Mediobanca chiude i primi nove mesi al 30 settembre 2026 con un utile netto di 1,09 miliardi di euro, in crescita del 13% su base comparabile, e ricavi record per 2,93 miliardi (+9%). Il risultato operativo lordo sale del 16% a 1,78 miliardi, mentre la redditività del capitale, misurata dal Rote, raggiunge il 15,3%. A sostenere i conti è il contributo di tutte le divisioni, con il Corporate & Investment Banking in forte espansione, il credito al consumo su livelli record e il Wealth Management che mostra segnali di stabilizzazione.
La crescita dei ricavi si accompagna al contenimento dei costi, rimasti sostanzialmente stabili, con il cost/income ratio sceso al 39%, quattro punti percentuali in meno. Il costo del rischio si attesta a 53 punti base. Solido anche il terzo trimestre, chiuso con 977 milioni di ricavi (+15% annuo) e un utile netto di 379 milioni (+30%), pur in lieve flessione rispetto al trimestre precedente. Il coefficiente patrimoniale Cet1 si attesta al 15%, in calo di circa 90 punti base per effetto dell'aumento dei volumi, delle deduzioni patrimoniali e dell'ipotesi di distribuzione integrale degli utili.
Il Corporate & Investment Banking si conferma uno dei principali motori della crescita. I ricavi raggiungono 689 milioni (+14%), con finanziamenti alla clientela in aumento del 16% e un utile netto di 233 milioni (+27%). Nell'ultimo trimestre i ricavi si attestano a 197 milioni, in crescita del 17% su base annua. Prosegue la collaborazione con Mps nelle attività di Markets e Lending, mentre il cost/income scende al 46%. Nei nove mesi la banca d’affari ha completato 41 operazioni, con un’attività internazionale in crescita, ed è stata advisor in alcune tra le principali operazioni di m&a per valore registrate in Europa, tra cui l’opa di Cvc e GBL su Recordati, l’opas di Poste Italiane su Tim, l’aumento di capitale di Plenitude sottoscritto da Ares ed Eni, e la combinazione di Lottomatica con Cirsa.
Nel wealth management le masse restano stabili a 117 miliardi, con una raccolta netta tornata positiva nell'ultimo trimestre per 700 milioni, trainata dall'asset management. I ricavi dei nove mesi si attestano a 680 milioni, sostenuti dalla crescita del 9% delle commissioni di gestione. L'utile netto scende invece del 22% a 129 milioni, risentendo di una maggiore imposizione fiscale e di 28 milioni di oneri non ricorrenti. Il Consumer Finance registra erogazioni record per 7,9 miliardi, grazie anche al crescente contributo della rete Mps. I ricavi salgono del 4% a un miliardo, mentre l'utile netto si attesta a 301 milioni (-4%). Nell'Insurance & Principal Investing i ricavi crescono del 23% a 513 milioni e l'utile del 18% a 475 milioni.
«Abbiamo chiuso i primi nove mesi dell’anno con ricavi di circa tre miliardi e un utile netto di oltre un miliardo, ai migliori livelli di sempre», ha sottolineato l’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril, rivendicando «la forza del brand e del franchise» di Mediobanca. Il manager ha evidenziato il contributo positivo di tutte le divisioni, dal record di ricavi del Corporate & Investment Banking ai quasi otto miliardi di nuovi prestiti del Consumer Finance, fino alla stabilizzazione del Wealth Management. In un videomessaggio agli investitori ha poi ribadito che «i nostri risultati e il nostro percorso di crescita confermano la solidità e la resilienza di Mediobanca», rivolgendo un ringraziamento particolare ai dipendenti «in questo periodo di transizione». «Il vostro impegno rimane fondamentale per le nostre prestazioni e i risultati record», ha affermato, assicurando che il gruppo continuerà a puntare su «concentrazione, disciplina e senso di responsabilità» anche nei prossimi trimestri, ancora segnati dall’incertezza macroeconomica. (riproduzione riservata)