La nuova Mediobanca targata Mps presenta al mercato i primi conti dopo l’opas da 15 miliardi chiusa a settembre e dopo il cambio di calendario di bilancio, che da quest’anno si chiuderà il 31 dicembre. I risultati, diffusi nella serata del 9 febbraio, sono stati illustrati dal ceo Alessandro Melzi d’Eril in un videomessaggio al posto della tradizionale conference call.
Nel secondo semestre 2025 i ricavi si sono attestati a 1,79 miliardi, in calo del 3% su base annua. La dinamica ha riflesso un mix disomogeneo: credito al consumo e assicurazioni (cioè la quota Generali) sono cresciuti rispettivamente del 6% e del 14%, mentre il wealth management è rimasto stabile (-1%), zavorrato dall’uscita di 28 banker, e per questo è stato avviato un piano di retention che continuerà nel 2026. Ma a frenare è stato soprattutto il corporate & investment banking (Cib), in flessione del 20%, giustificata con i livelli eccezionalmente elevati raggiunti dalla divisione l’anno prima.
Le aree in crescita hanno compensato solo in parte questa caduta, lasciando i ricavi complessivi in territorio leggermente negativo. L’utile ricorrente del semestre ha superato 620 milioni, circa 300 dei quali generati nell’ultimo trimestre, ma il confronto annuo resta negativo e il contributo delle componenti straordinarie continua a pesare sul risultato finale. In termini di distribuzione ai soci, questo si è tradotto comunque in un aumento del dividendo a 0,63 per azione, in crescita del 13% annuo.
Nel quarto trimestre emergono segnali di recupero: i ricavi sono risaliti a 918 milioni, +6% rispetto ai tre mesi precedenti, e tutte le principali componenti sono state in crescita, sostenute da un miglioramento del margine di interesse e dal contributo del wealth management. «In un periodo di inevitabile transizione, ha spiegato Melzi, «Mediobanca può far leva su business solidi e professionalità distintive, e prepararsi così a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, avendo costruito nei suoi 80 anni di vita un patrimonio di fiducia unico nel panorama finanziario italiano».
Alla gestione del banchiere ex ceo di Anima peraltro fa riferimento solo l’ultimo bimestre dell’esercizio, visto che il top manager come tutto il nuovo cda è stato eletto il 28 ottobre, un mese dopo la chiusura dell’offerta Mps. «Investire sulle persone e sul talento sarà la priorità di questo percorso, con l'obiettivo di confermarci partner di riferimento per gli imprenditori in tutte le loro esigenze finanziarie, dalla crescita dell'impresa alla gestione del patrimonio», ha aggiunto Melzi. «Ci accingiamo a iniziare l'esercizio 2026 in ripresa su tutto il franchise. Investire nelle nostre persone rimane una priorità fondamentale». (riproduzione riservata)