Il governo varerà «tre provvedimenti per la crescita nel 2026»: lo ha annunciato la premier Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda di Milano Finanza a proposito del paradosso italiano di questi tempi e cioè avere una finanza privata in ottima salute con Piazza Affari ai massimi, una finanza pubblica in sicurezza che inanella promozioni dalle agenzie di rating, ma un pil che stenta.
Meloni ha spiegato che «la crescita sarà uno dei temi centrali della nostra azione quest'anno assieme alla sicurezza», ma si è mostrata ottimista e al tempo stesso prudente. Ottimista, perché crede che il prodotto interno lordo salirà verso l'1% anche nel 2024 e nel 2025 «perché così è stato nel 2023» per una sorta di effetto trascinamento e ciò nonostante le difficoltà della Germania, Paese fortemente interconnesso con l'Italia, mentre ha ribadito che l'occupazione va bene, così come il potere d'acquisto «aumentato di 20 miliardi». Certo non basta, ha aggiunto durante la conferenza stampa di inizio anno, e non si può essere pienamente soddisfatti in quanto occorre fare di più.
La presidente del Consiglio è stata invece sorprendentemente prudente sulle agenzie di rating, che «non hanno mai dato un giudizio lusinghiero sull'Italia ma oggi indicano la solidità della sua economia», a conferma che non vuole cavalcare gli entusiasmi delle tante promozioni del merito di credito prima di uscire dalla procedura d'infrazione Ue per deficit eccessivo nella prossima primavera. Prudenza, alla Giulio Andreotti, che ha mostrato sul risiko bancario e sul terzo polo del credito: il governo farà da spettatore ma deciderà cosa fare del 5% che detiene ancora in Mps, il cui titolo «è salito da 2 a 8 euro, restituendo parte di quanto lo Stato ha speso per il salvataggio».
Nel merito sono quattro i punti cardine della politica economica dell'esecutivo per quest'anno: varare un decreto per ridurre il costo dell'energia (l'ennesimo, ma secondo quanto risulta a questo giornale il provvedimento sarà incentrato sul costo industriale e non direttamente sulle bollette); continuare a incentivare la crescita dell'occupazione; stimolare gli investimenti estendendo «a tutto il territorio nazionale» la Zes unica per il Mezzogiorno; presentare un piano casa per 100 mila nuovi alloggi.
Per fare tutto questo il governo, «che durerà fino al termine della legislatura» ha aggiunto Meloni, anche se sa bene che si voterà entro la primavera del 2027, ha poco più di 12 mesi, dopodiché si entrerà nel vivo della campagne elettorale. Davvero poco tempo, se si considerano anche altre emergenze quali l'Ilva (il caso «più difficile») e la crisi dell'automotive da invertire facendo cambiare «le regole europee».
Questa corsa contro il tempo va inserita poi in un contesto di geopolitica che vede accumularsi i problemi (la gestione del Venezuela post-Maduro e le mire di Trump sulla Groenlandia si sono aggiunte alla guerra in Ucraina e alla tenuta della pace a Gaza). Meglio quindi in futuro sottrarsi a tante responsabilità e puntare al Quirinale? «Non ho in programma di salire di livello, attualmente non è nei miei radar, preferirei lavorare con Fiorello a pagamento», ha concluso Meloni a proposito di una sua candidatura a succedere a Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Ma la premier sa bene che la cosa peggiore in politica è autocandidarsi. (riproduzione riservata)