La sfida delle piattaforme online ai media tradizionali, il tonfo delle vendite dei quotidiani e 170 reclami ricevuti nel 2025 per presunte violazioni delle leggi europee sul mercato digitale. Sono alcuni degli elementi che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) sottolinea nella relazione annuale presentata il 14 luglio 2026 alla Camera dei Deputati.
«Siamo immersi in un percorso di innovazione tecnologica che sta rivoluzionando non solo le comunicazioni, ma l’economia e la società. È una trasformazione antropologica», spiega il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella. Aggiungendo che per l’editoria è tempo di aggiornare i parametri» con cui si calcola il peso delle testate, «ancora molto legati alle copie cartacee». Anche alla luce dei vari passaggi di proprietà che sono avvenuti nei mesi passati: Lmdv Capital, il family office di Leonardo Maria Del Vecchio, ha acquisito il 30% de Il Giornale, La Repubblica è passata ad Antenna Group, guidato dalla famiglia greca Kyriakou, mentre La Stampa è stata acquisita dal Gruppo Sae (Società Azionaria Editoriale).
Nel 2025 il settore delle comunicazioni elettroniche è arrivato a valere 29,5 miliardi di euro (+4,5%). Il comparto procede a doppia velocità: la rete fissa mostra una crescita trainata dalla diffusione della fibra, il cui livello di copertura ha raggiunto il 77,6% delle famiglie italiane a dicembre 2025, mentre quella mobile riporta una contrazione dello 0,6%.
Inoltre, il settore è al centro di una proposta della Commissione Europea, presentata a gennaio 2026 e denominata Digital Networks Act (Dna), che rappresenterà il fulcro dell’attività dell’Agcom in sede europea nei prossimi anni. «L’Autorità condivide l’impostazione generale ma ravvisa alcune criticità, soprattutto nel bilanciamento dei poteri», aggiunge Lasorella.
In Italia intanto l’Agcom ha aggiornato il quadro di riferimento tenendo conto della separazione della rete Tim e del nuovo ruolo di Fibercop, qualificato come operatore all’ingrosso titolare dell’infrastruttura. Nelle aree, meno estese del passato, in cui la concorrenza risulta ancora limitata, l’Autorità ha modificato le regole di accesso e prezzo sulla base delle norme europee e «sta valutando in questi giorni la prima applicazione» della nuova disciplina.
Passando ai media, i ricavi totali dei mezzi di comunicazione tradizionali in Italia sono scesi dello 0,6% nel 2025, poco sopra i 12 miliardi, con una contrazione del 2,9% delle vendite pubblicitarie. La televisione mantiene la leadership, intercettando il 74,1% delle risorse, e i primi tre operatori - Rai, Comcast (Sky) e Fininvest (Mediaset) - valgono ancora il 67% del mercato. Tuttavia, avanzano le piattaforme globali (Netflix, Dazn, Amazon Prime e Disney+) che ormai pesano per il 23,3% delle risorse.
L’ascesa dei player digitali è confermata dall’analisi del sistema integrato delle comunicazioni, in cui al secondo posto dopo la Rai si colloca Alphabet (Google) e nella top ten compaiono Amazon (sesta), Netflix (settima) e Dazn (nona).
In questo scenario «assume rilievo particolare la sentenza della Corte di giustizia Ue del maggio scorso sull’equo compenso», sottolinea Lasorella. «Per la Corte le norme italiane sono compatibili con le regole dell’Ue sia nella parte che prevede un equo compenso determinato - in caso di disaccordo - da un ente terzo come Agcom, sia nella parte che impone alle piattaforme di trattare con gli editori fornendo i dati necessari a definire la remunerazione».
Le difficoltà più marcate emergono nell’editoria quotidiana, che nel 2025 ha visto scendere le copie vendute a 1,2 milioni al giorno – circa un decimo di quanto i giornali vendevano all’inizio del secolo -, con una flessione del 9,3%. Dal punto di vista dei ricavi il peggioramento è stato del 7,9%.
Il 2025 è stato poi l’anno delle nuove linee guida per gli influencer. L’Agcom ha introdotto un codice condotta per la categoria e nel 2026 ne controllerà l’applicazione.
L’Autorità è stata inoltre impegnata a vigilare sul rispetto del Digital Services Act (Dsa), il regolamento europeo sui servizi digitali. «È la normativa più avanzata sul settore ma ha spostato il baricentro a livello europeo, soprattutto per le piattaforme molto grandi», evidenzia la relazione. In più, il Dsa risulta ancora in una fase iniziale della sua applicazione, anche se è in vigore da due anni.
L’Agcom ha ricevuto 170 reclami nel 2025 sul Dsa, tutti relativi a piattaforme con sede al di fuori dell’Italia. Quando necessario, come nel caso dell’AI Overview di Google raccontato da MF-Milano Finanza, ha inoltrato una segnalazione ai Paesi e agli organismi europei competenti. «Il meccanismo ha però un’efficacia ancora molto limitata e nella quasi totalità dei casi non ha prodotto esiti significativi», fa notare Lasorella.
Infine, nel 2025 l’Agcom ha rafforzato gli strumenti di tutela del diritto d’autore online, applicando le misure della piattaforme Piracy Shield a tutti i programmi in diretta, e non più solo agli eventi sportivi, e coinvolgendo tutti i prestatori di servizi. Nel complesso sono stati adottati 30 ordini cautelari e bloccati 50.990 domini.
«Particolare rilievo assume la sanzione da 14,2 milioni irrogata a Cloudflare» per non aver eseguito le direttive anti-pirateria, conclude la relazione. «La decisione, oggetto di ricorso, conferma la rilevanza dei servizi intermediari nella lotta alla pirateria online». (riproduzione riservata)