Crescita, energia, investimenti, ma anche intelligenza artificiale, Europa e Piano Mattei. Sono alcuni dei temi toccati dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante l’assemblea generale di Assolombarda a Milano: associazione che con le sue oltre 7 mila aziende e 450 mila addetti «rappresenta il cuore produttivo di questa nazione» generando il 12% del valore aggiunto.
In un «tempo particolarmente vorticoso come quello nel quale operiamo», la premier ha scelto di essere presente sul palco dell’assemblea «perché è indispensabile confrontarsi e ragionare con chi ogni giorno tiene acceso il motore di questo Paese». Un Paese che cresce ma ancora troppo poco. Affrontando il tema dei conti pubblici, Meloni ha ribadito fiducia in un pil che, per il 2026, può arrivare a +1%, in linea con le principali economie europee: «Sono risultati che ci devono incoraggiare. Tuttavia la crescita in Italia è ancora troppo debole, ma la nostra economia ha retto l’onda d’urto di scenari complessi».
L’attuale complessità dello scenario è causata principalmente dallo shock energetico. E la premier, sul tema, è stata netta: «Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza». E le misure che l’Italia può introdurre non bastano a risolvere il problema: «Serve un deciso cambio di passo anche in Europa».
Meloni ha ricordato le interlocuzioni con Bruxelles sul decreto Bollette, introdotto per ridurre i costi per famiglie e imprese, e ha annunciato un nuovo dialogo in corso per ridurre i prezzi dell’energia. «Con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica», si tratta di un «confronto in fase avanzata», ha precisato la premier che avrà modo di approfondire la questione il 15 e 16 ottobre al Consiglio europeo.
Sempre a Bruxelles Meloni riproporrà «personalmente» la proposta di ottenere flessibilità europea per fa fronte all’inflazione. «L’Europa non può non tenerne conto: quando abbiamo approvato i piani nazionali di bilancio lo abbiamo fatto basandoci su un’inflazione programmata dell’1,8% ma oggi l’inflazione è molto più alta e in Italia, come in altre nazioni, una parte importante della spesa si adegua automaticamente all’inflazione per legge». E questo si traduce in «miliardi di euro di spesa in più per ragioni che non dipendono da noi».
Soldi che, in un modo o nell’altro, peseranno anche sull’ultima legge di Bilancio della legislatura a cui il governo sta lavorando proprio in queste ore. E alcune delle misure inserite in manovra riguarderanno proprio gli industriali. «Il governo ci sarà quando serve, perché alle volte il miglior aiuto a chi produce è non mettersi di traverso», ha detto Meloni.
Su Transizione 5.0 il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è in procinto di pubblicare una nuova circolare per snellire procedure e processi. Ma l’invito, che la premier ha rivolto alla platea, è «segnalare ogni proposta operativa utile che possa rendere questo strumento sempre più efficace, è nel nostro come nel vostro interesse. È fondamentale per tutti far funzionare meglio una misura che già riscuote grande successo», con oltre 22 mila domande presentate per più di 6,7 miliardi di euro di investimenti.
Meloni ha ricordato anche gli interventi del governo per sostenere la crescita dimensionale delle imprese, tra cui la legge capitali e la riforma del testo unico della finanza, il cui obiettivo è stato «rendere più accessibile il mercato dei capitali anche alle aziende di dimensioni minori». Tra gli strumenti citati dalla premier figurano inoltre la superdeduzione del costo del lavoro al 120%, secondo il principio del «più assumi, meno paghi», e la detassazione degli utili destinati agli investimenti e delle reti d’impresa.
Ma «viviamo in un tempo che non concede tregua», ha detto Meloni avviandosi verso le conclusioni. Un tempo in cui l’intelligenza artificiale «è entrata prepotentemente nella vita di tutti i giorni» e a cui bisogna «fornire la cornice di regole, le infrastrutture e gli strumenti per aiutare le imprese». Un tempo in cui «è facile vedere opportunità negli Stati Uniti o nel Golfo» ma c’è anche un mercato, l’Africa, «che crescerà nei prossimi decenni» e dove l’Italia ha intenzione di esserci, per «non lasciare ad altri un’opportunità che può essere soprattutto nostra».
«Gli equilibri che conoscevamo si stanno sgretolando, un’intera epoca si chiude senza che quella nuova sia ancora definita. È un tempo difficile, ma difficile viene dal latino e significa che non si lascia fare. Solo che noi siamo la nazione del fare. La storia d'Italia è stata fatta da chi ha costruito, inventato, prodotto, proprio quando le cose sembravano non si lasciavano fare. Fare è la nostra cifra». (riproduzione riservata)