza-automobili, mancanza di un sovranismo digitale nel fondamentale settore dei pagamenti, approvazione di un Patto di Stabilità anti-crescita e pro-ciclico, su cui tutti i partiti italiani al Parlamento Ue si sono inspiegabilmente astenuti invece che discuterne, sono alla base delle difficoltà del nostro sistema industriale. E al netto della crisi energetica derivante dalla guerra in Medio Oriente, che da sola rappresenta un Everest insormontabile per qualsiasi misura tampone nazionale, come sta avvenendo per i provvedimenti del governo salva-bollette e benzina, letteralmente evaporati.

Non serve cambiare i ministri o imputare a Urso, Giorgetti e Scannapieco errori di strategia, occorre avere già una strategia quando si va a Palazzo Chigi e capire poi in corso d’opera che un governo che si dichiara nazionalista deve farsi sentire a Bruxelles ancora di più di un esecutivo dichiaratamente europeista. Altrimenti gli elettori non capirebbero la differenza tra i due modelli di amministrazione, quando invece al referendum sulla giustizia hanno mostrato di saper scegliere tra due posizioni chiare. (riproduzione riservata)