Mediolanum, i 30 anni a Piazza Affari
Mediolanum, i 30 anni a Piazza Affari
Nel giugno 1996 Banca Mediolanum esordiva a Piazza Affari. Da allora il titolo è salito di oltre il 1.000% e con i dividendi la performance supera il 4.000%. L’ad Doris racconta i trent’anni dell’istituto sul mercato

di di Andrea Cabrini 06/06/2026 15:00

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Il 3 giugno 1996 Mediolanum esordiva a Piazza Affari al prezzo di 12.000 lire. Da allora il titolo è cresciuto di oltre il 1.000%. Considerando i dividendi la performance supera il 4.000%. In occasione dei 30 anni della banca in borsa, l’ad della società Massimo Doris parla con questa intervista a ClassCNBC.

Domanda. Enrico Cuccia voleva che il prezzo fosse più basso. Ennio Doris e l’allora presidente Stefano Preda tennero duro. Come ricorda quel periodo?

Risposta. Furono mesi di grandissimo lavoro. Mio padre tornava molto tardi e c’era una grande trepidazione. La quotazione era qualcosa di importantissimo perché ci rendeva un’istituzione. Allora non avevamo sportelli nostri: c’erano gli uffici dei consulenti finanziari. Quando andavano dai clienti dovevano spiegare chi eravamo. Era lungo e complicato. Dire «siamo quotati in borsa» cambiava tutto. Mediolanum diventava più riconoscibile, più istituzionale. Le 12 mila lire erano il limite alto della forchetta di prezzo. Per mio padre erano poche. Però accettò. E aveva ragione: il primo giorno il titolo fece più 30%.

D. Come vi ha cambiato il rapporto con il mercato?

R. Per mio padre la borsa è stata una grande fonte di informazione. Imparava dal mercato: come valuta un’azienda, cosa misura, cosa fanno i concorrenti in Italia e all’estero. E poi la quotazione ti obbliga a rispettare standard più alti. Devi dotarti di una struttura, di un cfo, di un governo più rigoroso. A volte gli imprenditori vedono tutto questo come una formalità costosa. Quando l’azienda è piccola può anche sembrare così. Ma quando diventa grande, non è più vero. La quotazione ti obbliga a fare scelte che magari, senza quel vincolo, faresti troppo tardi.

D. L’imprenditore guarda al lungo periodo, la borsa alle trimestrali. Come avete gestito questa tensione?

R. Bisogna capire entrambi i punti di vista. I clienti guardano il portafoglio ogni giorno, quindi il gestore di un fondo ha bisogno di capire anche cosa succede nel breve. L’amministratore delegato, invece, deve guardare anche al lungo periodo. Non sempre queste due esigenze si incontrano. Nel caso di Mediolanum, il fatto che noi e Fininvest controlliamo circa il 70% mi permette, a volte, di andare anche contro il mercato. Poi, quando costruisci una storia di trent’anni di successo, il mercato comincia a fidarsi. All’inizio è più scettico. Ma se dimostri che con le tue scelte arrivi dove hai detto di voler arrivare, il mercato inizia a seguirti.

D. Stare in borsa non è sempre una passeggiata. Nella crisi 2008-2009 il titolo perse oltre il 70%. Avete mai pensato di uscire?

R. In quel periodo, come famiglia, salimmo dal 35% al 40%. Mio padre faceva comprare al nostro family office una certa quantità di azioni ogni giorno, indipendentemente dal prezzo. E poi comprava anche lui personalmente mille azioni al giorno, perché diceva: se non le compro direttamente, non mi rendo conto fino in fondo, anche emotivamente, dell’occasione che ho davanti. Lo raccontava ai nostri family banker: guardate che questa è una grandissima occasione per investire. Credo che fummo l’unico istituto ad avere raccolta netta positiva in quel periodo.

A un certo punto pensò anche di ricomprarsela tutta e delistarla. Diceva: con quattro soldi me la compro. Ma poi decise di non farlo, perché il valore dell’essere quotati, dell’essere un’istituzione, era più grande del vantaggio di comprarla a pochi soldi e farla crescere da soli.

D. La Mediobanca di Cuccia e Maranghi vi accompagnò in borsa. Poi siete diventati anche azionisti di Mediobanca. Salvo cedere la partecipazione l’estate scorsa.

R. La relazione con Mediobanca è sempre stata ottima. Ci ha accompagnati nella quotazione per la parte italiana, mentre Warburg seguì la parte estera. Poi abbiamo anche avuto insieme l’esperienza di Banca Esperia. Più recentemente, con il cambiamento del contesto, abbiamo deciso di uscire. Diciamo così: ci eravamo fidanzati con una certa fidanzata, ce l’hanno cambiata, e abbiamo detto che non era più quella che avevamo scelto. Con i migliori auguri.

D. In trent’anni siete cresciuti senza mai fare grandi acquisizioni. E in futuro?

R. Non è impossibile, ma molto difficile. Mediolanum si basa sui consulenti finanziari. Se compri una rete, non compri solo clienti e dipendenti: compri professionisti che hanno una relazione fortissima con i loro clienti. Se il brand sotto cui finiscono non piace, possono andarsene. E portando via il 30% dei clienti migliori possono portare via l’80% delle masse. Tu pensi di comprare 100 e ti ritrovi con 70.

D. Il mercato però chiede crescita.

R. Crescere è imperativo. Guidare un’azienda è come remare controcorrente: se smetti non ti fermi, torni indietro. Per farlo continueremo ad investire in tecnologia e intelligenza artificiale. Senza tecnologia, oggi, chiudi. Ma per noi, e per la parte più importante dei nostri clienti, resta centrale la relazione umana. Per questo Banca Mediolanum continuerà anche a inserire nuovi consulenti. Abbiamo un progetto con giovani neolaureati che iniziano a lavorare con family banker più esperti: a fine anno ne avremo circa 900. È un’opportunità di lavoro importante.

D. La scuola della borsa le è stata utile anche nel preparare la sua successione alla guida del gruppo?

R. Sì. Io ho fatto tutto il percorso. Ho iniziato come consulente globale. Ho fatto l’esame, mi sono iscritto all’albo, ho incontrato clienti, ho ricevuto anche i miei no. Per questo so cosa fanno i nostri circa 7 mila family banker tra Italia e Spagna. Ho girato gli uffici, ho lavorato anche fuori dall’azienda. Gli incontri con gli analisti finanziari mi hanno aiutato ad allargare la formazione e a capire cose che restando solo dentro l’azienda non avrei imparato. Ogni volta che arrivava una nuova minaccia - trading online, Etf, fondi passivi - sentivo dire che i margini non sarebbero più stati gli stessi. Lo sento dal 1996. Ma i numeri hanno sempre raccontato una storia diversa. (riproduzione riservata)