Meglio bloccare tutto al 2032 con il Btp Valore o restare flessibili? Strategia bullet: vantaggi e insidie di puntare su un’unica scadenza
Meglio bloccare tutto al 2032 con il Btp Valore o restare flessibili? Strategia bullet: vantaggi e insidie di puntare su un’unica scadenza
Puntare su una scadenza può essere la scelta migliore in vista di spese pianificate ma tende ad aumentare l’incertezza in fase di reinvestimento. Gli Etf? Offrono diversificazione e una duration stabile

di di Paola Valentini 27/02/2026 20:00

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L’emissione del nuovo Btp Valore 2032 fa sorgere un dubbio: ha senso concentrare il rischio su una sola scadenza? Si tratta di quella che in gergo viene definita strategia bullet (il bullet è il proiettile). Puntare su un bersaglio fisso (sia esso a breve, medio o lungo termine) può offrire una sensazione di maggiore stabilità, ma significa rinunciare alla diversificazione temporale, esponendo maggiormente i portafogli a specifiche incognite. C’è innanzitutto il rischio di reinvestimento se l’allocazione è a breve: ad esempio se si investe a sei mesi mentre i tassi di interesse scendono, quando i titoli scadono si dovrà reinvestire a rendimenti più bassi. Poi c’è il rischio prezzo per orizzonti di lungo termine. Se l’esposizione è a 10-20 anni e i tassi salgono, il valore di mercato dei titoli scenderà. E se l’investitore ha bisogno di vendere prima della scadenza, subirà una perdita in conto capitale.

Pro e contro

Quando può avere senso una strategia bullet? Può essere il caso quando si ha una forte convinzione macroeconomica o un obiettivo specifico. Ad esempio se si prevede che i tassi scenderanno rapidamente, bloccare tutto a lungo termine ora garantisce un rendimento alto per molto tempo. Se si pensa che i tassi saliranno ancora, puntare sul breve termine permette di reinvestire a tassi migliori dopo poco. Oppure se il risparmiatore ha un traguardo ben preciso: se sa oggi che gli servirà l'intera somma tra ad esempio cinque anni per un determinato scopo (ad esempio l’acquisto di una casa), concentrare l'investimento su una scadenza di questa stessa durata anni può essere la mossa corretta. «Quindi in questo senso il Btp Valore è ottimo strumento se l’obiettivo è preservare capitale in vista di un’uscita già pianificata o se servono cedole periodiche, ad esempio per far fronte al mutuo», afferma Roberto Rossignoli, gestore di Moneyfarm.

L’alternativa del risparmio gestito

In alternativa una via per sganciarsi dalla data fissa è quella degli Etf o dei fondi obbligazionari che investono in segmenti specifici (ad esempio 7-10 anni) operando con un meccanismo di rolling: vendono i titoli di Stato quando la loro scadenza residua scende sotto la soglia minima (ad esempio sette anni) e acquistano titoli nuovi, garantendo che il portafoglio rimanga coerente con l'obiettivo temporale prefissato. In particolare gli Etf, oltre ad avere costi più ridotti rispetto ai fondi, consentono l'ingresso con piccole somme (anche poche decine di euro), a differenza del lotto minimo solitamente di mille euro per i Btp: per questo con un unico strumento consentono facilmente di diversificare su vari emittenti.

E i prodotti gestiti che contengono titoli di Stato godono della stessa tassazione agevolata al 12,5% dei singoli Btp. Ma soprattutto mantengono una duration (ovvero la sensibilità del prezzo di un titolo alle variazioni dei tassi di mercato) costante nel tempo. Nella tabella in pagina sono riportati i migliori Etf per rendimento a un anno sulle varie fasce di scadenze, da 1 a 10 anni.

Il fattore tempo

«Il fattore tempo è un rischio, spesso sottovalutato, molto importante nell’obbligazionario perché introduce incertezza sul reinvestimento: se i tassi scendono, alla scadenza ci si ritrova a reinvestire a condizioni meno favorevoli. In questo senso, strumenti come gli Etf obbligazionari che mantengono una duration costante risultano più efficienti. Per una strategia più ampia restano soluzioni superiori, soprattutto per chi cerca diversificazione», dice Rossignoli. Tra i vantaggi degli Etf a scadenza controllata c’è quindi il ruolo attivo del gestore, che vende e acquista titoli quando rientrano nel range temporale previsto.

«Personalmente preferisco strumenti rolling perché hanno margini di prevedibilità in termini di profilo di rischio. Un titolo di Stato, ad esempio un cinque anni ormai vicino alla scadenza, invece finisce per comportarsi come un titolo a un anno: alla fine non si è più realmente esposti al rischio tassi», sottolinea Rossignoli. In ogni caso, proprio perché prevedono una duration costante, i rendimenti degli Etf possono andare sotto pressione se i tassi salgono.

L’orizzonte più opportuno

Ma quale orizzonte temporale è più opportuno posizionarsi oggi? «La fascia 1-3 anni è interessante, anche perché le curve sono ancora relativamente piatte. Abbiamo osservato fenomeni di irripidimento sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona, ma, considerando volatilità e rendimento atteso, la parte breve, soprattutto corporate, appare più interessante. Sulla parte lunga, da un lato l’inflazione è sotto controllo, dall’altro la spinta fiscale rimane forte: sono due forze che si controbilanciano. Per questo, al momento, non sembra valere la pena assumere eccessivo rischio di duration. Le leve principali del gestore obbligazionario per cercare rendimento sono due: ridurre la qualità del credito oppure aumentare le scadenze. Oggi, però, non appare conveniente allungare troppo la duration», conclude Rossignoli. (riproduzione riservata)