Dopodomani Mediobanca compirà 80 anni. Nata con la fine della Seconda Guerra Mondiale, è ora ottuagenaria, mentre sono in corso due guerre, anche se non in Italia. Su Mediobanca nei decenni è stato scritto moltissimo. Di essa si conoscono anche aspetti particolari e minuti con riferimento alla sua storia.
Finora però nonostante i torrenti di inchiostro non ci si è concentrati a sufficienza sulle ragioni del successo di questo istituto. In sintesi si può dire che esse risiedono nella qualità della governance e del personale, nella specialità della normativa regolatrice e contestualmente nella mancanza di norme che rendessero possibile una chiara concorrenza, nella peculiarità del rapporto prima con la Comit e poi con le altre due Bin, ossia Banca di Roma e Credito Italiano.
È bene innanzitutto ricordare che Mediobanca fu voluta dal dominus della Comit, Raffaele Mattioli, come istituto della stessa Comit e per la Comit, che operasse nel medio e lungo termine. Come istituto di credito speciale avrebbe dovuto essere inquadrato tra quelli sottoposti all'articolo 41 della legge bancaria del 1936 con particolari limiti e vincoli operativi.
Invece Mediobanca - ecco il favor dell'ordinamento - beneficiò di una normativa ad hoc che le dava la possibilità di operare anche come azienda di credito a breve superando così la separazione prevista dalla legge.
Contemporaneamente il settore bancario era privo di merchant bank e di organizzazioni per gruppi societari con holding di partecipazioni. Solo molto più tardi si introdusse la possibilità di costituire merchant bank ma non connesse con una banca ordinaria e ancora più tardi, con il Testo Unico Bancario del 1993, fu introdotta la banca universale: fu allora che iniziarono le difficoltà per Mediobanca, che non godeva più del monopolio istituzionale.
La partecipazione delle Bin consentiva comunque una raccolta del risparmio per Mediobanca a costi più favorevoli di quelli sostenuti, per esempio, dall'Imi, istituto di credito speciale inquadrato nel citato articolo 41 della legge bancaria.
In più, un patto di sindacato, approvato dal ministro delle Partecipazioni Statali dell'epoca, prevedeva che le Bin, pur avendo oltre il 50% del capitale dell'istituto in questione, consentissero l'affidamento del governo di Mediobanca ai privati detentori di una quota di gran lunga minore.
Solo alla fine degli anni ‘70, con la direzione del grande governatore Paolo Baffi, Mediobanca dopo ben oltre trenta anni dalla costituzione venne ispezionata dalla Banca d'Italia.
Naturalmente dire Mediobanca significava dire Enrico Cuccia, che di essa era il nume, prima con cariche formali, innanzitutto amministratore delegato, poi come presidente onorario, un genio del credito e della finanza. Una sorta di transustanziazione legava questo straordinario personaggio a Mediobanca, con riflessi positivi sulla professionalità e l'impegno del personale.
Quando poi l'istituto, ai tempi detto di via Filodrammatici, fu costretto a operare in mare aperto senza più adeguati salvagente e soprattutto dopo la scomparsa di Cuccia sopravvennero problemi rilevanti fino a un contrasto con la Banca d'Italia improvvidamente mosso dal successore Vincenzo Maranghi, che così spezzava un rapporto di consuetudine, di confronto e di scambi culturali e professionali tra Cuccia e il governatore del tempo, Antonio Fazio. Ho assistito a qualche confronto del genere e ne ricordo ancora i contenuti e l'alto livello, dall'econometria alla filosofia e all'evoluzione bancaria.
In un mondo nuovo sarebbe stata fondamentale la genialità di Cuccia per affrontare le nuove sfide. Nei decenni che sono seguiti alla morte del nume tutelare e a quella di Maranghi sono state tentate altre vie con qualche successo e capacità di innovare. Ma è netta la diversità rispetto al passato. Ora Mediobanca si appresta ad attuare le celebrate nozze con la banca più antica al mondo. Si dovrebbe dire, ricordando Mattioli: come istituto del Montepaschi e per il Montepaschi, quale strumento per sostenere meglio famiglie e imprese e tutelare il risparmio. (riproduzione riservata)