Duecento milioni di euro di multa e un’accusa pesantissima: non aver protetto adeguatamente i consumatori europei dal rischio di acquistare prodotti illegali. La Commissione europea colpisce Temu, la piattaforma di e-commerce controllata dalla cinese Pdd, per violazione del Digital Services Act, la normativa Ue che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme digitali.
Secondo Bruxelles, Temu non avrebbe identificato, analizzato e valutato in modo diligente i rischi sistemici legati alla presenza di articoli illegali venduti online, esponendo milioni di utenti europei a potenziali danni.
Il colosso cinese dell’ecommerce nel 2025 ha registrato 54 miliardi di euro di fatturato, con 120 milioni di profitti realizzati solo sul mercato Ue. Si tratta di una sanzione ben al di sotto del massimo del 6% del fatturato globale previsto dalle normative Ue.E questo perché l’ammontare della sanzione è stato calcolato tenendo conto della natura della violazione, della sua durata e della gravità in termini di utenti europei coinvolti. Ora Temu ha tempo fino al 28 agosto per sottoporre alla Commissione un piano di azione con misure di rimedio. Successivamente, entro un mese, pubblicherà un parere e a quel punto potrà essere adottata una decisione conclusiva sulla vicenda.
Nella nota ufficiale, la Commissione sottolinea che «le prove a disposizione indicano che è molto probabile che i consumatori incontrino articoli illegali su Temu».
Secondo l’Ue, la valutazione dei rischi presentata dalla piattaforma nel 2024 sarebbe stata costruita su dati troppo generici relativi all’intero settore dell’e-commerce, senza basarsi su informazioni specifiche riguardanti il funzionamento concreto di Temu.
Bruxelles contesta inoltre alla società di aver «gravemente sottovalutato» la frequenza con cui gli utenti potrebbero imbattersi in prodotti non conformi o illegali durante gli acquisti online.
L’indagine della Commissione si è basata anche su rapporti pubblici, verifiche indipendenti e test effettuati sul servizio.
Temu ha respinto le accuse della Commissione europea, sostenendo di rispettare gli obiettivi del Digital Services Act e di aver collaborato con Bruxelles durante tutta l’indagine. In una nota, la società ha però dichiarato di non condividere la decisione dell’Ue, definendo la multa da 200 milioni di euro «sproporzionata».
La piattaforma cinese sottolinea che il provvedimento si riferisce alla prima valutazione dei rischi effettuata nel 2024 e «non riflette lo stato attuale dei sistemi» adottati dalla società. Temu afferma inoltre di aver già introdotto nuove misure per rafforzare il controllo sui rischi, la governance della piattaforma e la tutela degli utenti.
«Continueremo a collaborare in buona fede con le autorità di regolamentazione», assicura l’azienda, che ora sta valutando «tutte le opzioni disponibili» dopo la decisione della Commissione europea.
Durissimo il commento della commissaria europea Henna Virkkunen, che ha accusato Temu di aver fornito una valutazione incompleta e poco trasparente.
«La valutazione del rischio di Temu sottovaluta i rischi concreti, manca di specificità, non si basa su prove solide e non è esaustiva», ha dichiarato la commissaria.
Secondo Virkkunen, l’approccio adottato dalla piattaforma «lascia all’oscuro le autorità di regolamentazione, gli utenti e il pubblico sulla reale portata dei potenziali danni causati dai prodotti illegali venduti su Temu».
Ma la multa decisa dalla Commissione europea riguarda soltanto una parte dell’indagine su Temu. Bruxelles sta infatti continuando ad approfondire altri aspetti della piattaforma, a partire dalle misure adottate per limitare la diffusione di prodotti illegali e verificarne efficacia e proporzionalità.
Sotto esame anche il cosiddetto «design che crea dipendenza», cioè gli strumenti che possono spingere gli utenti a restare più a lungo sull’app o favorire acquisti compulsivi. La Commissione sta inoltre analizzando i sistemi di raccomandazione dei contenuti e l’accesso ai dati per i ricercatori. Secondo fonti europee, la sanzione da 200 milioni è stata considerata «proporzionata» anche alla luce degli altri elementi ancora oggetto d’indagine.
La sanzione rappresenta uno dei provvedimenti più rilevanti adottati finora dall’Unione europea nell’ambito dell’applicazione del Digital Services Act, entrato in vigore per rafforzare il controllo sulle grandi piattaforme online.
Negli ultimi mesi Bruxelles ha intensificato la vigilanza sui colossi dell’e-commerce e dei social network, chiedendo sistemi più efficaci contro prodotti illegali, contraffazioni, contenuti dannosi e rischi per i consumatori.
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